La verifica degli apprendimenti nella tastiera della professionalità

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La verifica degli apprendimenti nella tastiera della professionalità

In occasione dell'uscita del Dossier 2 de "La Vita Scolastica", dedicato alle verifiche intermedie, diamo avvio a uno speciale sul tema della valutazione. Ecco il primo contributo, di Ivo Mattozzi. Presentazione di Bruno D'Amore.

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Sembra impresa facile verificare lo stato degli apprendimenti degli studenti, ma non lo è affatto; non solo perché è difficile riscontrare paradigmi oggettivi, che è stato il sogno di alcuni decenni fa, ma perché dietro le risposte e gli atteggiamenti degli studenti si nascondono maglie apprenditive di una complessità enorme; e poi, che cosa esattamente si valuta? Quel che il bambino sa, quel che sa fare, come si pone di fronte a questi saperi? Come li usa, a proposito o no? E poi, non sarà che quel che dimostra di aver appreso dipende da come noi gli chiediamo quel che ha appreso? Da come noi ci poniamo sul vertice insegnante, nello schema d’aula: insegnante, sapere, alunno? I suoi ruoli sono definiti dalle nostre richieste? Ha la libertà di creare, di inventare, di proporre… o gli diamo solo l’opportunità di rispondere pedissequamente a quel che ci aspettiamo da lui?
Il tema è complesso, ma va affrontato in modo consapevole e opportuno. Per questo, "La Vita Scolastica" ha deciso di dedicare tempo e sforzi a questo delicato aspetto della didattica; come prima mossa, abbiamo deciso di chiedere subito un intervento a uno specialista, tanto per cominciare a rompere il ghiaccio. Seguiranno altri interventi programmati e, spero, molti spontanei, da parte dei lettori. - Bruno D'Amore

 

La verifica degli apprendimenti nella tastiera della professionalità
 di Ivo Mattozzi

Le nuove concezioni psicopedagogiche e didattiche espresse nelle Indicazioni per il curricolo impegnano gli insegnanti a gestire in modo competente la tastiera formata da cinque famiglie di registri timbrici: conoscenze, abilità, prove di verifica, valutazione, competenze. Essi devono essere armonizzati nei processi di insegnamento e di apprendimento in modo da svolgerli con soddisfazione e con efficacia. La domanda cruciale è come rendere le prove di verifica armoniose con le conoscenze, le abilità insegnate e con le competenze sperate.

Come provocare gli alunni a manifestare il possesso e le capacità di uso delle conoscenze e il dominio di abilità cognitive e operative con prestazioni che siano ricche di indizi da valutare con criteri intelligenti? E poi, a quali prestazioni indurli per dimostrare di essere competenti in qualche misura?

Immaginiamo un insegnante che si limiti a trasmettere nozioni e a volere che gli alunni le imparino memorizzandole. A che tipo di verifiche li sottoporrà? Non potrà che imporre quesiti a risposte chiuse. L’alunno non può permettersi di sgarrare. Se lo fa, è colpa della sua negligenza nello studio. Per quell’insegnante non ci sono indizi da interpretare nelle risposte sbagliate, ad esempio quelli che porterebbero ad attribuire certi errori alla incomprensione del testo sorgente della conoscenza o del testo della prova di verifica. La colpa è dell’alunno, della sua svogliatezza e la sanzione è un brutto voto. Non c’è nulla da capire dalle prove di verifica, secondo l’insegnante trasmissivo.

Proviamo ad immaginare ora, in alternativa, un insegnante del tutto diverso. Ha il piacere di andare oltre le conoscenze che ha appreso e ne acquisisce di più aggiornate e di più valide. Ha la capacità di renderle significative e interessanti anche per i suoi allievi. Riesce a conversare con gli alunni per portare allo scoperto le loro idee, conoscenze pregresse, concezioni più o meno accettabili. Le interpreta e le valuta per sapere come regolare il registro della comunicazione in modo da soddisfare i diversi stili cognitivi. Sa quali sono le abilità necessarie per l’apprendimento e sa quali sono le abilità che intende consolidare e promuovere. Organizza e guida le attività di apprendimento con lo scopo di far apprendere conoscenza, di sviluppare abilità che diano agli alunni la dotazione che serve per affrontare problemi con competenza.

