eBook e apprendimento nelle biblioteche scolastiche

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [P3IXA7YD] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [PJE2X2HB] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [KMT2ZTPH] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

eBook e apprendimento nelle biblioteche scolastiche

Intervista a Paolo Ferri, professore ordinario di Teorie e Tecniche dei Nuovi Media presso l’Università di Milano Bicocca

Piano Nazionale Scuola Digitale e biblioteche: quali azioni sono state fatte? In che modo il digitale può portare valore aggiunto nel settore specifico delle biblioteche scolastiche? Ne parliamo con Paolo Ferri, docente di Tecnologia per la didattica all'Università di Milano-Bicocca e autore di diversi volumi sul rapporto fra bambini, apprendimento e tecnologie.

A Montelupo

Professore, si è da poco chiuso il bando per l’azione #24 del PNSD, sulle biblioteche scolastiche innovative. Come giudica questa particolare iniziativa?

In modo molto positivo! Dai dati informali che ho avuto modo di leggere, pare che la partecipazione sia stata molto ampia, più di 3000 domande, segno che l’esigenza esisteva. D’altronde la situazione delle biblioteche scolastiche italiane, come è stato ben evidenziato dal rapporto AIE del 2013 “Il Buco nero delle biblioteche scolastiche”, è tutt’altro che florida. Alcuni dati ce lo dimostrano chiaramente. Ad esempio: l’indice di rappresentatività delle novità in commercio presenti nelle biblioteche scolastiche è solo dello 0,4%; il 66,7% delle biblioteche scolastiche compra circa 10 novità all’anno, su un totale dei libri in commercio superiore alle 600.000 unità ed un numero di novità superiore alle 50.000; le biblioteche scolastiche che tecnicamente offrono un servizio bibliotecario (hanno un catalogo, personale dedicato e formato) sono probabilmente meno di 1000, a fronte di più di 40.000 sedi scolastiche.
L’iniziativa è quindi benvenuta e positiva, anche se, forse, si poteva puntare con più decisione sugli aspetti legati al digitale. Non dimentichiamo però che la visione della biblioteca scolastica come luogo dove gli animatori digitali possono svolgere il loro ruolo e dove si possano svolgere diverse attività di tipo creativo è sicuramente da difendere e sviluppare, in modo che le biblioteche scolastiche diventino dei laboratori in cui sviluppare nuovi modi di collaborare, condividere e creare sapere attraverso metodologie didattiche diverse dalle tradizionali.

Diceva prima della necessità di una maggiore attenzione al digitale, anche in questa azione specifica. Ci può spiegare meglio?

È una considerazione legata alle percentuali specifiche di finanziamento proposte da questa azione. Solo il 15% del finanziamento richiesto per il progetto poteva essere dedicato all’acquisto di contenuti digitali, forse questa percentuale poetva anche essere aumentata. È vero che il digitale permette dei risparmi significativi sull’acquisto dei contenuti, sappiamo infatti che per offrire una sola novità editoriale a studente (al prezzo medio di 10 euro) servirebbero 10 x 7,8 mln = 78 mln di euro, mentre con il digitale ed il prestito digitale effettuato fra reti bibliotecarie è possibile offrire le novità editoriali ad una frazione di quel costo; ciònonostante il limite del 15% è forse eccessivo, al fine di raggiungere lo scopo del bando, che sembra la creazione di uno spazio fisico e digitale che permetta di acquisire le competenze necessarie a fruire all’insieme dei saperi presenti nel web, ma non solo.

Ci spiega come, a suo parere, il digitale può rivelarsi più conveniente rispetto al cartaceo per quanto riguarda l’accesso ai contenuti? Insomma, gli eBook, in alcuni casi, non costano molto meno del corrispettivo cartaceo...

Si, è vero. Capita che il prezzo di copertina degli eBook non sia di molto inferiore al corrispettivo cartaceo. Ma le biblioteche digitali, oltre al risparmio sul prezzo di copertina, permettono di collaborare in modo diverso e molto più efficiente di quanto sia possibile in ambito cartaceo/fisico. Grazie alla possibilità di condividere le collezioni, le biblioteche digitali possono evitare di comprare sempre gli stessi titoli, andandoli a prendere a prestito (in pochi click di mouse) da una biblioteca della rete che lo possiede e che ha deciso di condividerlo. Allo stesso modo per i quotidiani e le riviste è possibile accedere alle versioni digitali di testate di tutto il mondo ad un costo che è una frazione di quanto costano i corrispettivi cartacei. Il Sistema Bibliotecario del Comune di Milano, ad esempio, offre accesso a più di 5000 riviste e quotidiani digitali da tutto il mondo e non credo proprio che abbia i soldi per sostenere il loro costo, se dovesse sottoscriverli tutti in cartaceo. Ma con il digitale ci riesce. Se andiamo poi a pensare a tutta la mole di risorse informative, di contenuti digitali “open” ossia in qualche modo gratuiti ci rendiamo conto che il vantaggio di offrire contenuti digitali è enorme. Tramite la mia università, ad esempio, posso accedere a più di 14000 riviste scientifiche ed accademiche gratuite disponibili in Open Access, oltre a più di 150.000 ebook sempre gratuiti e a diverse altre tipologie di risorse informative che sono liberamente disponibili in rete ed opportunamente indicizzate dal sistema di biblioteca digitale in uso presso le istituzioni che ho citato.

Lei stesso, insieme con molti altri studiosi, esalta le nuove possibilità di collaborazione che offre il digitale. Il bando offriva dei punti per la collaborazione con altri soggetti, come ad esempio le biblioteche pubbliche. Può farci qualche esempio di questo tipo di collaborazioni favorite dal digitale?

Il digitale permette la creazione di gruppi informali di apprendimento che favoriscono la scambio di conoscenza fra pari e la co-creazione di sapere. Nelle attività di e-learning in modalità blended che effettuiamo nella mia Università lo vediamo molto chiaramente. Ma più prosaicamente, e tornando al caso delle biblioteche scolastiche, le biblioteche scolastiche milanesi hanno ad esempio la possibilità di entrare in rete con il Sistema Bibliotecario del Comune di Milano (così come le biblioteche di altre città possono farlo con il proprio sistema bibliotecario di riferimento) ed entrare, nel caso di Milano, in una rete che vede già collaborare 4500 biblioteche di tutta Italia, grazie al network MLOL ed ottenere così dei vantaggi significativi in termini di costi e di disponibilità di risorse, che senza il digitale e le possibilità di collaborazione attualizzate da questo network non sarebbero stati possibili. In questo modo diventa veramente possibile, anche con i limitati budget a disposizione, offrire un vero servizio di biblioteca scolastica.

Per saperne di più

Giulio Blasi: 4 Ottobre 2016 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola