Il dirigente e il neoassunto

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Terza puntata di una serie di dialoghi immaginari alla luce del DM 850/2015 tra un docente neoassunto, il suo tutor e il dirigente scolastico di entrambi. Di Lorella Zauli. La prima e la seconda puntata si possono leggere qui e qui.

Dal sito di wikischool

 

DIALOGHI IMMAGINARI ALLA LUCE DEL DM 850/2015 TRA UN DOCENTE NEOASSUNTO, IL SUO TUTOR E IL DIRIGENTE SCOLASTICO DI ENTRAMBI

PERSONAGGI

N = neoassunto
T = tutor
D = dirigente scolastico

 

 

ATTO TERZO

Il dirigente e il neoassunto

Davanti alla segreteria della scuola.

N. (entrando). Buongiorno. Sono venuto a portare i documenti che mi ha chiesto il dirigente.

D. (In quel momento sta passando davanti alla porta) Ah, N., è lei, buongiorno. Se ha portato i documenti che stavo cercando li dia direttamente a me, anzi, venga pure nel mio ufficio.

N. D’accordo, preside (entrano nell’ufficio e parlano brevemente dei documenti).

D. Grazie, N., per il resto come va?

N. Tutto sommato direi abbastanza bene. Classe difficile e numerosa, ma sto imparando a conoscere i miei alunni, loro iniziano a fidarsi e anche con i miei colleghi mi sembra di avere instaurato rapporti discreti, in particolare con la mia tutor. Lei ha cercato di rasserenarmi riguardo al mio anno di formazione e di prova, ma in realtà quello mi mette un po’ di apprensione, specie con tutte le cose che si leggono sul web. Guarda caso, hanno aspettato proprio l’anno in cui entro di ruolo io per cambiare la normativa relativa ai neoassunti!

D. Le norme sono cambiate, è vero, il DM 850 è uscito a fine ottobre e poco dopo, il 5 novembre, è stata pubblicata la circolare operativa. Ed è vero è che c’è un po’ di fermento in giro, soprattutto per i docenti assunti nella fase C, però credo che lei debba stare tranquillo. Non c’è nulla di trascendentale o di particolarmente complesso, anzi la maggior parte delle attività da svolgere sono già state sperimentate lo scorso anno e, qui da noi in Emilia Romagna, già da due anni. Mi riferisco in modo particolare alle ore di osservazione in classe, cosiddette di peerreview. Non sarà preoccupato per quelle?

N. In realtà è un po’ tutto l’insieme: l’osservazione reciproca, i documenti da produrre, i tempi da rispettare, le ore in presenza da frequentare, il portfolio elettronico…

D. Sa che cosa le dico? Sono stato docente anch’io. E, come lei, docente neoassunto. Il mio anno di formazione (ai miei tempi l’anno di prova e di formazione non erano così strettamente legati come oggi) ancora me lo ricordo. E le dirò anche un’altra cosa. Una decina di anni fa, quando vinsi il concorso da dirigente scolastico, svolsi l’anno di prova anche come dirigente. Questo per dirle che la capisco e, seppure il mio ruolo richieda compiti, funzioni e specifiche responsabilità, che riguardano fra le altre cose la conferma del suo contratto a tempo indeterminato, so di che cosa sta parlando.

N. Preside, posso essere franco e onesto, con lei? Il bilancio iniziale di competenze, il patto formativo che io e lei dobbiamo sottoscrivere… non sono tutte scartoffie e adempimenti burocratici che potevano risparmiarci, un carico inutile e pesante?

D. (Sospira) Parla di scartoffie e adempimenti burocratici a me che ne sono preso, anzi travolto per gran parte della giornata e che mi tolgono tempo ed energia per svolgere quel ruolo dileader educativo che mi ha incoraggiato, anni fa, a tentare, e a superare, il concorso da dirigente…? Mettiamola così: sì, il decreto 850 introduce certamente degli obblighi formali per lei quale neoassunto eper me quale dirigente suo e di tutti gli altri neoassunti assegnati quest’anno alla mia scuola. L’idea di partenza, però, è buona: si tratta di vedere la vostra formazione obbligatoria non come un mero adempimento burocratico, bensì come occasione di crescita e di confronto, con la quale fra l’altro si fa l’ingresso in una comunità professionale. Anche in questo senso va interpretata la visita che dovrò fare nella sua classe e in quella degli altri neoassunti, che è ben altra cosa di una visita ispettiva.

