Lezione frontale, perché no?

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È davvero la causa di ogni male della scuola? O dobbiamo capire come e quando può funzionare ? Di M. Concetta Messina. 

lezione frontale insegnante gruppo classe o capitano attimo fuggente

C’è un bersaglio facile al quale si ricorre quando si vogliono declamare assieme tutti i mali della scuola e fare una sintesi di ciò che dovrebbe cambiare: la lezione frontale, ritenuta obsoleta e retaggio di una tradizione arcaica da superare. Alla lezione frontale viene spesso associata l’idea di una trasmissione verbalistica della conoscenza, l’autoritarismo sentenziale e cattedratico, l’insegnante infallibile e onnisciente.

La logica delle dualità

All’imposizione di un sapere che sembra calare dall’alto nella lezione frontale, sono contrapposte, secondo una logica di antitetiche dualità, la promozione e la condivisione delle conoscenze, ad una passiva ricezione degli alunni fa da contrasto un ruolo attivo e propositivo degli stessi. Da qui il moltiplicarsi di metodologie alternative, come la peer education, il tutoring, il cooperative learnig, la classe capovolta.

Ma è davvero la lezione frontale la causa di ogni male? Ci interroghiamo mai su quante e differenti esperienze rientrino nella categoria di “lezione frontale” e quante sfumature in realtà ne condizionino o meno la sua riuscita?

Da quando svolgo il lavoro di dirigente scolastica, la mia riflessione si è ampliata di aneddoti ed episodi emblematici.

Innanzitutto il linguaggio

Qualche anno fa, durante un progetto di continuità, alcuni insegnanti della scuola primaria si scambiarono le classi con alcuni colleghi della scuola media per parlare dei miti. Notai in quell’occasione l’impaccio dei professori nel rapportarsi agli alunni più piccoli con un linguaggio chiaro e comprensibile.
La difficoltà era quella di ridurre le espressioni figurate o simboliche scarnificando l’esposizione, e di ricorrere a termini più semplici e a un lessico appropriato alla fascia di età.
Il linguaggio, quindi, prima di tutto. In una classe prima di scuola primaria, non solo i contenuti delle lezioni frontali devono essere brevissimi, ma devono essere espressi con una sintassi semplice e lineare

Senza risposta…

Un’altra volta assistetti ad una lezione, seduta di spalle agli alunni di una classe seconda (media). Il professore spiegò per tutta l’ora in un torpore soporifero senza far intervenire, se non sporadicamente, nessun alunno. Al termine della lezione chiesi al professore se fosse in grado di dirmi chi, tra i suoi alunni, non l’avesse ascoltato (ne avevo “puntato” due, seppur di spalle, che per tutta l’ora non avevano fatto altro che parlottare sottobanco); lui non seppe cosa rispondere.

La classe accesa

Altre volte invece vado volentieri ad ascoltare una maestra. Non usa mezzi particolari, solo la voce e gli occhi. Ma per un’alchimia di inspiegabili ingredienti, durante le sue lezioni frontali, la classe è “accesa” e lei assume le sembianze di un direttore d’orchestra. Non perde di vista un alunno. Torna indietro, ritorna, riprende. Chiede ai bambini di riesporre in altre forme, rimodula domande, ricorda il già fatto, il già detto, il precedente. Anticipa e lascia in sospeso, va a pescare esperienze altre, le mette nel calderone, procede. E la classe è tutta lì a darle retta. A fremere per i suoi richiami, ad agitare le braccia per prenotare un turno di risposta ai suoi quesiti.

C’è lezione frontale e lezione frontale

C’è quindi alcune volte un abisso tra lezione frontale e lezione frontale.
L’insegnante deve riuscire a coinvolgere e a creare un clima interattivo, allo stile potremmo dire socratico, dove protagonista diventa il dialogo fra docente e allievi.
Inoltre, come la maestra che “accende” le sue classi, durante una lezione frontale è opportuno saper riportare ai nuclei il discorso, sintetizzare, chiarire con esempi. Ed è importante anche stimolare i collegamenti tra i saperi nei vari campi e mettere in relazione i nuovi oggetti di conoscenza con quelli già preesistenti negli alunni.
E se poi ogni lezione frontale fosse corredata di immagini, video esplicativi, carte tematiche, schemi, non si dubiterebbe più della sua buona riuscita.

Nessuno di noi mette in discussione il fatto che sia meglio promuovere, guidare, accompagnare i bambini e i ragazzi alla scoperta del sapere. Ma anche la lezione frontale, assieme a tutte le altre nuove metodologie, può essere un veicolo idoneo e all’altezza del compito.

L'immagine di apertura è tratta dal film L'attimo fuggente (Dead Poets Society),1989, diretto da Peter Weir e con protagonista Robin Williams.

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Commenti

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    nsuka

    5:4, 20 Maggio 2020
    An article worth noting and should be learned. Thank you for providing this great information. powerline io
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    gcasapollo

    12:26, 11 Marzo 2020
    Da una vecchia programmazione  di fine anno 28/05/2001 Il mio lavoro 1.       Ho riflettuto sulle cause della dispersione scolastica 2.       Ho individuato nella lezione frontale il punto debole di una didattica ancorata al rapporto comunicativo unidirezionale e irrigidita sulla risposta passiva e etero guidata dell’allievo 3.       Ho realizzato il progetto sull’uso dell’informatica in didattica per sperimentare una didattica di tipo laboratoriale 4.       Ho realizzato “il progetto – dispersione” provincia: n° 3 laboratori che prevedono l’uso di internet e la collaborazione con le agenzie educative presenti nel territorio 5.       Ho contribuito alla realizzazione del corso di aggiornamento ‘storia locale e storia/multimedialità, illustrando prodotti didattici realizzati con gli alunni (visita alla mostra del Goya - incontro con il musicista Gianluca Podda -  la presentazione dell’Istituto -  il viaggio a Roma…” (http:web.tiscalinet.it/cbiennioragisili) 6.       Ho svolto un’inchiesta tra i docenti per verificare l’uso di strumenti audiovisivi durante la lezione e ne sto analizzando i risultati con grafici che spero di comunicare in assemblea prima della fine dell’anno scolastico. (Piano dell’Offerta Formativa 2001))   Che cosa non ha funzionato 1.       Nessuno mi ha chiesto un piano di lavoro 2.       Non sono riuscita a coinvolgere i miei colleghi in un’attività di riflessione e di studio sui limiti della didattica tradizionale 3.       Non ho potuto attivarmi per la costituzione di un gruppo di coordinamento tra F.O., capo di istituto, commissioni perché le commissioni costituite all’inizio dell’anno o hanno lavorato saltuariamente o non si sono riunite 4.       Ho lavorato da sola come sempre, sperimentando una metodologia laboratoriale spesso estemporanea, in un clima di indifferenza generale Se manca la capacità di ascolto, se non c’è condivisione, assunzione di responsabilità, se manca uno staff dirigenziale motivato e competente, i tempi per il rinnovamento della didattica nella scuola pubblica continueranno ad essere biblici! (allora come oggi)
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    gcasapollo

