Lotta alla dispersione scolastica, anche l'arte fa la sua parte

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Lotta alla dispersione scolastica, anche l'arte fa la sua parte

Nelle installazioni artistiche di Salvatore Pizzo i materiali poveri rimandano alla povertà educativa. I bambini senza il diritto all’istruzione sono chiusi in una scatola-prigione: sta a noi modificare il loro destino. Di Carmelo Salvatore Benfante Picogna

DISPERSIONE SCOLASTICA SILHOUETTES DI FRONTE

"Il diritto allo studio per ogni bambino del mondo". È questo il titolo dell’ultima opera dell’artista serradifalchese Salvatore Pizzo che ho presentato nel corso di un seminario di formazione per docenti sulla dispersione scolastica di cui sono stato relatore presso l’’IISS “L. Russo” di Caltanissetta e che ho preso ad emblema per il suo carico di elementi simbolici legati all’impegno nella prevenzione e lotta della dispersione scolastica.
Di tanto in tanto sbircio nell’atelier del mio amico Totò Pizzo e spesso avviene una cosa molto bella: una reciproca ispirazione. Le sue opere ispirano la mia riflessione pedagogica così come le mie intuizioni filosofico-sociali prendono forma nelle sue opere d’arte e le animano.

È accaduto così anche per questa sua ultima opera realizzata con il recupero e la trasformazione di materiali poveri resi "nobili" attraverso l’immissione degli stessi in un percorso di ricerca il cui fine è la sopravvivenza culturale che fa dell'arte "progetto sociale". Essa intrepreta benissimo alcuni concetti fondamentali che sottendono la lotta alla dispersione scolastica. E sono questi che, alla base delle nostre discussioni, immischiandosi fra loro ci hanno dato le chiavi interpretative del nostro lavoro rendendolo, così, interdipendente.

  

A sinistra e al centro, le opere di Salvatore Pizzo. A destra, Pizzo e Carmelo Salvatore Benfante Picogna con le silhouettes create dall'artista. 

L’opera di Pizzo attinge a materiali poveri fatti per lo più di carta (e cartone): elemento semplice e di base per la scrittura e la lettura che s’incontra con la povertà educativa; il colore bianco: simbolo di purezza e di ogni possibilità, com’è l’età dei bambini che, però, aspirano a ricevere il nero dell’inchiostro quale rappresentazione del sapere; la scatola-prigione, non definitiva e non chiusa, nella quale sono relegati i bambini e gli adolescenti ai quali viene negato il diritto all’istruzione e ad una migliore educazione e dalla quale, però, possono schizzare fuori grazie all’emancipazione che dà la conoscenza; le silhouettes dei bambini sono bianche, tutte uguali, immobili ma pronte a prendere forma e altre dimensioni: tutte quelle che il sapere potrà dare loro. Esse rappresentano la predisposizione dei bambini e degli adolescenti alla conoscenza: tengono sulle mani libri e quaderni aperti, senza alcun contenuto e attendono che qualcuno li aiuti a scrivere la loro storia affinché i loro dolori diventino più sopportabili e conosciuti al mondo; ma, nello stesso tempo possano leggere le storie degli altri e conoscere, così il mondo altro.
L’ammiratore può decidere se stare davanti all’opera e semplicemente contemplarla oppure entrare nel suo percorso di ricerca e darle vita, animarla, scrivere sui libri e sui quaderni, cambiare le disposizioni dei suoi elementi… modificare il destino di ogni silhouettes bianca e farla divenire un bambino, una bambina e dare loro un colore, un sapere e, soprattutto, amore!

10 Aprile 2017 Articoli

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