Arte, coding e robotica educativa: intrecciare le discipline nello studio dei poligoni

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Arte, coding e robotica educativa: intrecciare le discipline nello studio dei poligoni

Marzia Lunardi, assieme a Giuliana Lo Giudice, ha proposto in classe una didattica alternativa per insegnare le basi di geometria partendo da un quadro di Piet Mondrian. Di Daniele Dei

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Un intreccio tra arte, coding e robotica educativa nello studio dei poligoni alla scuola primaria. L’idea è di una docente dell’istituto comprensivo di Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, che ha realizzato un progetto destinato ai ragazzi di una sua classe quarta. Marzia Lunardi ha avuto modo di illustrare questa proposta nel corso del 32esimo convegno di matematica di Castel San Pietro Terme in cui ha presentato un proprio poster realizzato assieme a Giuliana Lo Giudice del liceo “Giorgione” di Castelfranco Veneto.

Marzia, come hai iniziato a proporre la tua idea in classe?

È un percorso di geometria che ho fatto in una quarta elementare della scuola primaria “Pietro Guado” di Salice Terme e ho inserito all’interno della mia classe. Ho calato questo progetto nella mia programmazione: mi ha permesso di approfondire e di far lavorare i bambini sugli angoli connotando la didattica con una forte impronta di arte, di coding e di robotica.

Prima hai però iniziato da uno strumento non digitale...

Sono partita dal coding Unplugged e quindi dai giochi sulla scacchiera a terra, perché mi piace che i bambini provino sempre con il corpo e facciano sperimentazione per trovare una soluzione. Il compito assegnato era quello di trovare l'algoritmo che mi disegnasse un quadrato. Prima lo abbiamo provato sulla scacchiera a terra, ma il passo successivo è stato lavorare con la robotica. In particolare abbiamo usato un robottino che si chiama Mind, che disegna finché si muove. Mind ci ha permesso di testare se l'algoritmo individuato fosse esatto o meno. Se disegnava effettivamente un quadrato, l'algoritmo che avevo trovato era giusto, altrimenti avrei dovuto rivedere i passi delle istruzioni fornite al robot.

Perché questo percorso ha una connotazione artistica?

Perché a questo punto abbiamo visionato alla Lim i quadri dei pittori astratti e ci siamo fatti affascinare da questo tipo di arte. I bambini sono stati in particolare attratti da un quadro di Piet Mondrian che aveva le figure sovrapposte. Hanno detto: "Maestra, adesso ognuno di noi prova l'algoritmo del quadrato con Mind su un grande cartellone’". Li hanno progettati in modo tale che ogni quadrato si sovrapponesse a quello compagno. Faccio un esempio: io lo disegno di Passo Uno, il mio compagno Passo Due, un altro compagno di Passo Tre. A quel punto otteniamo un vero e proprio quadro astratto, caratterizzando le regioni che si incontrano con colori diversi e, così, creiamo anche noi la nostra opera d'arte. È venuto un bellissimo lavoro.

Dai quadri astratti ai poligoni, qual è stato il passaggio?

Il passo successivo è stato un lavoro mio. Ho detto ai bambini: "Adesso passiamo a lavorare su Scratch. L'algoritmo che voi avete trovato muovendo Mind sulla scacchiera adesso lo traduco io e vi faccio vedere la sua trasposizione con i blocchetti colorati di Scratch". A quel punto l’ho creato alla Lim e ho proseguito: "Bene, questo è l'algoritmo che disegna il quadrato. Adesso voi (ho diviso la classe in sette gruppi, ndr) lavorate su tutti gli altri poligoni regolari”.  C'è stato il gruppo che si è esercitato sul triangolo, un altro sul pentagono, altri sull'esagono e sull’ettagono, e così via. A ogni gruppo è stato assegnato un poligono, si è trovato l'algoritmo su carta e lo ha testato ancora una volta con il robottino Mind, stavolta programmato dalla app perché di per sé, come programmazione manuale, esegue solo un angolo di 90°. A quel punto hanno tradotto l'algoritmo trovato con i blocchetti colorati di Scratch.

Questo percorso è stato fondamentale per consolidare un lavoro sugli angoli. Mettiamo che debba disegnare un triangolo equilatero: quando devo realizzare il primo lato, il robottino va dritto e disegna una linea orizzontale. Dopodiché deve ruotare, ma di quanto? Non deve infatti girare di un angolo di 60° per fare la punta del mio triangolo, ma dell'angolo supplementare.

È questo il punto focale del percorso?

La cosa importante che il bambino deve arrivare a capire è questa: quando lavoro con i poligoni e li disegno, sto utilizzando gli angoli supplementari. Tutto questa attività è stata riportata nel quaderno di geometria e mi ha aiutato a consolidare un percorso didattico sugli angoli che altrimenti avrei fatto in un altro modo. Sicuramente con questa modalità è stata più divertente.

Dopo che ogni gruppo si è creato il proprio algoritmo (l'esagono, il pentagono, l'ottagono…) abbiamo proiettato tutto alla Lim e fatto le singole presentazioni degli elaborati. È qui che abbiamo condiviso il lavoro: i bambini hanno compreso il fatto per cui tutti gli algoritmi si assomigliavano. Il tratto distintivo era proprio l'angolo di rotazione: per chi aveva disegnato il triangolo, era 360 gradi (ovvero l'angolo giro, ndr) diviso 3; per chi aveva disegnato il pentagono era 360 diviso 5; per chi aveva disegnato l’esagono era 360 diviso 6 eccetera. Quindi, in poche parole, per trasporre il "mio" algoritmo in quello più generale avrei dovuto inserire come blocco “ruota di” 360 gradi diviso il numero dei lati.

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