Seri come i bambini quando giocano. Intervista a Gianmaria Testa

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Seri come i bambini quando giocano. Intervista a Gianmaria Testa

Ci ha lasciato oggi Gianmaria Testa, cantautore "degli ultimi" e grande ammiratore dei bambini. Aveva scritto poco tempo fa un libro di filastrocche, illustrato da Valerio Berruti. Riproponiamo l'intervista di Ilaria Tagliaferri. 

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Gianmaria testa

Il sentiero e altre filastrocche è un libro profondamente musicale e denso di spunti per riflettere sul mondo che ci circonda, raccontato attraverso lo sguardo bambino. A pensarlo insieme sono stati il cantautore Gianmaria Testa e l'artista Valerio Berruti. 

Gianmaria Testa, come nasce l’idea di un libro che racconta il mondo in versi, visto con gli occhi e lo stupore dei bambini?
È un tentativo, forse presuntuoso, di usare un linguaggio, una forma e degli occhi meno inquinati dal tempo, come i bambini appunto, provando a riscoprire l'infanzia che è rimasta dentro ciascuno e che fa fatica a uscire in un mondo sempre più veloce e adulto. 

Si è ispirato a testi, canti o ricordi della sua infanzia per scrivere le tre filastrocche?
Nel ritmo certamente sì, gli argomenti sono invece legati al presente.

Le filastrocche del libro sono profondamente musicali nella loro lievità: se dovesse pensare a un accompagnamento musicale, quale strumento sceglierebbe?
Forse la chitarra, per abitudine, oppure il clarinetto perché ha un suono e un'estensione vicina alla voce umana. In realtà una delle filastrocche, 20000 leghe in fondo al mare, l’ho già musicata e cantata.

Nei testi si parla di sentieri liberi, che portano i bambini lontano, delle parole che si sentono rifiutate dal mondo e della stupidità della “sovrana indipendenza” nei mari: il mondo che racconta ha perso la sua parte bambina, quella più naturale e capace di vedere oltre le apparenze?
Non so dire se l'abbia davvero persa o sia soltanto relegata in qualche piega del mondo che va avanti, certo è che bisogna ritrovare quella parte infantile e prendere il presente e la realtà così seriamente come i bambini quando giocano.

Visto che nel libro ci sono riferimenti a varie zone geografiche, ha qualche consiglio da dare agli insegnanti per leggerlo in classe con i ragazzi?
Non potrei e non mi permetterei di dare consigli agli insegnanti, ma le ho lette a mio figlio Nicola che ha 10 anni e a lui sono piaciute, chissà se gli hanno suscitato qualche pensiero. Spero di sì.

Valerio Berruti, come è nata l’idea di collaborare con Testa nella realizzazione di questo libro?
Gianmaria è un caro amico, una persona per cui nutro una grande stima a livello artistico e personale. Non avrei mai e poi mai pensato di disegnare un libro per bambini. Non sono un illustratore e poi affiancare i miei disegni ad un libro per l'infanzia mi sembrava scontato. Ma poi Gianmaria mi ha fatto leggere questo scritto e ne è venuto fuori un progetto a sé che mi auguro davvero possa piacere non soltanto ai più piccoli lettori.

I bambini nei suoi disegni sono molto seri, assorti. Stanno pensando? Stanno sognando?
Ci sono persone che credono che i miei bambini siano tristi, altri ancora li vedono seri. Credo che molto dipenda dallo stato d’animo di chi guarda l’opera. Per me, ad esempio, non sono né tristi né seri. Pensierosi magari, forse consapevoli di quel tempo indefinito che si trovano davanti in cui tutto può ancora avvenire.

Lei e Testa siete entrambi originari delle Langhe. Quanto ha influito questa vostra origine comune nelle atmosfere del libro? 
Gianmaria Testa: Valerio è delle Langhe, io sono nato non lontano da qui ma dalla parte sbagliata del Tanaro, anche se in Langa ci vivo. Credo abbia influito avere un territorio comune perché comuni sono le cose che si vedono, le voci che si sentono e i profumi e gli odori quotidiani. E forse un di più che torna nel modo di scrivere e dipingere.
Valerio Berruti: Io non posso prescindere dalla mia terra. Mai. Influisce in tutto e per tutto nella mia vita e, di conseguenza, nel mio lavoro. In questo libro ci sono i sentieri delle Langhe che fanno da sfondo ad alcuni disegni e ci sono dentro anche i nostri figli. In comune, quindi, non c’è solo la nostra origine ma anche il nostro futuro.

 Per saperne di più

Da questa parte del mare (album)

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