Diventare consapevoli di come si impara

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Diventare consapevoli di come si impara

Terzo appuntamento con il tema della valutazione. Dopo Ivo Mattozzi e Tiziano Pera, interviene Paola Traverso. Introduce Bruno D'Amore.

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Valutazione_Paola Traverso

Sembra impresa facile verificare lo stato degli apprendimenti degli studenti, ma non lo è affatto; non solo perché è difficile riscontrare paradigmi oggettivi, che è stato il sogno di alcuni decenni fa, ma perché dietro le risposte e gli atteggiamenti degli studenti si nascondono maglie apprenditive di una complessità enorme; e poi, che cosa esattamente si valuta? 

Quel che il bambino sa, quel che sa fare, come si pone di fronte a questi saperi? Come li usa, a proposito o no? E poi, non sarà che quel che dimostra di aver appreso dipende da come noi gli chiediamo quel che ha appreso? Da come noi ci poniamo sul vertice insegnante, nello schema d’aula: insegnante, sapere, alunno? I suoi ruoli sono definiti dalle nostre richieste? Ha la libertà di creare, di inventare, di proporre… o gli diamo solo l’opportunità di rispondere pedissequamente a quel che ci aspettiamo da lui?

Il tema è complesso, ma va affrontato in modo consapevole e opportuno. Per questo, "La Vita Scolastica" ha deciso di dedicare tempo e sforzi a questo delicato aspetto della didattica; come prima mossa, abbiamo deciso di chiedere alcuni interventi a specialisti, tanto per cominciare a rompere il ghiaccio. Seguiranno altri interventi programmati e, spero, molti spontanei, da parte dei lettori. - Bruno D'Amore

 

Diventare consapevoli di come si impara
 di Paola Traverso

Le Indicazioni nazionali sottolineano che una buona scuola è in grado di promuovere apprendimenti significativi e garantire il successo formativo per tutti gli alunni. Sempre secondo le Indicazioni, un’efficace azione formativa dovrebbe, tra le altre cose, promuovere nell’alunno “la consapevolezza del proprio modo d’apprendere”. Come si può raggiungere un simile obiettivo? E come è possibile rendere la meta più facilmente raggiungibile? L’articolo intende dare una risposta a queste domande e offrire ai docenti alcuni spunti operativi. 

Le Indicazioni nazionali, in linea con l’invito della Comunità Europea all’apprendimento permanente, riservano grande attenzione alla promozione della consapevolezza del proprio modo di apprendere da parte dell’alunno, ponendola quale condizione essenziale per “imparare ad apprendere”.
Per raggiungere quest’ultimo traguardo è necessario procedere gradualmente, valorizzando alcune tappe significative: portare gli allievi a riconoscere i propri punti di forza e debolezza per essere in grado di autovalutarsi; aiutarli a capire come superare le difficoltà e quali strategie usare; favorire l’individuazione degli stili di apprendimento.

Il compito, per insegnanti e bambini, non è affatto semplice. Per i docenti si rende necessario pianificare con cura le attività, organizzando percorsi variegati e predisponendo strategie didattiche adeguate ai bisogni della classe e ai vari stili di apprendimento degli alunni. È inoltre importante offrire molteplici opportunità per potenziare le capacità cognitive, socio-comunicative e metacognitive.

Tante domande per iniziare

Quanto agli stili di apprendimento, per un bambino può essere molto complicato riconoscere il proprio se in classe non vengono offerte situazioni che permettano di svolgere una pluralità di esperienze e di riflettere su quanto accaduto.
Poiché anche gli insegnanti hanno stili di apprendimento preferenziali, che influenzano i loro stili di insegnamento, può essere utile porsi alcune domande sulle attività che si vogliono proporre o sono state proposte in classe.

• Che tipo di stimoli ho offerto agli alunni?
• Che tipo di intelligenze multiple e di canali sensoriali sono stati attivati?
• La varietà di attività è stata bilanciata?
• Le mie preferenze hanno influenzato le attività proposte?
• Le attività sono state adatte ai bisogni dei discenti e ai loro stili d'apprendimento?

