Ti racconto la storia di papà

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Fabrizio Macchi è un fuoriclasse del ciclismo paralimpico. Il figlio Thomas, nove anni, ci racconta la sua storia in un libro che è anche una lezione di coraggio. La recensione di Ilaria Tagliaferri a Il mio papà ha una gamba sola. Mettiamo a disposizione un estratto dal volume. 

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Mio papà ha una gamba sola

La storia di Fabrizio Macchi raccontata da Thomas, suo figlio di nove anni. I bambini potranno leggerla nel volume Il mio papà ha una gamba sola, pubblicato da Giunti pochi mesi fa.

Il libro

Spinto dall’irresistibile curiosità di conoscere il padre da piccolo e il mondo della sua infanzia, Thomas immagina uno straordinario viaggio nel tempo: non esiterà a tuffarsi in una vecchia foto in bianco e nero e ad affrontare la severità della terra delle Regole pur di incontrare il papà e rivivere con lui i momenti più drammatici della sua lotta contro la malattia. Ma Thomas dovrà confrontarsi anche con le prese in giro dei bulli della scuola, che rischiano di compromettere il grande sogno del protagonista: accettare se stesso e raccontarsi. Una storia universale, divertente, priva di retorica e sentimentalismi, ma ricca di emozioni e colpi di scena. Una straordinaria lezione di coraggio e forza di volontà, che affronta temi seri e complessi, come la diversità e la disabilità, vissuti e raccontati attraverso la fantasia, l’entusiasmo e l’autentica sensibilità di un bambino.

L'attività - Caro campione ti scrivo

Il piccolo Thomas è molto determinato nel suo desiderio di aprire gli occhi agli amici e ai compagni di classe sul mondo della disabilità. Un tema delicato, che può essere raccontato attraverso la vicenda di altri grandi eroi dello sport, come Alex Zanardi, ma anche dal punto di vista di familiari, parenti e amici che vivono la realtà della disabilità.

  • In classe, invitiamo ogni ragazzo a scegliere un campione sportivo con disabilità e a cercare notizie su di lui attraverso libri, riviste, periodici e anche con l’aiuto della rete, guidato da noi.
  • Con le notizie raccolte potremmo creare dei mini-dossier su ogni campione, completi di foto e materiali multimediali (per esempio i link ai video).
  • Per capire meglio il punto di vista dei familiari del campione proviamo a immaginarli e a raccontarli con la nostra voce: partiamo proprio dalle notizie del dossier, e lasciamo uno spazio finale per i nostri interventi, intitolato “Se io fossi”.
  • Individuiamo anche alcune domande da rivolgere ai familiari: possiamo provare a rintracciare l’indirizzo dei campioni (almeno di qualcuno di loro) e a inviare le domande via mail, per far conoscere il nostro dossier e arricchirlo con un contributo straordinario!

L'assaggio

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