Le emozioni dei bambini: paura, rabbia, tristezza

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Le emozioni dei bambini: paura, rabbia, tristezza

Perché non dobbiamo utilizzare la paura come mezzo educativo? Come gestire la rabbia dei bambini? E cosa fare quando sono tristi e piangono? Di Beatrice De Biasi

Che cos’è un’emozione

Le emozioni si definiscono come stati mentali e fisiologici associati a uno stimolo interno o esterno. Le emozioni ci scuotono dalla nostra condizione, ci fanno muovere e agire, determinano i nostri obiettivi, i nostri scopi.
Le emozioni regolano i nostri rapporti sociali: la gioia e l’amore, per esempio, garantiscono la cooperazione; la tristezza e anche la paura garantiscono il ritiro e la richiesta di aiuto e la rabbia ci aiuta nella gestione dei confini.
Mentre l'emozione ci fa agire subito, l’elaborazione cognitiva è secondaria e richiede tempi più lunghi.

In che modo i bambini manifestano le emozioni?

Le emozioni sono presenti fin dalla nascita. Le emozioni sono innate e spesso i genitori si sentono inadeguati di fronte all’intensità degli affetti di un bimbo: la più lieve frustrazione può scatenare una collera immensa. I bambini non sono in grado di dominare le loro emozioni perché non sanno ancora fare ipotesi, proiettarsi nel futuro, prendere le distanze.
I bimbi vivono nel presente, non sanno che il dolore passerà, sono sopraffatti dalle emozioni e non sanno che il presente è transitorio.
Il bambino ha bisogno dell’aiuto di un adulto e della sua solidità per non essere sopraffatto dai suoi affetti, per incanalare la sua energia, per imparare ad esprimere i suoi bisogni in maniera socialmente accettabile.
I bambini piccoli collegano le emozioni ad eventi concreti: la gioia per esempio è collegata alle coccole, la tristezza ad un rimprovero, la paura al buio o al temporale, la rabbia ad un dispetto del compagno di giochi.
I bambini fino a circa sei anni sono emotivamente sinceri, dopodichè sono in grado di mascherare le proprie emozioni soprattutto se queste, nel contesto educativo, sono considerate inopportune.

La paura

Ogni bambino è unico, perciò le cose che fanno loro paura e l’età in cui ogni paura si manifesta variano molto da un bambino all’altro, e anche da una cultura o ambito sociale all’altra. Tuttavia esistono alcune relazioni molto generiche tra l’età e la comparsa di determinate paure.
Fino a un anno di età i bambini hanno paura degli stimoli intensi e di tutto ciò che risulta loro sconosciuto, come le persone. Il timore per le persone sconosciute generalmente diminuisce verso l’anno e mezzo di età.
Tra i 2 e i 4 anni compare la paura dei temporali, degli animali e delle catastrofi. Di solito è anche l’età in cui i bambini cominciano ad avere paura del buio, paura che normalmente scompare verso i nove anni.
Tra i 4 e i 6 anni compare la paura dei mostri immaginari, come le streghe e i fantasmi, e la separazione dei genitori.
Tra i 9 e i 12 anni, le varie paure sono piuttosto in relazione con le cose quotidiane, come gli incidenti, le malattie, i conflitti con i genitori, l’insuccesso scolastico, ecc.


Che cosa possiamo fare per prevenire la paura?
È molto importante badare al tipo di modello che rappresentiamo davanti ai bambini, perché questa è la prima forma di comportamento che essi conoscono. Davanti a un pericolo reale bisogna educarli a essere prudenti, evitando però l’eccessiva protezione. L’apprendimento in qualunque situazione sconosciuta infatti può comportare un certo grado di paura: conoscere persone nuove, avvicinarsi ad un animale, salire una scala piuttosto alta… ma affrontarle significa “essere capace”. È importante invece non utilizzare la paura come mezzo educativo: minacciare un bambino con un mostro o un animale che verrà se non si comporta bene, chiuderlo in una stanza al buio; oppure ridere di lui e della sua paura o paragonarlo ad altri bambini che non hanno paura.

La rabbia

La rabbia è un’emozione potente che ha un impatto profondo sulle relazioni sociali.
Risulta l’emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali.
Ancora oggi questa emozione viene considerata inopportuna, irragionevole, associata all’aggressività e al capriccio.
Una persona arrabbiata spesso viene considerata come una persona che si comporta male.
Come tutte le emozioni, la rabbia non è mai giusta, o sbagliata: c'è, e bisogna prenderne atto, comprenderla, e gestirla al meglio.
La sua forza può essere trasformata in energia vitale.
La rabbia è la reazione a un limite, esprime il bisogno, molto vitale, di affermare il proprio io. È fondamentale con i bambini aiutarli a verbalizzare la rabbia, legittimando il sentimento che provano ma non il comportamento: “questa cosa ti ha fatto veramente arrabbiare, ma gli oggetti non si lanciano”.

La tristezza

Come genitori facciamo fatica a sopportare le lacrime di un bambino.
“Non piangere, sei grande, suvvia asciugati le lacrime…”.
Le lacrime dei nostri figli ci commuovono perché sono sinonimo di dolore. Le lacrime sono anche il segno del processo di risanamento dell’organismo dopo una perdita danno sollievo e aiutano a guarire il dolore.
Sì, fa bene piangere, e soprattutto piangere fra le braccia di qualcuno che sa ascoltare le lacrime senza fermarle, piangere davanti a un testimone che sa accogliere senza giudicare, senza abbassare gli occhi.
Se non siamo stati autorizzati a versare le lacrime quando avevamo l’età dei nostri figli, allora cerchiamo di far cessare le loro. Non vogliamo vederli soffrire perché la loro sofferenza ci mette a disagio.
Eppure le lacrime sono utili per non serbare la tristezza dentro di sé. Un sentimento di tristezza che non può essere espresso versando lacrime resterà bloccato per anni.
Un bambino che trattiene le lacrime per far piacere ai genitori serberà il dolore nel profondo del cuore, forse sembrerà un “vero duro” ma, divenuto adulto, si sarà indurito al punto da non capire le lacrime dei suoi figli e non saprà più ridere e divertirsi.
Il sentimento della tristezza si manifesta soprattutto nella perdita e nel processo di elaborazione del lutto.
Per stare vicino a una persona triste limitatevi a concedere spazio alle lacrime. Incoraggiatele con parole semplici:
“È difficile…”, “Sei davvero molto triste per…”, “È triste pensare che non si rivedrà mai più qualcuno…”.
Potete prendere vostro figlio fra le braccia e stringerlo al petto. Mentre respirate con calma sentite il suo respiro e accoglietelo nel cuore. Incoraggiatelo a piangere finché vuole: “Piangi amore mio, piangi tutto quello che hai bisogno di piangere!”
Le lacrime scorrono in ogni caso e osserverete che durano molto più a lungo se non sono rispettate. 

 

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