Cosa farò da grande? Le bambine, i bambini e le professioni del futuro

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Cosa farò da grande? Le bambine, i bambini e le professioni del futuro

Contro gli stereotipi, per rispettare la curiosità, i desideri di futuro di tutti i bambini e di tutte le bambine. Libri, siti e progetti che permettono di conoscere meglio le scienze e di amarle di più.  

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Illustrazioni di Francesco Fagnani, tratte da Una costellazione luminosa, © 2015 Giunti Progetti Educativi - AIRC.

Quando si chiede a un bambino cosa farà da grande, ci si trova di fronte alle risposte più varie: anche i sogni dei bambini cambiano a seconda dell’età, del contesto di appartenenza, delle mode. Ma al momento di prendere le prime decisioni legate al proprio futuro, quello della scelta della scuola superiore, ci sono già indicazioni nette: le ragazze scelgono in maggioranza il liceo classico, linguistico o artistico, mentre i maschi sono la maggioranza al liceo scientifico e negli istituti tecnici.

Una tendenza che continua con la scelta delle facoltà universitarie, con un dato netto: in Italia, il numero dei laureati nelle materie definite con la sigla “STEM” (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) vede anche un grande divario tra gli uomini e le donne, che nelle facoltà STEM sono spesso in netta minoranza.

Cultura scientifica e cultura umanistica: pregiudizi e realtà

Il dato significativo, però, è un altro: il totale di laureati italiani in queste facoltà è nettamente è al di sotto della media europea. Si va dal 3,6% della Germania e della Francia, per scendere al 2,3% del nostro Paese (Fonte: Eurostat, ufficio statistico della Comunità Europea). Qual è il motivo di questa tendenza? I fattori sono molti, e comprendono motivi culturali – la contrapposizione tra cultura umanistica e scientifica nel nostro paese è, oggi più che mai, al centro di discussioni tra esperti e professionisti dell’educazione – ma anche preconcetti e stereotipi difficili da superare.

Uno degli stereotipi più diffusi è quello che vede chi si occupa di scienze come qualcuno che vive in un mondo separato dalla realtà, chiuso in un laboratorio, a studiare fenomeni che non hanno legami concreti con la realtà quotidiana. Oltre a essere profondamente sbagliata, quest’immagine è forse all’origine della sensazione di molti bambini – e soprattutto bambine – che pensano che le materie scientifiche “non facciano per loro”.

Un problema, molte soluzioni

Il problema della mancanza di scienziati e ingegneri, comunque, non è solo italiano: lo stesso Barack Obama ha studiato incentivi e borse di studio per spingere i ragazzi verso una facoltà STEM, e oggi negli Stati Uniti il numero delle iscrizioni a queste facoltà è in crescita.

Per avvicinare i bambini alle scienze, l’Unione Europea ha di recente creato due programmi: Sedec (Science Education for the Development of European Citizenship) e Gapp, che ha tra i suoi obiettivi quello di capire perché i ragazzi, in particolare le ragazze, siano poco interessati alla scienza e alla tecnologia e alle carriere a queste legate.
E nel nostro Paese? Negli ultimi anni, molte associazioni e istituzioni importanti hanno dato vita a bellissime iniziative per avvicinare le bambine e i bambini alle materie scientifiche, superando gli stereotipi. Tra tutte le proposte, ci piace citare la bella collana di Editoriale Scienza Donne nella scienza. Perché una cosa è chiara: l’amore per la scienza e la tecnologia si possono imparare da piccoli e sono una risorsa di cui nessuno – bambine, bambini o adulti – dovrebbe fare a meno.

Materiali utili in rete

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