Educazione civica: stop and go…

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Una questione un po’ più complessa dell’introduzione di un pacchetto di 33 ore di nozioni varie. Di Giancarlo Cerini

educazione civica La Vita Scolastica

Il nuovo anno scolastico si apre tra molte incertezze (non è una novità per la nostra scuola!), ma una in particolare sta creando sconcerto tra gli insegnanti. Si tratta dell’introduzione del nuovo insegnamento dell’educazione civica, approvata “tambur battente” dal Parlamento nel mese di agosto e pubblicata in Gazzetta Ufficiale (Legge 20 agosto 2019, n. 92). Tutto bene, dunque? Il Parlamento ha fatto la sua parte (nessuno ha votato contro) e ora tocca alla scuola… Ma qui si nasconde l’inghippo, perché proprio la legge prevede che la sua concreta applicazione decorra dall’anno scolastico successivo a quello di entrata in vigore del provvedimento (che è prevista per il 5-9-2019: quindi – in punto di diritto - dall’a.s. 2020-21). Apriti cielo: tutti a ridicolizzare questo meccanismo, senza minimamente riflettere sui tempi necessari per fare qualcosa di “serio” nella scuola. Si dirà che la scuola – come al solito!  si mette di traverso e ostacola anche le innovazioni che la società civile, all’unanimità, considera necessarie.

In fondo, proseguono gli “opinionisti”, c’è bisogno di “molta” educazione civica nella scuola, vista la scarsa cultura civica dei nostri cittadini, il disamore verso le istituzioni e i beni pubblici, il prevalere di una maleducazione diffusa nei social ma anche dentro le nostre classi. L’educazione civica viene vista come una possibile risposta a questa emergenza, da “brandire” quasi come uno strumento sanzionatorio (infatti, spesso la si confonde con il voto in condotta…).


L’insegnamento dell’educazione civica (anzi, alla cittadinanza consapevole) è una questione un po’ più complessa dell’introduzione di un pacchetto di 33 ore di nozioni varie nell’attuale orario scolastico (a scapito di chi, poi?). Nella legge si parla di Costituzione (come è giusto che sia), ma poi appaiono tanti altri contenuti (dal made in Italy alle culture locali, dall’educazione ambientale alla cittadinanza digitale e via discorrendo). Restano in ombra le dimensioni trasversali, perché oltre a contenuti specifici (riferibili all’area storico-giuridica) sono altrettanto importanti le pratiche di cittadinanza attiva (anzi, alla cittadinanza democratica, come suggerisce il Consiglio d’Europa) e gli apporti che ogni disciplina del curricolo può offrire allo sviluppo delle competenze chiave per la cittadinanza. Questi diversi aspetti vanno ben compresi e organizzati in un curricolo verticale credibile e sostenibile, come compito condiviso degli insegnanti.
Ora, il Ministro (uscente) corre tardivamente ai ripari. Con un decreto d’urgenza “anticipa” di un anno l’introduzione dell’educazione civica, sotto forma di “sperimentazione” obbligatoria delle scuole. Il CSPI (consiglio superiore della pubblica istruzione) si dovrà esprimere nei prossimi giorni su questa bizzarra manovra. Basti pensare che ancora non si conoscono “Le linee guida” che definiscono le modalità dell’insegnamento, non è stata avviata la formazione degli insegnanti, non sono stati chiariti alcuni punti controversi (chi è e cosa fa il coordinatore di educazione civica? Come si valuta questa disciplina?). Allora, un anno di preparazione appare più che indispensabile affinché questa importante innovazione non si traduca nella solita “bolla d’aria”: un adempimento formale da sopportare, senza coglierne la valenza formativa. L’educazione alla cittadinanza dovrebbe essere un “cantiere aperto” permanente e diventare lo sfondo integratore del curricolo scolastico: ma allora occorre partire col piede giusto.

 

 

 

 

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    nsuka

    8:40, 1 Novembre 2019
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    tken

    3:39, 27 Ottobre 2019
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