Fratelli e sorelle: gelosie, rivalità e affetti di un prezioso legame

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Fratelli e sorelle: gelosie, rivalità e affetti di un prezioso legame

All’arrivo dell'“intruso” alcune strategie fondamentali per introdurre gli inevitabili cambiamenti. La conflittualità tra fratelli esiste e fa bene, serve a capire i limiti all'interno di una relazione e sprona a superarli. Il difficile compito dei genitori è quello di limitarsi a “dirigere il traffico”.

Il legame del bambino con i genitori è fatto di amore incondizionato e gratuito. È un diritto, una necessità e una condizione senza il quale il bambino non può crescere e diventare grande.
Il legame fraterno invece costituisce il primo rapporto affettivo che si sviluppa tra pari, è importante e decisamente utile nel percorso evolutivo, ma secondario e tutto da costruire in un processo di conoscenza reciproca.
Tra fratelli l'affettività non è scontata ma si sviluppa giorno dopo giorno anche attraverso il conflitto e lo scontro. Appartenere “alla stessa famiglia”non è garanzia di affettività, anzi, è vero il contrario, al suo arrivo il fratello, anche se desiderato, è vissuto come un intruso e un rivale.
Per un bambino non c'è felicità nel dividere spazio, giochi e soprattutto attenzione e amore dei genitori. Da piccoli, anzi, la parola rinuncia è terribile perché evoca perdite spaventose, vuoti, abbandono e solitudine.
Ed ecco che gelosia e rivalità sono legittimi sentimenti che nascono dalla paura di essere amati meno e di perdere i propri privilegi.
La conflittualità tra fratelli esiste e fa bene, serve a capire i limiti all'interno di una relazione e sprona a superarli.
Il difficile compito dei genitori per evitare che il conflitto rimanga sterile o diventi addirittura distruttivo è quello di limitarsi a “dirigere il traffico” senza assumere il ruolo di giudice, fare paragoni o stabilire graduatorie, valorizzando invece le alleanze costruttive e i momenti di cooperazione.
Ovviamente è necessario che il genitore accetti l'esistenza di sentimenti ambivalenti e negativi senza considerare la gelosia dei figli come qualcosa di cui vergognarsi o sentirsi in colpa.

“Li abbiamo cresciuti allo stesso modo”

Quante volte abbiamo sentito questa espressione dai genitori nel descrivere il difficile rapporto tra fratelli. Ma appena ci si sofferma a riflettere ci si rende conto che questo non può essere mai vero. Cambia l'età, l'esperienza tra il primo e il secondo figlio o addirittura il terzo, cambia il livello di stanchezza, o cambiano le condizioni familiari...
Sono tutti elementi che fanno di ogni figlio una esperienza a sé.
Ricordiamoci che comunque una certa competizione per conquistarsi il posto nel cuore dei genitori ci sarà per tutta la vita!

Differenze di carattere

Le caratteristiche dei bambini legate al temperamento o al carattere sono indiscutibili ma dobbiamo considerare anche i condizionamenti esterni.
I secondogeniti, istintivamente, sin dalla nascita, si “devono” impegnare ad essere diversi dal fratello per compensare il loro carattere, per colmare le lacune dei primi o meglio per cercare il proprio ambito, la propria particolarità in cui essere il primo.
E così anche essere terzi o quarti è cercare di apportare qualcosa di nuovo alla famiglia che gli altri non hanno dato.

Il numero uno - I fratelli minori lo vedono come un ideale, si sente ammirato, è la memoria di famiglia. L'aspetto scocciante sono le responsabilità e il sentirsi di essere l'angelo custode dei fratelli.

L'ultimo arrivato - In genere è il “viziato” di casa, il piccolino con la strada ormai spianata. Cerca di imitare i fratelli maggiori e spesso si pone obiettivi troppo grandi.

Al centro della tormenta - Si sente come una “polpetta”: il più grande lo nasconde all'orizzonte e il più piccolo gli sta appiccicato. Il suo vantaggio in realtà è che i genitori si occupano meno di lui per cui spesso si rivolge all'esterno nella ricerca di gratificazioni (cerca successo nella scuola, sport, ecc.) con il risultato di essere più autonomo.

Alcuni piccoli consigli:

Che ne pensi di un fratellino?
Non credo sia utile lasciare al figlio questa decisione e, di conseguenza questa responsabilità. Ovviamente il suo desiderio di avere o meno un fratellino o una sorellina va ascoltato e compreso ma deve essere una decisione della coppia e della vita privata dei genitori.
Quando parlarne?
Purtroppo sappiamo che l'andamento di una gravidanza è molto incerto prima dei tre mesi per cui per evitare possibili turbamenti sarebbe meglio aspettare questo tempo. Sicuramente alle prime modifiche del corpo della mamma è importante affrontare l'argomento.
Parole per dirlo?
Molto semplicemente è importante dire la verità. Se il bimbo esprime il suo dissenso possiamo registrarlo e tranquillizzarlo “non sei obbligato ad amarlo”, accettare il suo rifiuto senza giudizi gli permetterà di avere il tempo per elaborare la notizia. E' inoltre importante rassicurarlo sul fatto che “l’amore per lui non si modificherà” e aiutarlo a esprimere le sue domande e le sue paure.

Strategie all'arrivo dell'“intruso”

All’arrivo dell'“intruso” alcune strategie fondamentali per introdurre gli inevitabili cambiamenti:
• diluirli nel tempo cercando di non proporli immediatamente prima o dopo la nascita;
• presentarli in modo positivo in modo che siano vissuti come conquiste e non sconfitte;
• mantenere tutti i punti di riferimento del primogenito: riti buonanotte, coccole nel lettone, nonni….Privato delle abitudini il bimbo perde le sue certezze;
• far coincidere l'arrivo con un regalo importante già in programma per creare associazioni positive.

I mille volti della gelosia del bambino:
- L’aggressione esplicita (morsi, dispetti vari): bisogna fargli capire che non è lui ad essere cattivo ma il suo comportamento e come tale può cambiarlo. Rassicurarlo del nostro amore per non farlo sentire rifiutato.
- La regressione (come ricominciare a farsi la pipì addosso o parlare con monosillabi o chiedere il latte con il biberon, ecc): anche in questo caso non va rimproverata ma vanno rinforzate le sue conquiste e i vantaggi dell'autonomia.
- L’esplosione della rabbia: capricci esagerati
- Il bambino che si nasconde: invocazione perché lo si vada a cercare
- L’amore – odio: baci e pizzicotti
- I dispetti verso i genitori per attirare l’attenzione e lo sguardo su di se (rompere piatto, non mangiare) La richiesta è quella di un supplemento di coccole, non punizioni.
- Le parolacce
- La tristezza e la malattia
- La mamma soffocata. Ricerca del contatto fisico per recuperare sicurezza
- Incubi, brutti sogni e fobie: i mostri sono la rappresentazione dell’aggressività. Consoliamo ma conteniamo e non variamo i rituali perché si confermerebbe la paura.

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