L’educazione dei “nuovi studenti”: viaggio in Moldova

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L’educazione dei “nuovi studenti”: viaggio in Moldova

La piccola repubblica est europea vive il fenomeno delle migrazioni da due decenni: ecco come gli insegnanti gestiscono la didattica in un’ottica di partenza, ma anche di possibile ritorno. Di Daniele Dei

Giunti Scuola Moldova 01

Spesso ci interroghiamo su come gestire in classe alla scuola primaria i bambini che arrivano in Italia da altri Paesi, da dove sono emigrati assieme alla famiglia. Ogni sistema educativo nazionale ha le sue prerogative e, talvolta, esistono percorsi preparatori volti sia ad affrontare un trasferimento in un altro Stato, sia per gestire un eventuale ritorno negli anni successivi.

Per capire meglio come funziona, siamo saliti su un aereo destinazione Chișinău, capitale della Repubblica di Moldova, in modo da chiedere direttamente ai docenti quali metodologie e tecniche utilizzano.

Perché proprio la Moldova?

Rispetto ad altre realtà, la Repubblica di Moldova ormai da un paio di decenni conosce molto bene il tema della ‘Diaspora’, parola identica sia nella nostra lingua italiana che in quella romena, ovvero quella ufficiale di questo Stato est europeo. In Italia, secondo le stime dell’Istat, vivono ben 131mila dei circa tre milioni e mezzo di moldavi totali (il 3,7% circa): dunque una fetta importante. Il dato inoltre è comunque maggiore, se si considerano coloro i quali vengono in Italia sono per periodi o hanno nel frattempo conseguito la nostra cittadinanza. I moldavi rappresentano, sempre per Istat, la nona comunità straniera in Italia (dati del 1° gennaio 2019).

È un Paese che, dunque, conosce il fenomeno dell’emigrazione da tempo e per questo motivo il personale docente e il Ministero hanno, negli ultimi anni, adottato degli accorgimenti in modo da tenere conto della situazione.

Quando il bambino viene in Italia

Svetlana Vozian è il dirigente scolastico del ginnasio “Viorel Găină” di Tohatin, un piccolo paese alla periferia di Chișinău. Non bisogna farsi trarre in inganno dal nome: il sistema scolastico moldavo non prevede infatti una distinzione tra ordini di scuola e si va dalla prima classe, a sette anni, fino alla tredicesima, con obbligo di istruzione fino alla nona. La didattica è comunque organizzata in livelli tali che l’educazione sia congrua con le varie fasce di età. La signora Vozian ha una lunga esperienza e conosce molto bene il contesto.

“Ogni anno da uno a quattro alunni di questa scuola vengono in Italia con la loro famiglia – ci spiega la dirigente – qui cerchiamo di fornire una base solida per aiutare i bambini a integrarsi perfettamente nel tessuto educativo italiano. Ma anche in altri contesti: sappiamo per esempio di bambini che sono emigrati in Germania che in sei mesi sono riusciti ad imparare la lingua tedesca e integrarsi”.

“Negli scorsi mesi è partita di qui una famiglia – spiega ancora – la mamma mi aveva mandato un video in cui mi presentava le proprie paure, temeva che il bambino potesse soffrire, e si chiedeva se ce l’avrebbe fatta. Alla fine è rimasta molto sorpresa perché il bimbo in due mesi è riuscito a integrarsi perfettamente. Significa che la base dei nostri educatori è solida. Tra le attività che facciamo qui a scuola c’è anche la promozione degli altri Paesi in modo inclusivo: in particolar modo facciamo attività didattiche dello stile di vita proprio dei Paesi dell’Europa.

L’educazione

Viorica Tiulenev insegna come maestra nella scuola di Tohatin ai bambini delle prime classi, quelli che in Italia sarebbero nel ciclo della primaria. “Per avere un buon approccio alla giornata bisogna prendere un caffè con dentro diverse pillole di saggezza, competenza e prospettiva – racconta – sotto di me ho 18 bambini, quindi 18 coppie di occhi che mi guardano con molta premura e nel mio lavoro devo essere molto professionale. Personalmente seguo le lezioni di tutte le materie eccetto la lingua straniera. In classe si insegna a scrivere, calcolare, fare attività pratiche, con una certa attenzione alle singole capacità degli studenti”. In classe troviamo ancora la lavagna tradizionale e in giro molti lavori fatti da studenti: alfabeti, indagini sui costumi e riti delle tradizioni, una bandiera europea accanto a quella moldava: ricordiamo che questo Stato non fa parte dell’UE.

Ci spostiamo in un altro paese, Puhoi, a circa 35 chilometri di distanza, per incontrare Maria Bumbu, dirigente della scuola locale. In particolar modo ci tiene a mostrare come loro gestiscono il tema della disabilità. “Abbiamo uno spazio realizzato con l’aiuto di un’associazione – spiega mentre lo mostra – in cui sono presenti giochi, computer, connessione a internet. I bambini con problematiche psicofisiche non stanno tutte le ore di lezione in classe con gli altri ma, assieme a insegnanti di sostegno, trascorrono qua delle ore e si dedicano ad attività differenziate in base alle loro capacità e interessi”.

La scuola italiana in Moldova

Nella capitale Chișinău si studia invece anche italiano. Lo si fa al liceo (che, ripetiamo, corrisponde a tutto l’arco di istruzione dalla primaria alla secondaria superiore) intitolato a “Dante Alighieri”. Si tratta di una scuola pubblica che è pioniera per l’insegnamento dell’italiano come prima lingua straniera. “Lo studio dell'italiano in Moldova è cominciato solo negli anni Novanta – racconta Violeta Botnari, vicepreside dell’istituto – quando con la prima ristrutturazione del sistema dell'istruzione sono stati creati i primi licei con lo studio della lingua straniera. Siamo partiti senza avere né un libro, né un insegnante, quindi da sottozero. Da allora sono passati 28 anni e le cose sono cambiate. Purtroppo dalle 12 ore settimanali di italiano di un tempo siamo arrivati a due alla settimana per gli anni che corrispondono alla scuola primaria”.

Ci vengono mostrati i libri di testo e le letture a disposizione dei bambini. “Ci siamo interrogati molto su quale materiale didattico utilizzare – prosegue la professoressa – perché in Moldova non esistevano dei libri ad hoc per lo studio della lingua italiana. Usiamo testi scritti da italiani, autori che da decine di anni si occupano di didattica per gli stranieri.

Come è strutturata la didattica dell’italiano? “Si inizia a studiarlo all’età di 8 anni (in Moldova è la seconda classe della primaria, ndr): si comincia con la presentazione, parlando dello stile italiano. Diciamo spesso che gli italiani “sorridono sempre”. Solitamente dopo sei mesi i bambini riescono a iniziare a dialogare in italiano con gli insegnanti: presentare se stessi e il compagno di classe, i colori, i mesi dell’anno e i giorni della settimana, eccetera”. E il livello? “Se un giorno partiranno per l’Italia probabilmente non avranno un glossario completo per apprendere la chimica, la fisica, o la geografia nella vostra lingua – risponde – in ogni caso riusciamo mediamente a ottenere dei buoni livelli linguistici di base”.

La gestione del ritorno in Moldova

La didattica moldava si deve poi interrogare di un altro fenomeno, quello dell’eventuale rientro in patria dall’Italia. Sulla questione è sempre la professoressa Botnari a spiegare come funziona. “Un paio d'anni fa – sono le sue parole – abbiamo cominciato ad affrontare il tema del rientro di bambini moldavi dall’Italia, quindi stiamo facendo i primi passi. Come da piani ministeriali vigenti, cerchiamo di creare la condizione per facilitare il rientro, ma non sempre le cose riescono come si deve. La materia più ostica è proprio la lingua madre: siccome noi alla primaria abbiamo sei ore settimanali di romeno, se il bambino è mancato per 3-4 anni vuol dire che ha perso centinaia di ore di lingua e letteratura romena. Quindi, nonostante per lui sia la lingua madre, a dire il vero dei problemi in classe ci sono e vanno gestiti, al di là dei programmi scolastici per cui certe cose in Italia vengono insegnate prima e qua dopo, o viceversa”.

Per saperne di più

Paolo Peluffo, Luca Serianni (a cura di), Il mondo in italiano, Società Dante Alighieri, 2006

Si ringrazia Luigi Savoia (Moldova în Progres) per le traduzioni e l’interpretariato.

 

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Daniele Dei: 12 Febbraio 2019 Articoli

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