Il mestiere di maestro

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Ci vuole tecnica, arte, tirocinio, esperienza, studio, curiosità, passione e sacrificio per insegnare. Perché la scuola è “buona” se eccelle chi insegna. Tullio De Mauro, su “Internazionale”, ha commentato un articolo apparso sul “The Economist” secondo cui buoni maestri si diventa. Condividiamo il pezzo, con un’introduzione di Emilia Passaponti. 

Bernacca

Guida al mestiere di maestro era il titolo di un libro di Mario Lodi, pubblicato più di trent’anni nella collana Libri di base diretta da Tullio De Mauro per gli Editori Riuniti.

Ci vuole tecnica, arte, tirocinio, esperienza, studio, curiosità, passione e sacrificio per insegnare. Di questo parlava Mario Lodi alle nuove generazioni di maestri raccontando di sé. E questo confermano numerose ricerche internazionali sull’efficacia dei sistemi d’insegnamento, dal New Jersey (USA) all’Australia, dal Regno Unito alla Finlandia come documentato da un articolo apparso recentemente su “The Economist” e diffuso in Italia da "Internazionale" (8/7/16).
 

La qualità dell’insegnante – la sua preparazione, la sua capacità di stabilire relazioni, di far partecipare attivamente gli studenti all’apprendimento – è ciò che fa la differenza. A commento di questo servizio, Tullio De Mauro scrive: “conoscenza profonda di ciò che insegna, disponibilità a collaborare con gli altri, a mettersi in discussione, a tenere conto degli scacchi e degli insuccessi per rivedere il modo di stimolare l’apprendimento”. Ecco l’identikit del buon insegnante.  Emilia Passaponti

Emilia Passaponti: 26 Luglio 2016 Articoli

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