Un restyling per le Indicazioni Nazionali

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Un restyling per le Indicazioni Nazionali

Maggiore centralità al tema della cittadinanza, fondi a tre scuole polo. Quali sono le novità e i punti deboli del documento di lavoro del Miur? Di Mario Maviglia. 

cittadinanza gruppo bambini mondo intercultura

Dopo cinque anni dall’emanazione delle Indicazioni Nazionali, è stata avvertita “l’esigenza di rilanciare il testo dando maggiore centralità al tema della cittadinanza, vero sfondo integratore e punto di riferimento di tutte le discipline che concorrono a definire il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione in una prospettiva verticale”. Con nota prot. 3645 dell’1 marzo 2018 il MIUR ha trasmesso il documento di lavoro elaborato dal Comitato Scientifico Nazionale (CSN) per l’accompagnamento delle Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo (DM n. 254/2012). Il documento, redatto su specifico mandato della Ministra Valeria Fedeli, intende sottolineare l’importanza di alcuni temi culturali e pedagogici che investono oggi la scuola di base.
Dunque una forte sottolineatura del valore della Cittadinanza. In particolare, ci si riferisce “all’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base da parte di tutte le alunne e tutti gli alunni (comprese le competenze linguistiche e quelle digitali), all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità”.
Non sono state introdotte nuove “discipline”, come alcuni paventavano, ma si è cercato “di ricalibrare il testo per renderlo effettivamente in grado di ispirare scelte didattiche e curricolari coerenti con l’impostazione pedagogica e culturale presente nelle Indicazioni”. E in effetti, i temi richiamati dalla nota ministeriale sono già presenti nel testo delle Indicazioni, “ma richiedono ulteriori attenzioni e approfondimenti che vengono affidati alla ricerca e alla elaborazione curricolare delle scuole e degli insegnanti”.
Per conseguire questo obiettivo sono previste specifiche misure di accompagnamento. In particolare, viene annunciata l’assegnazione di specifici fondi a favore di tre scuole polo (una per ogni area geografica del Paese, Nord, Centro e Sud) “destinati a:
• attivare progetti di ricerca-azione mediante la costituzione di reti di scopo finalizzate all’innovazione didattica, all’esplorazione di nuovi contenuti disciplinari, alle connessioni trasversali stimolate dal richiamo alle competenze chiave e di cittadinanza;
• promuovere la formazione di figure ‘sensibili’ (tutor, facilitatori, formatori) scegliendoli tra le migliori professionalità presenti nel territorio, per costituire una rete di esperti in grado di fornire consulenza e supporto alle scuole impegnate nei progetti di innovazione didattica;
• organizzare momenti formativi, seminariali, eventi, attraverso i quali costruire una maggiore sensibilità sui temi oggetto di riflessione;
• raccogliere, organizzare, documentare i migliori esiti del lavoro delle scuole, anche come contributo allo sviluppo, all’integrazione e al rilancio delle Indicazioni Nazionali.”

Quali sono i punti deboli? 

La pubblicazione di questo documento non ha entusiasmato il popolo scolastico del web in quanto è stato interpretato, a seconda dei casi, o come l’ennesima produzione ministeriale, o come un’ulteriore incombenza addossata ai docenti, o come un documento destinato ad incrementare la raccolta di atti negli scaffali degli uffici di presidenza delle scuole. Questi atteggiamenti segnalano un disagio generale vissuto dalle scuole che determina una certa diffidenza verso tutto ciò che proviene dal Centro e che va al di là della pur meritoria opera di aggiornamento fatta dal Comitato Scientifico Nazionale, finalizzata anche a rilanciare il testo delle Indicazioni Nazionali.
Nel merito della proposta riteniamo che le misure di accompagnamento appaiono alquanto deboli: pensare che tre scuole polo (una per ogni macro-area del Paese) possano gestire al meglio quanto previsto appare quanto mai ottimistico. D’altro canto ricordiamo che già all’epoca dell’esordio delle Indicazioni Nazionali del 2012 questo è stato forse l’aspetto più problematico in quanto non era stato previsto un piano di formazione “a tappeto”, che raggiungesse effettivamente tutte le istituzioni scolastiche del primo ciclo. Un testo denso e articolato come questo avrebbe meritato un’azione formativa pluriennale, simile a quella che negli anni ’80 era stata avviata per l’implementazione dei Programmi per la scuola primaria del 1985. Allora era stato previsto un quinquennio per la formazione dei docenti, fortemente ancorata agli aspetti metodologico-didattici e disciplinari.
L’attuale gestione delle iniziative formative affidata a scuole polo e a reti di scuole rischia di tagliar fuori gran parte dei docenti e di confinare in un angolo, ancora una volta, la proposta educativa veicolata dalle Indicazioni Nazionali (e dal documento in oggetto), senza che vi sia un effettivo e generalizzato valore aggiunto nel fare magistrale.

Leggi anche Indicazioni nazionali e nuovi scenari: cittadinanza, intercultura, Italiano L2

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