Processo immaginario all'anno di formazione

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Processo immaginario all'anno di formazione

Imputato, ascolta! L'accusa agli enti coinvolti nell'anno di prova e di formazione è di infliggere ai docenti neoassunti un assurdo calvario, soprattutto linguistico. Un processo immaginario di Lorella Zauli.

Processo immaginario

PERSONAGGI:

G = giudice
P = pubblico ministero
U = avvocata d’ufficio
A = rappresentante unica dei soggetti coinvolti in qualità di autori dell’anno di formazione (amministrazione centrale, INDIRE, Università coinvolta, tecnici…), imputata
N1 = giovane neoassunto, primo testimone
N2 = neoassunto alla soglia della pensione, secondo testimone
N3 = docente che ha ottenuto il passaggio di ruolo e che ai sensi della nuova normativa deve svolgere l’anno di formazione, terzo testimone
R = referente presso l’ufficio scolastico dell’anno di formazione, quarto testimone

ATTO UNICO

Aula gremita di un tribunale. Corte, avvocati e testimoni ai propri posti.
La telecamera inquadra i protagonisti principali di questo insolito e bizzarro processo. A. appare un po’ tesa, il look è molto formale: tailleur gessato, un filo di perle, acconciatura cotonata, fresca di parrucchiere; P. ha un portamento imponente, indossa una toga impeccabile, che però, fiera, non nasconde ii segni di tante battaglie combattute negli anni. La toga di U. è ugualmente impeccabile, stirata da mani esperte (la mamma?), lucida come fosse nuova. Evidentemente, questo è per lei il primo incarico importante. Non ha avuto tempo di andare dal parrucchiere, appare dunque fresca, ma un po’ scapigliata.
Fra il pubblico, una nutrita schiera di dirigenti amministrativi, dirigenti scolastici e tecnici, referenti degli uffici di ambito territoriale, docenti neoassunti e tutor. In qualità di spettatori interessati, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e degli studenti delle scuole superiori. Alcuni bambini di scuola dell’infanzia, primaria e media sarebbero entrati a dare man forte ai loro insegnanti-testimoni, ma non gli è stato permesso. Hanno consegnato loro disegni di sostegno e di incoraggiamento, che i docenti conservano gelosamente in tasca e che li confortano e li rassicurano. Perché, anche se non sono imputati, li accompagna una buona dose di ansia e di preoccupazione.
La seduta processuale ha inizio. Silenzio in aula.

G. Dunque, signori, eccoci pronti a iniziare. A. è accusata di infliggere ai docenti neoassunti un assurdo calvario, soprattutto linguistico, in quello che per legge è il loro anno di prova e di formazione, con particolare riguardo alla stesura del bilancio iniziale delle competenze. Ho letto a fondo la normativa di riferimento; a quanto risulta, i docenti assunti dal MIUR con contratto a tempo indeterminato devono svolgere un anno di prova e di formazione, prima di avere il decreto di conferma in ruolo; a seguito del DM 850 del 27.10.2015 e della CM 36167 del 5.11.2015 i contenuti di questo anno di prova e di formazione sono decisamente cambiati rispetto agli anni precedenti. Quello che dunque qui si contesta sono alcuni passaggi di questo rinnovato percorso. Do inizio alla seduta; poiché tuttavia non si tratta di accuse gravi o compromettenti, seguiremo una procedura semplificata, nella quale ciascuno sarà libero di esprimere le proprie opinioni. Cominciamo. P., a lei la parola.

P. Grazie, Vostro Onore. Non mi dilungherò, sapete come la penso, ho già avuto modo di dirlo e di scriverlo. Credo davvero che si tratti di un inutile e assurdo calvario e mi riferisco in modo particolare al bilancio di competenze (era meglio, semmai, chiamarlo “delle competenze”) e alla sua lingua criptica e involuta, incomprensibilmente gergale.

U. (con voce esitante per l’emozione, consapevole dell’esperienza e dell’autorevolezza dell’avversario) Obiezione, Vostro Onore. È vero che nella copertina del documento si parla di “Bilancio di competenze”, ma nella piattaforma Indire, in cui tale bilancio è inserito, esso viene proprio definito “Bilancio DELLE competenze in ingresso”. Chiedo pertanto al collega di essere rigoroso e preciso fino in fondo. Forse questo è un rimprovero eccessivo…

G. Obiezione accolta, P. può andare avanti chiamando i testimoni. Trattandosi di procedura semplificata e insolita, i testimoni saranno chiamati tutti assieme. Vi vedo preoccupati, state tranquilli ed esprimetevi liberamente. Non siete imputati.

P. Ah, certo che no! È proprio a difesa loro che siamo qui oggi: della loro professionalità e del loro operato. Chiedo dunque a voi, docenti: avete compilato questo fantomatico bilancio di/delle competenze? Come vi è sembrato? Avete sorriso agli arabeschi concettuali e alle ridondanze verbali e risposto alle bizzarre domande guida?

N1. Io sono ancora giovane, ho poca esperienza e, al di là della foga e dell’ansia con cui ci siamo posti davanti a questo e agli altri adempimenti che ci toccano, non mi sembra affatto inutile. Un po’ retorico, forse.

N2. Io invece arrivo all’agognato ruolo dopo trent’anni di precariato. Esperienza ne ho accumulata a grappoli, spostandomi sempre in scuole diverse. Condivido l’opinione del collega, che lo ha definito retorico e, aggiungo, forse poco aderente al linguaggio comune, però non è stato poi così difficile compilarlo.

P. E lei, N3, che ne pensa?

N3. Ah, guardi, io non sono un neoassunto, sono entrato in ruolo dodici anni fa, alla fine dell’anno scorso ho deciso di fare questo passaggio significativo nella mia carriera professionale e mi ritrovo, senza averlo saputo prima, a dover svolgere di nuovo l’anno di formazione. Sono già abbastanza inquieto per questo, il bilancio delle competenze è una inezia, che cosa vuole che sia?

R. Potrei dire una cosa anch’io? A dicembre il bilancio fu pubblicato in bozza, senza le domande guida. Forse lo si poteva lasciare così, i docenti avrebbero saputo di certo districarsi fra aree, ambiti e descrittori… o forse, semplicemente, non avrebbe attirato l’attenzione così prepotentemente.

U. Devo dare in parte ragione al mio collega, in riferimento al gergo in parte ostico, settoriale, impervio, tortuoso delle circolari ministeriali. Non è d’accordo anche lei, con questo, R?

R. Certamente! Ne ho anche scritto qualcosa, ma la mia è una voce flebile flebile... Credo dipenda dal fatto che il linguaggio di cui parliamo, specie nelle circolari, tende ad autoalimentarsi per analogia e affinità e che A (mi scusi, eh?) sia rimasta negli anni fedele a se stessa, con un lessico desueto ed evitabili tecnicismi.

U. (Acquistando man mano sicurezza nell’esposizione) Per fortuna abbiamo chi di tanto in tanto ci apre gli occhi. Penso ad esempio a un recente libro del nostro collega-magistrato Gianrico Carofiglio, Con parole precise, che addita A. come esempio di oscurità del linguaggio burocratico; oppure a lei stesso, caro collega, che con il dibattimento di oggi ci ha indotto a una seria riflessione sul nostro lavoro (agito?) e di questo la ringraziamo davvero.

P. (Sorride, sciogliendosi un po’) La collega ha per caso studiato Socrate e la maieutica? Ad ogni modo, il caso di cui dibattiamo oggi è più accademico, forse il bilancio nasce in collaborazione con l’ambiente universitario. Può essere che le sue stanze siano impregnate di aulico e di solenne. Mi confermate?

