Pinocchio e i suoi amici-nemici animali

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Pinocchio e i suoi amici-nemici animali

Sono ammonitori, antagonisti, soccorritori: metafore viventi degli elementi di crescita o di regressione del cammino di Pinocchio. Un libro di Delfino Tinelli.

gatto volpe pinocchio wikimedia

Per Delfino Tinelli (autore di Gli animali di Pinocchio e altre figure, Brescia 2017, Editore Franco Mannarino) quello di Pinocchio è un viaggio individuale, pieno di incontri, di sconfitte, di cedimenti interiori e di volontà di ripresa per cui il racconto delle sue avventure costituisce una Odissea dei fanciulli. Pinocchio, come Ulisse, percorre un suo itinerario, tra pericolosi incontri e avventure, ma nella coscienza, pure spesso offuscata dalle tentazioni, di un fine e di una meta sempre presenti e riconoscibili.
Il viaggio di Pinocchio tocca luoghi diversi e di diverso aspetto anche in senso figurato oltre che letterale, “perché le sue avventure rappresentano il viaggio nei vari momenti della vita dei bambini e dei ragazzi in cui, attraverso le più varie esperienze, essi raggiungono la loro maturità”. Se la metafora connessa con il Personaggio di Pinocchio si basa sul passaggio da burattino a ragazzo vero, per qualsiasi ragazzo costituisce “il passaggio dallo stato di debolezza interiore, che è proprio della minore età, alla forza della maturità interiore”. Afferma Tinelli che tale viaggio, così come è descritto da Collodi, esprime la validità permanente dei valori dell’educazione, in un racconto non privo di una propria “epica spirituale” che agli occhi del lettore si colora come “epica pedagogica”.
Quale il ruolo degli animali nel saggio del Tinelli? L’autore, dopo averci fatto osservare che in ogni capitolo delle Avventure appare uno degli animali comprimari di Pinocchio, li suddivide in ammonitori (come il Grillo parlante, il pappagallo, la lucciola, il granchio, il ciuchino), in antagonisti (la Volpe e il Gatto, il giudice scimmione, le faine, il serpente, la lumaca), in soccorritori (il colombo, il delfino, il tonno). Ogni animale si pone quindi come metafora vivente degli elementi di crescita o di regressione del cammino di Pinocchio verso la maturità, rivoluzionando il ruolo letterario e simbolico assunto dalle figure animali nella storia della letteratura.

Lucignolo

Passando invece al gruppo dei personaggi umani, fermiamoci per un attimo con Tinelli sulla figura di Lucignolo, la più somigliante a quelle degli animali, in quanto figura-simbolo, colma di significati allegorici. La sua è la rappresentazione dell’amico che esercita il compito della tentazione “in tutte le sue modulazioni, quelle della convinzione, della seduzione, dell’influenza decisiva” e che allontana Pinocchio dal punto raggiunto nel suo viaggio di formazione. Il pericolo di tale personaggio sarebbe stato, secondo Tinelli quello di diventare un soggetto di maniera (l’amico cattivo), ma Collodi attraverso tre momenti (problematico il primo, tragico il secondo, malinconico eppur spiritoso il terzo) ne fa una figura “carica di simboli nella sua infelice funzione metaforica, così problematica eppure così narrativamente felice”.
Né mancano in tali figure considerazioni che le riportano a momenti ancora attuali. Così uno dei personaggi più squallidi, l’Omino di burro, nel suo apparire come profittatore dei deboli sembra connotarsi come personaggio dei nostri giorni, con forme purtroppo attuali di sfruttamento o di industria del tempo libero per i minori, come i videogames e le sale da gioco, che distorcono le menti giovanili dai valori autentici per trasformarle in passivi mezzi per l’arricchimento altrui.

Geppetto e la Fata turchina

La galleria dei personaggi si chiude con quella delle figure genitoriali, Geppetto e la Fata turchina. Geppetto è figura paterna alla ricerca del figlio, in continua attesa dei segni della crescita del burattino-ragazzo che alla fine ritroverà il figlio che desiderava, cresciuto e trasformato. La Fata nella sua trasformazione da sorella a madre, diventa figura prevalente dal punto di vista narrativo rispetto a quella di Geppetto, ma Tinelli ci avverte che in effetti la figura più significativa resta quella di Geppetto, non solo quale guida dei primi passi di Pinocchio, ma soprattutto nelle dinamiche per cui egli è il padre che cerca sempre il figlio e per cui il figlio è sempre alla ricerca del padre.
In tutta la sua analisi, Tinelli si esprime in forma semplice e accessibile a qualsiasi lettore, ma riesce comunque a regalarci notazioni criticamente profonde, le quali ci consentono di godere pienamente delle vicende e dei personaggi di Pinocchio. La sua non è una lettura che si basi su impostazioni ideologiche o religiose, come quella, sicuramente acuta, di Bargellini (La verità di Pinocchio, Brescia 1942) o quella del Cardinale Biffi (Contro Maestro Ciliegia, Milano 1997): è analisi piana e apparentemente semplice che vuole portarci nel cuore di questa meravigliosa e complessa Odissea che è la maturazione di ogni ragazzo.
Tinelli permette non solo ai lettori più semplici, ma anche a quelli di vasta e profonda cultura, di godere a fondo di un libro che resta nella storia della letteratura moderna uno dei più famosi e in passato più letti. Dopo aver letto Tinelli non solo nonne, mamme, maestri sono destinati a essere colmi del desiderio di rileggere Le avventure di Pinocchio e di far partecipi i più piccoli di tale lettura, ma qualsiasi lettore viene colto dal desiderio di riprendere in mano un testo che ha fatto parte della sua infanzia, per essere in gran parte dimenticato nello scorrere degli anni. Il fatto è che dietro la lettura attuale di Delfino Tinelli resta perenne la lettura e la mediazione di un giovane maestro, quale egli fu prima di accedere agli alti ruoli ministeriali, il quale leggeva Pinocchio ai suoi alunni di prima e seconda elementare. Egli stesso alla fine ci confessa: “Per dirla in conclusione, passando dal noi letterario all’io personale, ho raccontato le figure di Pinocchio come le spiegavo io, quando le leggevo”.

Per saperne di più 

Delfino Tinelli vive a Manerbio (Brescia). Ispettore tecnico molto noto nel mondo della scuola primaria negli anni '80 e '90, anni di grande rinnovamento, è stato stretto collaboratore di Sergio Neri. Ha pubblicato testi di didattica per gli insegnanti ma si è dedicato anche ai bambini. Oltre a questo volume, ha infatti pubblicato Molnàr (Brescia 1967, ed. La Scuola), un saggio su I ragazzi della via Pàl.
Nella foto: Delfino Tinelli, 1986: formazione per insegnanti sui Nuovi Programmi per la scuola elementare (del 1985). A fianco, Silvana Loiero, oggi direttore di La Vita Scolastica, allora direttrice didattica del 1° Circolo di Caltagirone.

 

Foto di aperura: Wikimedia

Felice Signoretti: 17 Ottobre 2017 Articoli

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