Fine primo ciclo: differenze territoriali e divario italiani/stranieri

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Fine primo ciclo: differenze territoriali e divario italiani/stranieri

Pubblicati dal MIUR gli esiti dell’esame di Stato primo ciclo 2017/18: discrepanza con i risultati Invalsi. Di Emanuele Contu

classe multiculturale

Il MIUR ha diffuso a fine marzo un focus sugli Esiti dell’esame di Stato e degli scrutini nella scuola secondaria di I grado, riferito all’a. s. 2017/18, il primo in cui il fratello minore dell’esame di maturità si è svolto con le novità introdotte dal D.Lgs 62/2017. Prova Invalsi prerequisito, ma fuori dall’esame; tre scritti (italiano, matematica, lingue straniere) e colloquio orale; rilievo al voto di ammissione, pesato ora per il 50% del voto finale (in passato valeva un settimo dell’esito conclusivo): queste le novità più rilevanti introdotte a partire dal giugno dello scorso anno.

In crescita costante gli ammessi all’esame

Il decreto 62 ha limitato le possibilità di non ammissione all’anno successivo e all’esame di Stato nel primo ciclo. Il dato sugli studenti ammessi nel 2018 risulta in effetti in crescita rispetto all’anno precedente – da 98,0% a 98,3% – ma è una conferma più che una novità: dal 2010/11 (ammessi 95,9%) la percentuale è in crescita costante. Nello stesso periodo rimane invece costante la quota dei licenziati, nel 2018 attestata al 99,8%.

Le questioni territoriali

Si registra da tempo una discrepanza tra esiti negli esami di Stato e risultati Invalsi in alcune regioni, segnatamente al Meridione. Non fanno eccezione i dati 2018 per le classi terze: Calabria e Puglia riportano esiti tra i più bassi nelle prove standardizzate nazionali, ma sono le due regioni in cui si registra la percentuale più elevata di studenti che hanno concluso l’esame di Stato con 10 o 10 e lode, 13,5% a fronte del 9,3% nazionale.

Il divario tra italiani e stranieri: barriera linguistica o socio-economica?

I dati più interessanti sono forse quelli relativi al divario tra studenti con cittadinanza italiana e coetanei stranieri. Il fenomeno si manifesta già in fase di ammissione: viene ammesso il 98,7% degli italiani, ma il 94,9% dei non italiani. Il gap si è ridotto negli ultimi anni, ma forse più per effetto del crollo generale delle non ammissioni. Il dato trova conferma nei diversi indicatori: sono licenziati con 6 o 7 il 71,3% dei candidati stranieri, contro il 48,3% degli italiani; arriva al 10, con o senza lode, il 9,9% degli italiani e solo il 3,2% dei non; il voto finale medio è 7,1 per gli stranieri, 7,7 per i coetanei con passaporto tricolore.

Tuttavia, la differenza tra i ragazzi stranieri di prima immigrazione e quelli nati in Italia (le seconde generazioni) è quasi nulla: segno che la differenza tra italiani e stranieri più che linguistica è socio-economica. Le seconde generazioni, insomma, potrebbero prendere voti più bassi pur parlando l’italiano dalla nascita perché inseriti in contesti, mediamente, più poveri. Eppure non mancano le eccezioni: ad esempio il fatto che gli studenti cinesi (di prima e seconda generazione) abbiano la stessa valutazione media degli italiani nella prova di matematica (7,4), mentre i coetanei filippini nello scritto di lingue con il loro 7,5 medio riescono addirittura a sopravanzare di un decimale gli italiani.

Per saperne di più

Esiti dell’esame di Stato e degli scrutini nella scuola secondaria di I grado

MIUR - Gestione Patrimonio Informativa e Statistica

https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Focus_esiti_Igr_201718_rev3.pdf

 

 
Emanuele Contu: 23 Aprile 2019 Articoli

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