Un patto con le famiglie

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Nel patto di corresponsabilità educativa si possono trovare elementi utili a favorire una maggiore collaborazione tra insegnanti e genitori. Di Silvana Loiero

editoriale VS 1 2018 loiero

Esiste uno strumento previsto dalle norme, elaborato in tutte le scuole ma generalmente considerato soltanto un pezzo di carta da consegnare ai genitori all’inizio dell’anno scolastico. Si tratta del patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia, un mezzo molto utile per coinvolgere i genitori nella vita scolastica. Ne ricordiamo agli insegnanti l’esistenza perché in questo documento possono trovare posto una serie di elementi utili a favorire una maggiore collaborazione tra insegnanti e genitori, nel rispetto di compiti, ruoli e competenze.

Tra i vari contenuti del patto ne citiamo uno spesso oggetto di conflittualità: la questione dei compiti a casa. Una riflessione approfondita e condivisa su questo tema può aiutarci ad avviare l’anno con maggiore serenità e a portare avanti le attività con maggiore efficacia.
La nostra idea è che i compiti assegnati a casa, oltre a essere distribuiti in un ragionevole arco di tempo e calibrati nelle quantità, in base a un accordo tra i diversi insegnanti che lavorano nella stessa classe, debbano avere un obiettivo preciso: essere funzionali a consolidare gli apprendimenti. Il che vuol dire rendere maggiormente stabile quanto è stato già acquisito nel corso delle diverse attività svolte in classe. In una parola: gli allievi devono essere in grado di svolgere i compiti a casa, anche utilizzando tecniche e strategie che, a mano a mano, i docenti hanno fatto loro apprendere.

Soltanto a queste condizioni possiamo aspettarci che i genitori aiutino i figli: li aiutano a gestire il tempo e i modi di lavoro a casa, fanno sì che i ragazzi possano a organizzarsi al meglio, che diventino sempre più responsabili, gradualmente autonomi, e si “abituino” alla fatica. Non possiamo, né dobbiamo, chiedere ai genitori di “studiare” con i figli (o al posto dei figli, come a volte accade). Tra l’altro, non tutti i genitori sono culturalmente in grado di farlo, per cui questo genererebbe una enorme disparità tra gli allievi.
 

Editoriale di La Vita Scolastica ottobre 2018

Sfoglia il numero a questo link

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