U. Sì, P. e la pregherei di riconoscere la buona fede dei redattori, che inserendo le domande guida hanno voluto semplificare e aggiungere elementi conoscitivi, non complicarne la compilazione. Vogliamo continuare a sentire ancora la voce dei protagonisti? Che cosa mi dite dell’impianto complessivo dell’anno di formazione?

N3. Se posso dire la mia, al di là della mia contrarietà a svolgere per una seconda volta l’anno di formazione, devo ammettere che è tutta un’altra cosa rispetto a quello che ho svolto una dozzina di anni fa, quando ricordo tanti incontri frontali, su tematiche stabilite dall’alto e una piattaforma che ripeteva se stessa…

P. Davvero? Anche voi la pensate allo stesso modo?

N1. Beh, io non ho confronti col passato. Posso dire che c’è un po’ di disorientamento dovuto al fatto che la normativa di riferimento è cambiata in corso d’anno, fra fine ottobre e inizio novembre e noi neoassunti non abbiamo sempre le idee ben chiare su quello che siamo tenuti a fare; a volte la colpa però è anche nostra, perché ci facciamo prendere dall’ansia e dalla fretta e non ne cogliamo l’impianto complessivo, ma solo le singole sezioni.

N2. Concordo pienamente. A parte questo, però, ci sono aspetti interessanti. Mi riferisco al rapporto col tutor, quello che con un anglismo evitabile (ma sui forestierismi siamo tutti dei campioni, non è vero?) si chiama peer to peer, cioè uno scambio reciproco di osservazioni in classe, riflessioni congiunte, rielaborazioni, in un’ottica di collaborazione, di confronto di sostegno…. Perché non siamo tutti come la professoressa che ha riconciliato Massimo Recalcati con la scuola, magari! Eppure, sono convinto che se la stessa professoressa oggi fosse una neoassunta, compilerebbe il bilancio di/delle competenze senza colpo ferire, magari sorridendone un po’, perché l’ironia (così come l’autoironia) è il sale della vita e della conoscenza.

G. Bene, potremmo continuare a lungo la discussione, ma ho acquisito elementi sufficienti e mi ritiro per deliberare. (Rientra dopo un’oretta). Dunque, ho valutato le testimonianze e le evidenze emerse in sede di dibattimento. Ho notato che la difesa ha riconosciuto alcune criticità, sulle quali sicuramente A. lavorerà in futuro. Assolvo pertanto A. dalle accuse ascrittele, ma non con formula piena. Pur se in buona fede, il fatto sussiste, cara A., ma non è significativamente rilevante, caro P. In altre parole, A. deve impegnarsi per alleggerire il suo linguaggio e renderlo più concreto e aderente alla realtà. D’altra parte, fra i compiti della scuola c’è quello di sviluppare negli alunni il pensiero critico e l’autoriflessione; la conoscenza non la si raggiunge mai. È stato citato Socrate, poco fa. Cerchi dunque di migliorare sempre, A., imparando dalle critiche che le vengono rivolte, acquistando in levità, che non è alternativa alla serietà, trasformando e modificando anche nella forma meccanismi e formule rinnovate già nella sostanza. Organizzi seminari sul territorio, che non siano rivolti solo agli addetti ai lavori e che abbiano un linguaggio chiaro e preciso; semplifichi le procedure; ascolti le voci che giungono dal basso (che poi basso non è); si mostri in tuta da ginnastica, qualche volta; il moto fa bene al corpo e alla mente… e se, come risulta, dovete presentare ai docenti un bilancio finale delle competenze, facia tesoro del dibattimento di oggi! (Strizza l’occhiolino ad A., che, impassibile e immobile fino ad allora, sta finalmente sorridendo). Buon lavoro a lei e grazie a tutti coloro che oggi sono intervenuti a questa udienza. La seduta è (apparentemente) chiusa. Confido che le discussioni, le argomentazioni, le riflessioni, non si fermino qui. Auguri a tutti di una scuola buona, bella, vera. 

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