Scrivere di bambini. Il diario personale

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Un esercizio di riflessività che può migliorare la pratica educativa: il risultato dovrà avere l'obiettivo di restituire il senso dell'esperienza fatta dal bambino al nido. Di Sabrina Gori

Comporre il diario personale di un bambino significa raccogliere memoria del tempo trascorso al nido cercando di restituire il senso di un’esperienza. Come riuscire a rendere questa restituzione il più possibile vera, autentica e accessibile a chi legge? Come trasmettere un’idea di bambino che sia realmente rispettosa del suo percorso di crescita? Quali sono gli elementi che garantiscono l’unicità del singolo?

Il diario deve essere concepito, prima di tutto, come un incontro generoso, unico, creativo e personalizzato di parole e immagini capaci di mostrare il percorso di crescita del bambino partendo dalla sua relazione con gli altri, con le cose e con il mondo circostante. Il diario infatti si compone di una raccolta di testimonianze, di uno o più educatori, che hanno coltivato una disponibilità a rivolgere lo sguardo nei confronti dei bambini attingendo ad un’attenzione verso di loro, regolare e continuativa, favorita dalla capacità di saper cogliere e custodire nel tempo il racconto di un viaggio di crescita.

Il diario si compone, giorno dopo giorno, raccogliendo materiali che rappresentano il terreno su cui costruire i pensieri sui bambini e con i bambini. Possiamo affermare che ciò che dà valore al lavoro educativo con i bambini passa sempre dall’aver potuto, attraverso la documentazione, attribuire significati sempre rinnovati alla loro esperienza.

Il diario è la dimostrazione della capacità di incontro tra il mondo dei bambini con quello di adulti che sono chiamati a dare valore al loro sentire, al loro fare e al loro desiderare. Il diario è la forma per eccellenza del prendersi cura dei bambini. Si tratta di un documento che è capace di raccontare un cambiamento, una crescita che ha una partenza, i primi giorni e si conclude con un resoconto finale che raccoglie i piccoli passi verso nuovi traguardi.

Per fare un diario bisogna essere allenati ad osservare i bambini, bisogna saper cogliere la loro originalità nell’approcciarsi alle relazioni e non bisogna mai ricorrere a formule preconfezionate che omologano la crescita del singolo. Il diario è il racconto di “piccoli battiti inaspettati”; è il risultato di un processo che trova origine nella disponibilità dell’adulto di dare senso a ciò che, di pensiero e di azione, il bambino vuole mostrare. Si tratta di un lavoro che attinge a sguardi e silenzi, attese e conquiste.

Per affinare lo sguardo sui bambini ci sostiene la macchina fotografica che aiuta a mettere a fuoco l’intreccio delle relazioni e l’espressione del mondo dei bambini. Le immagini spesso raccontano più di mille parole. Per documentare è dunque utile avere sempre a disposizione la macchina fotografica per cogliere gli istanti significativi, per riprendere momenti di relazione e per fermare nel tempo una conquista tanto attesa. Quando siamo di fronte alla necessità di trovare le parole, le foto e i video rappresentano il giusto suggerimento e sostengono nel difficile compito di dare valore a ciascun bambino rispettando la sua unicità.

Il diario del bambino diventa una sorta di albo illustrato dove il racconto scritto, accompagnato dalle immagini, riesce a dare conto di ciò che accade quotidianamente al nido, spiegare perché accade ed a dare valore all’esperienza non solo del singolo bambino ma del gruppo che ha condiviso con lui questa storia.

Scrivere di bambini diventa per l’educatore un esercizio di riflessività che può realmente migliorare la pratica educativa. Scrivere insieme ai colleghi favorisce la coerenza educativa nel gruppo di lavoro e rende esplicita l’idea di bambino a cui il progetto educativo del servizio deve sapersi rivolgere.

Il diario, così preparato, diventa un dono unico ed è testimonianza di un legame profondo, di una comunità che si è costruita giorno dopo giorno, fatta di grandi e di piccoli che hanno trascorso un tempo prezioso insieme prendendosi cura l’uno dell’altro.

 

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