Un insegnante così appassionato e competente come cerca di verificare gli apprendimenti dei suoi alunni? Deve stabilire per quali conoscenze e per quali abilità intenda verificare se l’apprendimento è riuscito e in che misura. Perciò deve tradurre le sue intenzioni in una formulazione di obiettivi chiara e coerente con le attività di apprendimento svolte. E deve inventare tipi di prove di verifica adeguate a provocare prestazioni che segnalino progressi verso i “traguardi di competenza”. Cercherà di produrre segnali per comprendere le cose che ciascun alunno conosce, ciò che sa fare ma anche i motivi dell’ignoranza e dell’inabilità.

A proposito di conoscenze, quali sono gli obiettivi che metterà a fuoco? L’insegnante sa che c’è una gerarchia nel valore dei dati.

  1. Ci sono nozioni fondamentali, quelle che costituiscono pietre miliari nel percorso di costruzione del sapere e punti di riferimento indispensabili e permanenti nella vita. Mentre ce ne possono essere altre meno “portanti” e dunque di minor importanza cognitiva.
  2. Le concettualizzazioni interpretative, quelle implicate in altre conoscenze e ricorrenti nei processi di costruzione del sapere, man mano con varianti di senso. Mi si permetta un esempio in storia. Ecco alcuni concetti ricorrenti:  agricoltura, artigianato, città-stato, impero, monarchia, schiavitù, democrazia… Essi devono essere costruiti convenientemente e contestualizzati nei periodi e negli spazi man mano che ricorrono nel corso dell’insegnamento e dell’apprendimento. La verifica per sondarne la padronanza da parte degli alunni non può avvenire una volta per sempre. Ogni volta che sono studiati contesti nuovi, l’insegnante sa che può verificare le variazioni concettuali appropriate.
  3. Le relazioni tra i fatti sono il sale di ogni conoscenza. E sono quelle che possono essere usate per indurre a fare attività inferenziali importanti. La loro comprensione e la loro conoscenza devono essere oggetti di verifiche che non ammettono risposte preconfezionate e uniche.

Quali sono le prove più adatte alla verifica del dominio di conoscenze studiate? In genere si ricorre a test con risposte chiuse o con cloze. Essi mettono in gioco la memoria, ma non offrono indizi sulla comprensione dei testi.
Invece, l’insegnante competente sfida gli alunni a trovare le informazioni sbagliate in un testo analogo a quello su cui hanno studiato. In questo caso riesce a verificare anche la capacità di uso delle informazioni apprese e la comprensione di incoerenze. Ma si potrebbero fare tanti altri esempi di padronanza delle conoscenze apprese.  

Veniamo ora alle abilità. Come far manifestare agli alunni la loro padronanza? L’insegnante sa che le abilità si impegnano sempre insieme con qualche conoscenza. Non esiste la possibilità di applicare abilità in assenza di conoscenze. Non hanno lo stesso valore indiziario le prove che chiedono semplicemente di collocare al posto giusto i dati (ad es., le date o le informazioni su una linea del tempo) e quelle che, invece, richiedono di leggere un testo e di estrarre le informazioni e di organizzarle in qualche modo per mezzo di schemi vari. Nel primo caso sono implicate la conoscenza del sistema di misura del tempo e quella della struttura della linea del tempo. Nel secondo caso la prova offre indizi anche sui livelli di comprensione del testo. Ma in questi casi l’insegnante competente non confonderà le abilità con le competenze.

Infatti, egli sa che le competenze sono impegnate nella soluzione di compiti inediti rispetto al percorso di apprendimento e che richiedono l’uso delle conoscenze, l’applicazione di varie abilità, il ricorso ad attitudini e comportamenti che permettono di affrontare la prova con qualche vantaggio. Perciò allestirà prove che impegnano gli alunni a dimostrare di saper usare conoscenze, applicare abilità per svolgere compiti di produzione. Ad esempio, in storia fare la critica di un testo diverso da quello che è stato usato nell’apprendimento o usare le conoscenze per scrivere un racconto di finzione o produrre informazioni mediante un corpus di tracce (autentiche o riprodotte in qualche modo) sono prove che ciascun alunno può risolvere solo mobilitando in modo competente le risorse degli apprendimenti.

Ivo Mattozzi: 7 Gennaio 2015 Articoli

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