    12:23, 11 Marzo 2020
    Da una vecchia programmazione  di fine anno 28/05/2001 Il mio lavoro 1.       Ho riflettuto sulle cause della dispersione scolastica 2.       Ho individuato nella lezione frontale il punto debole di una didattica ancorata al rapporto comunicativo unidirezionale e irrigidita sulla risposta passiva e etero guidata dell’allievo 3.       Ho realizzato il progetto sull’uso dell’informatica in didattica per sperimentare una didattica di tipo laboratoriale 4.       Ho realizzato “il progetto – dispersione” provincia: n° 3 laboratori che prevedono l’uso di internet e la collaborazione con le agenzie educative presenti nel territorio 5.       Ho contribuito alla realizzazione del corso di aggiornamento ‘storia locale e storia/multimedialità, illustrando prodotti didattici realizzati con gli alunni (visita alla mostra del Goya - incontro con il musicista Gianluca Podda -  la presentazione dell’Istituto -  il viaggio a Roma…” (http:web.tiscalinet.it/cbiennioragisili) 6.       Ho svolto un’inchiesta tra i docenti per verificare l’uso di strumenti audiovisivi durante la lezione e ne sto analizzando i risultati con grafici che spero di comunicare in assemblea prima della fine dell’anno scolastico. (Piano dell’Offerta Formativa 2001))   Che cosa non ha funzionato 1.       Nessuno mi ha chiesto un piano di lavoro 2.       Non sono riuscita a coinvolgere i miei colleghi in un’attività di riflessione e di studio sui limiti della didattica tradizionale 3.       Non ho potuto attivarmi per la costituzione di un gruppo di coordinamento tra F.O., capo di istituto, commissioni perché le commissioni costituite all’inizio dell’anno o hanno lavorato saltuariamente o non si sono riunite 4.       Ho lavorato da sola come sempre, sperimentando una metodologia laboratoriale spesso estemporanea, in un clima di indifferenza generale Se manca la capacità di ascolto, se non c’è condivisione, assunzione di responsabilità, se manca uno staff dirigenziale motivato e competente, i tempi per il rinnovamento della didattica nella scuola pubblica continueranno ad essere biblici! (allora come oggi)
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    gcasapollo

    8:14, 4 Marzo 2020

    L'insegnamento della storia secondo il senso comune: "Un percorso lineare di sviluppo, fatto di eventi successivi, che ha portato tappa dopo tappa al mondo attuale. Dalle elementari alle superiori l'insegnamento si ripete ciclicamente: ad ogni grado scolastico viene ripercorsa l'intera linea evolutiva, dalla preistoria ad oggi" (la sola differenza sta nella quantità di informazioni)

    Lezione frontale:
    Il docente senza nessun ausilio
    - racconta ai suoi studenti gli avvenimenti del passato
    - tenta di dare una spiegazione del loro succedersi e del loro concatenarsi
    - usa un linguaggio che suppone condiviso con i suoi alunni
    - non si pone problemi di linguaggi speciali

    Caratteristiche
    - nulla garantisce che il messaggio giunga con lo stesso contenuto e con la stessa intenzionalità
    - richiede poco sforzo da parte dell'ascoltatore
    - se svolta senza estro sarà poco diversa da un riassunto del manuale stesso
    - si differenzia dal libro di testo per l'immediatezza del linguaggio ordinario
    - per la sua capacità di concentrare l'attenzione sui momenti cruciali rinviando al manuale gli ulteriori  

      dettagli necessari

    Resa didattica
    - Gli allievi si stancano ad ascoltare passivamente lunghe ore di conferenze
    - una parte minima di quanto viene detto è da loro conservato in maniera utile
    - occasione di stimolo e non di consolidamento
    - "lezione come anticipazione di ciò che gli alunni troveranno nel manuale
    Quello che rimane sono per lo più impressioni e stati d'animo piuttosto che concetti e conoscenze rigorose col rischio di malintesi linguistici e concettuali
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    kescorts1

    17:55, 29 Settembre 2019
      I am Selina slim trim college going Ranchi Escorts girl, i am just turning 21 on July 10, so give me my birthday this July by providing me support in ranking top as escorts in ranches  http://www.angelsofkolkata.com/ranchi-escorts.html
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    lb2

    14:42, 31 Dicembre 2018
    Perfettamented'accordo, solo se classe "accesa" non vuole dire bambini che dicono qualsiasi cosa passi loro per la testa fuori dal tema, bambini che dicono stupidaggini, sapendo di dirle perchè "basta intervenire", bambini che intervengono "impallando" verbalmente i compagni.
    Queste cose accadono frequentemente nei primi mesi della scuola media... il dialogo ha senso se è produttivo, non mera chiacchiera a casaccio.
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    mariafranca

    19:27, 14 Maggio 2018
    Mi piace l'articolo e condivido.