La riflessione può concentrarsi anche sugli aspetti che riguardano le strategie cognitive, socio-comunicative e metacognitive.

• Ho offerto agli alunni strategie per stimolare gli aspetti cognitivi e organizzare le conoscenze?
• Ho utilizzato attività di comparazione, ordinamento e classificazione?
• Ho proposto diagrammi, grafici, mappe?
• Ho fatto usare strumenti come dizionari, atlanti, schedari, risorse online?
• Ho dato spazio a lavori di coppia e di gruppo, a discussioni collettive?
• Ho offerto agli alunni momenti di riflessione per pensare alle attività svolte e alle reazioni suscitate?

Quest’ultima domanda è fondamentale. Le strategie metacognitive, infatti, rivestono un ruolo cruciale “nell’imparare ad imparare”. Riflettendo su quanto è accaduto in classe, su cosa è successo durante una certa attività, su quali sono stati i pensieri e le emozioni che hanno accompagnato un evento, gli alunni possono dare senso e significato alle proprie esperienze scolastiche, avviarsi a una progressiva consapevolezza di come si impara e iniziare il cammino verso il processo di autovalutazione. Infatti, attraverso questo ricordo-riflessione, gli alunni possono incominciare a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza, a capire che cosa per loro è facile e cosa è difficile, quali sono le attività che preferiscono e perché.

Suggerimenti pratici per il lavoro in classe

Attività di metacognizione possono essere introdotte già a partire dai primi anni della scuola primaria. I bambini possono essere invitati a esprimere il loro gradimento sulle attività svolte: si può chiedere cosa è piaciuto di più, cosa è piaciuto di meno, cosa hanno trovato noioso, cosa hanno trovato difficile, quale attività vorrebbero ripetere. Discussioni con l’intera classe possono essere utili anche per cominciare a indagare sui diversi stili di apprendimento (sistemi sensoriali, intelligenze multiple ecc.). Gli alunni “visivi”, per esempio, prediligono le attività dove viene fatto uso di oggetti, figure, immagini, video; gli alunni “uditivi” sono attratti dalle filastrocche, dai giochi di parole, dalle canzoni. Gli alunni con una spiccata intelligenza interpersonale amano i lavori di coppia e di gruppo, le discussioni, le interviste. Gli alunni con una marcata intelligenza logico-matematica preferiscono le attività di tipo logico come i raggruppamenti, le comparazioni e le classificazioni.

Specialmente i bambini più grandi possono essere invitati a riflettere sul significato delle varie attività: a cosa è servito un certo lavoro e perché lo si è fatto; cosa si è imparato e cosa ci ha aiutato ad imparare. Nelle ultime classi della primaria, può essere produttivo invitare gli alunni, all’inizio di una lezione, a ricordare brevemente cosa è stato fatto la volta precedente. Poi si può illustrare sinteticamente cosa verrà proposto nella nuova lezione. Il sapere cosa si farà, oltre a stimolare l’interesse, aiuta gli alunni a riconoscere la pianificazione del lavoro e a trovare i nessi tra le varie attività.
Al termine di una unità di lavoro, o di una serie di unità, si può proporre un momento di riflessione su cosa è stato fatto, sugli aspetti che sono stati più interessanti e piacevoli, sulle difficoltà incontrate, su cosa ha aiutato a superarle, su cosa si è imparato. Questa procedura aiuta gli alunni a ripensare alle esperienze svolte, a porsi delle domande, a percepire i loro progressi nell’apprendimento.
Le discussioni collettive possono essere seguite da attività di riflessione personale dove ogni alunno è invitato ad esprimersi individualmente utilizzando strumenti come schede, questionari, disegni, brevi racconti nello stile del diario, semplici metafore visive e verbali (l’attività per me è stata come... un animale, una pianta, un colore, un sapore).

Fondamentale è che le attività di riflessione e autovalutazione non siano mai noiose e meccaniche, ma stimolanti dal punto di vista cognitivo ed emotivo. In questo modo, gli allievi potranno riconoscersi come autentici protagonisti del percorso di apprendimento.

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