Valutare senza stress…

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Valutare senza stress…

LA RUBRICA “OSSERVATORIO”, ANTICIPO DA “LA VITA SCOLASTICA”, N. 5, 1° GENNAIO 2012.

Quando si avvicinano le scadenze di scrutini e pagelle, si ravviva il discorso sulla valutazione. È un impegno di non poco conto, perché il giudizio quadrimestrale “fissa” in un voto numerico un processo complesso.

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Quando si avvicinano le scadenze di scrutini e pagelle, si ravviva il discorso sulla valutazione. È un impegno di non poco conto, perché il giudizio quadrimestrale “fissa” in un voto numerico un processo complesso, dove intervengono tanti fattori: le condizioni socio-culturali degli allievi, le loro motivazioni, il loro modo di vivere l’esperienza scolastica, gli apprendimenti conseguiti... per non parlare poi delle pratiche valutative dei docenti. E qui si pongono domande urgenti: ci sono criteri comuni nella scuola, standard di risultato, prove di verifica coordinate, strumenti condivisi?

Tanto basta per non fidarsi troppo dei soli voti, né puntare tutto sulla “media” dei numeri o dei punteggi. Se in matematica 4 + 8 fa 12, con media 6, questo non vale in docimologia, non fosse altro perché i voti fanno parte di una “scala” ordinale e non a intervalli: si può calcolare legittimamente la mediana, non la media. Ma lasciamo questi calcoli ai docimologi.

Per un insegnante la valutazione deve continuare ad avere un prevalente funzione educativa, conoscitiva, di regolazione del processo di apprendimento. Anzi, poiché il voto in pagella “comunica” un valore, una stima, un giudizio sintetico (troppo sintetico!), occorre prestare attenzione non solo all’accuratezza della valutazione, ma anche all’impatto comunicativo nei confronti dell’allievo e dei suoi genitori.

Valutare significa anche spronare, motivare, incoraggiare, mandare dei segnali, riconoscere: enfatizzando i successi, non nascondendo le criticità, ma sempre con serenità propositiva. La valutazione fa parte integrate di una corretta relazione educativa e ne segue tutte le regole. Perfino i test Invalsi dovrebbero “piegarsi” a questa logica: ci misuriamo con quesiti e richieste che vengono “da fuori”, che non fanno parte della storia della nostra classe, ma accettiamo questa sfida per metterci alla prova, per riflettere sul nostro lavoro e sui nostri apprendimenti.

Parliamo di questo con i nostri allievi, sarà un allenamento metacognitivo (ed etico) migliore di quello proposto dai manuali per superare le prove!

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