N. Ah, la sua visita! Già mi mette un po’ di ansia l’essere osservato dalla mia tutor, figuriamoci da lei… Le anticipo già che non sarò del tutto naturale.

D. Questo va messo in conto. Lei consideri che quest’anno nel mio istituto ho dieci docenti neoassunti e che dovrò visitare ciascuno di voi. Non so neanche dove troverò il tempo!

N. Posso immaginarlo, ma questo non diminuisce affatto le mie preoccupazioni…

D. Guardi, in qualità di dirigente scolastico io sono il suo datore di lavoro, ho diversi ambiti di responsabilità e non posso certo assicurarle in questo momento che andrà tutto bene. La scuola è iniziata da un paio di mesi e io la conosco ancora poco. Non sarebbe professionale, né tantomeno auspicabile. In generale,mi auguro che lei, come tutti gli altri docenti di questa scuola, lavori con coscienza, professionalità e spirito critico. In altre parole, buone competenze disciplinari, doti relazionali e comunicative e senso di responsabilità sono alla base del mestiere dell’insegnante. Ce ne sono tante altre, naturalmente.

N. Di certo qui si entra in un campo abbastanza soggettivo di doti, qualità e competenze, che possono essere valutate in maniera sensibilmente diversa da individuo a individuo e che hanno a che fare con una scala personale di valori e con una immagine ideale del mestiere, o professione, che dir si voglia, che non può, e credo anche non debba, essere incasellata in parametri e requisiti oggettivabili.

D. Questo è vero, N., tuttavia non si può prescindere da basi irrinunciabili, che trovano fondamento in uno status professionale che vi mette quotidianamente a contatto con i bambini, i ragazzi, gli adolescenti di cui dovete, dobbiamo, prenderci cura. Avete, abbiamo la responsabilità delle nuove generazioni. Non è un dettaglio, ma un connotato fondamentale che rende l’insegnamento una professione (o mestiere) profondamente diversa da tutte lealtre. L’altro giorno ho visto la sua tutor, la quale mi ha detto che per lei l’insegnamento non è una missione, ma richiede passione. Condivido questa idea. In misura minore, poi, dovete anche tenere presente che siete dipendenti pubblici e come tali avete specifici diritti e doveri. Che dice, è d’accordo? Pensa che l’insegnamento sia per tutti, indistintamente?

N. No, affatto. Ho già una discreta esperienza come precario e anche mia moglie è insegnante. Pur nelle evidenti differenze di metodi, di personalità, di temperamenti, di competenze devono esserci solide basi culturali e comunicative, è vero. Quando parlavo di parametri e requisiti non oggettivabili mi auguravo semplicemente, e in un discorso complessivo, che venissero valorizzate le singolarità, non le omologazioni e che si evitassero generalizzazioni e arbitrarietà. Anche se personalmente, trovandomi in anno di prova, so già che non riuscirò a esprimere appieno la mia creatività e che mi terrò su binari più formali, direi quasi convenzionali.

D.E perché mai? (Squilla il telefono). Ecco, in effetti il telefono non squillava da un po’, la qual cosa era abbastanza insolita. Sono costretto a salutarla, mi dispiace. Una piccola chiacchierata siamo comunque riusciti a farla. Ad ogni modo metterò presto in agenda un incontro con voi neoassunti, assieme ai vostri tutor, per spiegarvi a grandi linee i principali adempimenti che vi spettano. E vedrà che a breve anche l’Ufficio scolastico vi chiamerà per l’incontro propedeutico (alza la cornetta e chiede all’interlocutore di pazientare un minuto). Io stesso, con i miei colleghi dirigenti, sono andato pochi giorni fa a una conferenza di servizio che verteva proprio sulle innovazioni dell’anno di prova e di formazione dei neoassunti alla luce delle recenti disposizioni ministeriali. Può parlare di questa conversazione anche ai suoi colleghi, se ha occasione di vederli. Dica loro che verrete tempestivamente informati della data dell’incontro.

N. Lo farò preside, arrivederci.

D.Buongiorno, a presto.

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