Baby blues e depressione post parto

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Ci sono chiari segnali di questi disagi: con l'aiuto dello specialista e delle persone che le sono attorno, la mamma potrà intraprendere la strada giusta per risolvere il problema. Di Beatrice De Biasi. 

Mettere al mondo un bambino è forse l'esperienza più bella e profonda che l'essere umano è in grado di vivere. È un evento dirompente e coinvolgente che cambia radicalmente abitudini, modi di fare e di essere.
Ci sono situazioni tuttavia in cui il sentimento di gioia è offuscato da qualcosa che accade allo stato d'animo della mamma: variazioni umorali repentine e frequenti, crisi di pianto e sensazione di disagio. Nella fase di normalizzazione del corpo e dell'allattamento infatti vengono prodotti numerosi ormoni che influiscono notevolmente sullo stato d'animo della donna, inoltre vedersi così diverse, spesso con misure nuove, aggrava la sensazione di inadeguatezza.
Tutti questi possono essere sintomi di baby blues (letteralmente bimbo triste, ma in italiano può essere tradotta con mamma triste) o di depressione post partum.
Il baby blues il più delle volte sparisce così come fanno le bizze psicologiche della sindrome premestruale mentre la depressione post partum ha una durata maggiore e comporta la perdita di appetito o di sonno, ma anche l'eccesso di stanchezza, la mancanza di interesse verso le attività quotidiane e la scarsa attenzione per il neonato.
Tutti questi sono chiari segnali che non vanno trascurati e con l'aiuto dello specialista e delle persone che le sono attorno, la mamma potrà intraprendere la strada giusta per risolvere il problema.

Nascondere non serve

La depressione post partum può verificarsi indipendentemente dall’ordine di nascita del bambino: non è detto che una madre che non ne abbia sofferto in seguito alla nascita del primo figlio non possa soffrirne dopo la nascita di altri figli.
Qualsiasi sia il disagio provato nelle settimane dopo il parto, bisogna essere pronte a parlarne, senza temere il giudizio degli altri. Molto spesso, il peso del ruolo sociale, induce le mamme che si trovano in difficoltà a nasconderlo.
Questo comportamento non potrà che peggiorare la situazione. Ogni donna è in diritto di chiedere aiuto, non è facile fare i conti con nuovi equilibri familiari, una fisicità stravolta dentro e fuori dando ascolto a un neonato che necessita di tante attenzioni.
Se è vero che l'istinto materno esiste, è altrettanto innegabile che come tutti gli impulsi, ha bisogno di crescere e di essere educato. Mamma e bambino devono fare amicizia e socializzare, ma accelerare i tempi non giova a nessuno dei due.
Ad esempio, se il parto e la degenza sono stati difficili e non vi sentite pronte ad occuparvi del vostro bimbo, non abbiate remore a dirlo, avete tutto il diritto di riprendervi con calma.
Le difficoltà che si possono presentare all'inizio del percorso di mamma non pregiudicano il valore della vostra maternità futura.
In questo caso, il ruolo del papà sarà fondamentale, essere una famiglia unita vi consentirà di ascoltarvi e capirvi e di trasmettere questo dialogo anche al bambino.

Cosa può fare una donna che sta sperimentando questi sintomi?

Cerchiamo qualcuno con cui poter parlare di come ci sentiamo. Parlare con altre mamme e sentire che non siamo sole può aiutarci a vivere il nostro stato d’animo in maniera diversa
Prendiamoci del tempo per stare con il nostro partner e parlare di quanto sia cambiata la nostra vita. Esprimiamo sinceramente i nostri sentimenti e le nostre preoccupazioni.
Lasciamo che amici e parenti ci diano una mano nella gestione della casa e del bambino. Facciamoci aiutare nelle faccende domestiche e deleghiamo anche qualche pasto notturno al papà (se si allatta al seno si può sempre tirare il latte con un tiralatte e conservarlo in frigo o in freezer, al momento opportuno il papà potrà offrirlo al piccolo con il biberon).
Prendiamoci del tempo per noi stesse, anche solo 15 minuti al giorno. Possiamo leggere, dedicarci a creare qualcosa, fare un bagno, meditare, insomma dedicarci a qualcosa che ci dia piacere e ci rilassi.
Cerchiamo di riposare. Approfittiamo dei momenti in cui il piccolo dorme.
Facciamo attività fisica. È sufficiente fare qualche giro intorno all’isolato: l’aumento del metabolismo e il fatto di ‘aver preso aria’, arrecherà un immediato benessere psicofisico.
Rilassiamoci. Respiriamo profondamente e facciamo ricorso ad immagini rilassanti, per ritrovare uno stato di calma e serenità.
Nutriamoci bene, prediligendo, frutta, cereali e verdura. Limitiamo l’uso di caffeina, alcol e zuccheri.
Teniamo un diario. Scrivere dei nostri sentimenti ed emozioni può essere un modo per “scaricarci”. Appena ci sentiremo meglio potremmo rileggere il diario e notare i progressi fatti.
Accontentiamoci di portare a termine anche una sola cosa in una giornata. Ci saranno giorni in cui non saremo riusciti a concludere niente: accade a molti neo-genitori.
Ricordiamoci che è normale sentirci sopraffatte dai tanti nuovi impegni. Ci vuole del tempo per adattarsi ai cambiamenti che un figlio comporta.
Soprattutto, cerchiamo di mantenere il legame con nostro figlio. Non è facile quando si è depresse, ma è fondamentale per un neonato poter mantenere un legame con la propria madre per un’adeguata crescita fisica ed emotiva.  

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