Certificazione delle competenze: dubbi e difficoltà con i nuovi modelli

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [TKT645KV] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [VH2GDQZ5] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [RL6ZMA6C] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Certificazione delle competenze: dubbi e difficoltà con i nuovi modelli

Valutazione, compiti di realtà e competenze al termine della scuola primaria. Lo stato dell'arte e gli aspetti problematici. Di Silvana Loiero. 

alunni stranieri classe primaria

Nel corso dell’anno 2017 sono state emanate norme innovative in materia di valutazione degli allievi e di certificazione delle competenze. In particolare, per quanto riguarda la certificazione, viene data una chiara definizione sia della funzione che delle modalità di effettuarla e vengono introdotti per la prima volta modelli nazionali. In realtà negli ultimi tre anni scolastici il MIUR aveva già proposto dei modelli di certificazione, ma lo aveva fatto a livello sperimentale. A partire dai risultati di tale esperienza, che ha interessato circa 2.700 scuole del primo ciclo, i modelli sono stati semplificati, migliorati e divulgati.

Il MIUR ha anche emanato delle Linee guida per aiutare i docenti nelle procedure di adozione dei nuovi strumenti certificativi (nota n. 2000 del 23.02.2017).

Sul concetto di competenza si è detto e scritto molto. Dal dibattito psico-pedagogico ormai pluriennale si ricava che la competenza:

► è la capacità di un allievo di eseguire un certo tipo di attività o di affrontare determinate situazioni; porta dunque con sé l’idea di azione. Fa infatti riferimento a un saper agire che comporta l’attivazione e l’utilizzo di un insieme di risorse, interne (conoscenze, abilità, atteggiamenti…) o esterne (materiali o strumenti utilizzati);

► è costituita da una sorta di rete integrata e funzionale fatta da componenti cognitive, affettive, sociali e sensoriali che possono essere mobilitate in azioni finalizzate di fronte a determinate situazioni;

► porta con sé l’idea di utilità, funzionalità, scopo. Il saper agire dell’allievo permette infatti di realizzare un compito, cioè un’attività intenzionale finalizzata a uno scopo;

►l’azione finalizzata può essere intellettuale o fisica, per ottenere oggetti di tipo materiale o di tipo “ideale” e “simbolico”.

Dalla teoria alla pratica

Parlare di competenze, però, è molto più facile che trasferire i diversi concetti nella pratica didattica, sia per far in modo che i ragazzi le acquisiscano, sia per consentire ai docenti di “apprezzarle”.
In particolare, per quanto riguarda la valutazione, riproponiamo l’opinione di Pellerey, secondo cui una vera competenza non si può osservare e/o misurare direttamente. Ciò che si vede ed esamina sono le manifestazioni di competenza:

“La competenza è qualcosa di analogo all’intelligenza o all’onestà. È una qualità interna all’uomo, che possiamo indurre, inferire, cogliere a partire dai comportamenti manifestati e ripetuti di una persona”.

  M. Pellerey, "Sulla valutazione delle competenze", in Didattica per competenze, Supplemento a “La Vita Scolastica” n. 2 – ottobre 2015.

Per questo motivo l’autore suggerisce di raccogliere nel tempo le informazioni importanti, per verificare se le conoscenze, abilità e competenze stesse si stabilizzano nel tempo e diventano risorse da utilizzare nello svolgere i compiti che l’insegnante propone.

Raccogliere elementi

Come raccogliere gli elementi informativi validi che ci aiutano a formulare un giudizio? Pellerey usa in proposito l’aggettivo plausibile: 

 “riteniamo che, sulla base delle prove raccolte (come le manifestazioni di competenza, le conoscenze e le abilità dimostrate), il nostro giudizio sia plausibile e degno di fiducia, perché appoggiato a elementi informativi sufficientemente affidabili e pertinenti”.

Aspetti problematici

Concludiamo evidenziando alcuni aspetti problematici:

- Come conciliare il voto numerico delle schede di valutazione con la valutazione qualitativa delle certificazioni?

- Come correlare gli indicatori delle schede di certificazione (che appaiono molto basic) con i traguardi delle Indicazioni?

- Come fare in modo che il collegio dei docenti elabori criteri di valutazione efficaci e condivisi?

Non esistono soluzioni precostituite, ci ricordano le Linee Guida, ma si dovrà dare avvio a attività di ricerca, formazione, riflessione, ripensamento delle pratiche abituali. Il tutto, come sempre, viene affidato alla professionalità dei docenti. 

Per saperne di più

Leggi l'articolo completo su "Verifiche finali" (per abbonati a La Vita Scolastica): clicca sull'immagine 

Leggi anche:

Certificazione delle competenze, un orientamento per la redazione dei modelli

Il senso della valutazione, di Mario Maviglia 

Silvana Loiero: 18 Maggio 2018 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola