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L’osservazione ci permette di conoscere il modo in cui ogni bambino affronta un compito (e ogni altro evento della vita di scuola) e capire le sue difficoltà. Di Franco Nanni

classe multiculturale  maestra

Immaginiamo che in classe si svolga una prova di aritmetica e che, al momento della consegna, Renzo e Luca abbiano eseguito correttamente due divisioni su sei. Entrambi hanno iniziato a calcolare anche le successive, ma, mentre Renzo si è interrotto dopo i primi errori, Luca sembra aver inserito numeri a caso. Chi dovesse valutare i due elaborati in assenza totale di osservazioni non potrebbe che assegnare punteggi uguali a Renzo e Luca; non sarebbe nemmeno possibile attribuire alcun particolare significato al loro diverso modo di gestire le operazioni successive. Chi invece avesse effettuato una buona osservazione durante lo svolgimento della prova stessa, avrebbe potuto constatare che Renzo ha lavorato tutto il tempo e senza distrazioni, ma procedendo in modo lento e spesso confuso rispetto agli algoritmi di calcolo, mentre avrebbe notato il crescente stato di ansia di Luca, che lo ha portato a comportamenti via via sempre più disorganizzati. Questi dati empirici, integrati con precedenti osservazioni stratificatesi nel tempo, potrebbero dare forma a due ipotesi: Renzo ha reali difficoltà e incertezze nel gestire gli algoritmi di calcolo, mentre Luca li padroneggia perfettamente nel lavoro quotidiano, ma viene facilmente invaso dall’ansia di prestazione diventando confuso e caotico.

Mi domando se qualcuno sarebbe ancora convinto che i due elaborati, ancorché simili, meritino davvero uguale valutazione: dopotutto stiamo confrontando un bambino che non ha raggiunto un obiettivo didattico con un altro che lo ha raggiunto, anche se non riesce a mettere a frutto la sua abilità in particolari condizioni. Sono propenso a pensare che attribuire il punteggio di Renzo anche a Luca rappresenti semmai una valutazione della sua scarsa capacità di contenere l’ansia, non certo delle sue abilità aritmetiche.

L'osservazione per capire come e quando i bambini sbagliano

In che modo dunque l’osservazione è un componente della valutazione? Prima di tutto ci permette di conoscere il modo in cui ciascun alunno affronta un compito, o una prova, ma anche un’attesa, un momento di svago, una delusione, una lieta sorpresa, un rimprovero, e ogni altro evento della vita a scuola, quali stati emotivi manifesti, e infine quali comportamenti egli metta in atto in funzione di quelle emozioni. Tutto ciò permette di tarare la valutazione con maggiore ponderatezza, poiché ci porta a individuare i punti di efficacia e i punti di fallacia del modo di procedere del bambino, e soprattutto i punti erronei, poiché quando un alunno sbaglia è terribilmente importante comprendere come sbagli.

In definitiva percorrendo la classe con lo sguardo è possibile individuare molti eventi significativi, ad esempio un bambino perso nei suoi pensieri, un altro bloccato su una difficoltà, un altro ancora che sta seguendo un ragionamento sbagliato, e infine una bambina che sta piangendo; è naturale, allora, destinare maggiori attenzioni e vicinanza a ciascuno di loro per osservarne più da vicino e in dettaglio il comportamento, le emozioni e gli stili di ragionamento, senza dimenticare di asciugare una lacrima e offrire conforto.

 

 

 

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Franco Nanni: 14 Gennaio 2019 Articoli

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