Invalsi: la prova di Italiano per la classe quinta

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Invalsi: la prova di Italiano per la classe quinta

Silvana Loiero analizza la prova di Invalsi di Italiano per la quinta classe. Tra le difficoltà più rilevanti, alcuni elementi di contestualizzazione e di lessico, insieme alla richiesta di ragionamenti piuttosto complessi per la fascia d'età interessata alle prove.

George Hendrik Breitner (1857 – 1923) De Amsterdamse Lauriergracht in winter (1893)

Il testo

Kannitverstan: questo è il titolo del testo narrativo utilizzato come prova di Italiano per la quinta classe primaria.

Nel racconto, scritto in tedesco nei primi anni dell'Ottocento e tra i più noti dello scrittore Johann Peter Hebel, si fondono due elementi.

Da una parte c’è l’umorismo prodotto dagli equivoci conseguenti alla mancata comprensione delle parole tra due interlocutori. Dall’altra parte c’è un insegnamento che si ricava dal brano: poveri e ricchi sono uguali di fronte alla morte.

Le difficoltà

Dopo la lettura della prova ho fatto alcune riflessioni, che mi piace condividere come stimolo di discussione. Ecco la prima: quanto sono importanti, in un test di verifica, le conoscenze già possedute dal lettore in relazione ai contenuti del testo? Mi sono chiesta, infatti, quanto abbia potuto incidere, nella comprensione, l’eventuale mancata disponibilità, da parte di allievi di quinta, di informazioni relative a:

  • la localizzazione di Amsterdam; il ruolo importante degli scambi commerciali in Olanda all’epoca in cui il racconto è ambientato; il cotone come materiale di commercio di quel periodo; il fiorino come moneta dei Paesi Bassi prima dell’euro;
  • le modalità di svolgimento di un funerale d’altri tempi, con i cavalli bardati di nero che tirano “una bara coperta da un telo nero” e i componenti del corteo “avvolti nei loro cappotti neri”.

Un altro elemento di riflessione è scaturito dall’incipit del racconto: “Fu così che un giorno ad Amsterdam un giovane apprendista artigiano di errore in errore giunse alla conoscenza della verità”. Gli autori della prova hanno proposto una domanda nella quale chiedono in quale altro punto del testo l’autore avrebbe potuto inserire la frase. La risposta comporta a mio avviso un ragionamento molto complesso per ragazzi di quell’età e che potrebbe essere più o meno il seguente: “fu così che vuol dire in conseguenza di ciò, perciò; non è usuale porre quest’espressione all’inizio di un racconto, infatti di solito si usa per concluderlo. Perciò in questo testo si potrebbe inserire alla fine, dopo la parte in cui il giovane partecipa al funerale”.

Infine, una notazione sul lessico. Agli allievi viene chiesto di individuare il termine “equivoco” come la parola più adatta a far capire l’errore del protagonista. Una domanda successiva chiede: “Come definiresti questa storia?”. La risposta giusta è: “È la storia di un fraintendimento che aiuta a vederci chiaro”. Mi sono chiesta se non sarebbe stato meglio evitare di usare il termine “fraintendimento” nella definizione della risposta. “Fraintendimento” è infatti sinonimo di “equivoco”, parola che i ragazzi potrebbero non avere individuato.

Per saperne di più

Silvana Loiero: 18 Maggio 2014 Articoli

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