Documentare la quotidianità nei servizi educativi

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Documentare la quotidianità nei servizi educativi

Perché è necessario, qual è il modo migliore per realizzare una buona documentazione, quale equilibrio tra una documentazione individuale e di gruppo? Di Sabrina Gori. 

Perché è necessario documentare nei servizi educativi? Qual è il modo migliore per realizzare una buona documentazione? Qual è lo strumento che meglio testimonierà l’osservare degli educatori? Quale equilibrio tra una documentazione individuale e di gruppo? La risposta ritrovata nell’albo illustrato di Che cos’è un bambino? di Beatrice Alemagna che ci suggerisce che Il rispetto del bambino nasce dalla comprensione del suo valore: «un bambino è una persona piccola, con piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo con idee piccole».

Un lavoro su diversi livelli


Partendo dalla premessa che il valore del lavoro educativo è rappresentato dal come documentiamo, si devono distinguere i livelli di questo tipo di lavoro.
Esiste una documentazione fatta sul momento molto utile a fermare nella mente ciò che succede. L’educatore, infatti, ha sempre a portata di mano la macchina fotografica, che è l’utile e immediato strumento osservativo che restituisce lo sguardo attento ed intenzionale del saper cogliere durante l’esperienza. Possiamo convenire che la macchina fotografica rappresenta un ausilio irrinunciabile per poter fare memoria di ciò che è stato e che sarà poi utile ad una ricostruzione ragionata dell’esperienza che confluirà nel diario del bambino. Essere pronti ad osservare e documentare ciò che i bambini fanno e dicono, significa realmente avvicinarsi al loro mondo, lasciandosi guidare da loro, testimoniando le esperienze che si creano in modo spontaneo, poco sistematico, spesso in situazioni di gioco libero e di relazione e più frequentemente in situazioni improbabili ed inattese.
Nella documentazione di secondo livello, ci si concentra su una narrazione tesa alla riflessività, alla rilettura degli eventi e alla risignificazione dell’esperienza. A questo punto si mettono insieme i pensieri degli adulti con l’essere dei bambini. In questa seconda forma di documentazione, il tempo si dilata, le esperienze vengono viste da prospettive diverse, si creano collegamenti, si attivano i pensieri e si costruiscono ipotesi e emergono le storie narrate. Questo tipo di documentazione, riflettuta, ragionata, a volte discussa, è significativa per attivare un approccio ricorsivo su ciò che abbiamo osservato per ri progettare, per ripensare e per concentrarsi sul processo degli avvenimenti.

Una documentazione fatta con cura


Nel documentare fa la differenza la cura e la gradevolezza estetica del come si documenta. In questo senso è necessario prestare attenzione a:

  1. I supporti dei pannelli o dei fogli su cui si documenta/ i colori/ gli sfondi (neutri, pastello)/ il carattere delle scritte.
  2. La scelta delle foto: significative, esemplificative, meglio se in primo piano - o una sequenza che narra, racconta l’evolvere la dinamicità. FOTO AD ALTEZZA BAMBINO, formati medio grandi che riescono a comunicare a colpo d’occhio. Particolare attenzione deve essere data a ciò che sta dietro e quindi attenzione agli sfondi!
  3. Le foto possono riportare delle didascalie purchè siano di senso – vere e proprie citazioni - per evitare di banalizzare o esplicitare giudizi. Parole e immagini devono essere coerenti, si devono nutrire l’una dell’altra. Non importa pensare a chissà quali frasi se non saper trovare le parole giuste quelle che cercano di descrivere senza alterare. In questo ci aiuta la domanda: Quale immagine di bambino vogliamo raccontare?
  4. Per Promuovere la riflessione e la condivisione con le famiglie sono utili foto e filmati che vengono trasmessi utilizzando una cornice digitale o schermo tv posto nell’ingresso del servizio.
  5. Valorizzare gli elaborati dei bambini: esporre in modo curato disegni, assemblaggi, manipolazioni renderli visibilmente evidenti, valorizzando il processo con cui sono stati realizzati.

Infine è necessario mantenere un corretto equilibrio tra una documentazione del singolo bambino e quella del gruppo. E’ infatti importante che la valorizzazione del singolo bambino e della sua unicità, sia sempre colta in una ottica di relazione e reciprocità con il gruppo dei bambini e con il contesto educativo.

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