Nidi, redistribuzione per il Fondo di solidarietà comunale

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Nidi, redistribuzione per il Fondo di solidarietà comunale

Novità dal Governo: il fabbisogno sarà calcolato applicando un costo standard al numero di bambini cui dovrebbe essere garantito il servizio e non tramite i dati storici delle presenze

Novità da parte del Governo relativamente agli asili nido. L’esecutivo ha infatti presentato una diversa definizione dei livelli di servizio da considerare nel calcolo del fabbisogno standard degli Asili Nido che, nell’intento, intende rappresentare un primo passo verso una piena standardizzazione della spesa.

Il fabbisogno degli asili nido, quindi, sarà calcolato applicando un costo standard al numero di bambini cui dovrebbe essere garantito il servizio. Fino a oggi, in assenza di una chiara definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), il numero di bambini è stato determinato, per ogni Comune, in base alla percentuale storica di bambini nell’età 0-2 anni che usufruivano del servizio.

“Questa scelta – si legge nella relazione tecnica del Governo – portava all’assegnazione di un fabbisogno positivo per il servizio di Asili nido a poco più di un terzo dei comuni. Per la prima volta, si è deciso di superare il riferimento alla percentuale di bambini storicamente serviti in linea con il principio secondo cui la standardizzazione della spesa deve superare valori storici che fotografano le scelte discrezionali degli amministratori locali”.

“Compiamo un passo importante – commenta il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli – soprattutto per quelle realtà in cui non esisteva un’offerta, stabilendo un livello minimo e massimo di servizio che viene riconosciuto a tutti i Comuni, redistribuendo il Fondo di solidarietà comunale. Facciamo in modo che tutti possano, in base alle fasce individuate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard, avere un servizio che prima non c’era”.

Raggiungiamo così un altro obiettivo che c’eravamo dati come Movimento 5 Stelle, sia all’interno della compagine governativa che parlamentare.

La portata è ancora più innovativa e importante, perché il criterio adottato permette di basarsi sulla reale presenza di bambini nella fascia 0-2 anni, e non su dati storici.

Finalmente più diritti per i bambini e le loro famiglie”.

Come funziona nel dettaglio (dalla relazione tecnica)

 

La standardizzazione è stata effettuata prevedendo un livello minimo di copertura calcolato come percentuale dei bambini fra 0 e 2 anni. La percentuale minima di copertura, riportata nella tabella 1, è definita per cinque diverse fasce dimensionali di comuni. Per ogni fascia i valori rappresentano il livello minimo di copertura storicamente assicurato dal 75% dei comuni che hanno erogato il servizio. Parallelamente, si è proceduto ad individuare un livello massimo di copertura riconosciuto nel fabbisogno corrispondente ad una percentuale di copertura del 28,88%.

Percentuale di copertura minima

  • Comuni fino a 5.000 abitanti | 7.69%
  • Comuni con 5.001 - 10.000 abitanti | 7.75%
  • Comuni con 10.001 - 100.000 abitanti | 7.81%
  • Comuni con 100.001 - 250.000 abitanti | 9.25%
  • Comuni con oltre 250.000 abitanti | 16.71%

È importante sottolineare che si è ancora ben lontani dal riconoscimento di un fabbisogno standard compatibile il livello essenziale delle prestazioni, in quanto quest’ultimo valore non è ancora stato definito dal parlamento in attuazione dei principi costituzionali di equità riportati nell’articolo 117 della Carta costituzionale. L’operazione svolta attraverso la normalizzazione dei livelli di servizio all’interno di una soglia massima e minima ha una valenza prevalentemente tecnica rivolta ad una più corretta applicazione dei modelli vigenti di calcolo del fabbisogno che come principio fondamentale richiedono che il riconoscimento del fabbisogno per finalità perequativa debba prescindere (salvo eccezioni) dalla presenza di un servizio storicamente erogato.

In generale la normalizzazione del servizio con le regole sopra descritte consente assegnare un fabbisogno standard a tutti i comuni con popolazione tra zero e due anni positiva, indipendentemente dalla presenza di un servizio di Asilo nido comunale già attivo sul territorio. È evidente che a beneficiarne sono principalmente i comuni di piccole dimensioni e i comuni delle regioni meridionali dove storicamente i livelli di offerta sono più bassi.

 

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