Uno spazio per discutere le “Indicazioni”

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Abbiamo messo a disposizione di tutti i lettori la bozza delle "Indicazioni" diffusa dal MIUR. Noi di “La Vita Scolastica”, “Scuola dell’infanzia”, “Sesamo Didattica interculturale” intendiamo accogliere il dibattito più ampio possibile. Vi invitiamo a dire la vostra commentando questo articolo. A fine giugno invieremo tutti i vostri messaggi al Ministero. 

Dal sito del Miur

Non possiamo che plaudire alla 'chiamata' delle scuole ad esprimersi prima della definizione del testo delle "Indicazioni": ricordo che l’ultima volta in cui fu chiesto – blandamente, tra l'altro – alle scuole di 'dire la loro' fu in occasione, per la primaria, dei programmi dell’85 e, per la scuola dell'infanzia (“materna” si chiamava...), per gli "Orientamenti" del ’90.

Un secolo fa: alcuni lettori più adulti ricorderanno quella discussione che ebbe anche momenti appassionati; molti però, più giovani, penso non abbiano memoria di una simile consultazione. Mi sembra, comunque, un segno di rispetto per la 'pedagogia della scuola', che ha avuto (e mi auguro abbia ancora in futuro) un ruolo fondamentale nel costruire la 'buona fama' del primo percorso di istruzione italiano.

Oggi la partecipazione si può avvalere delle tecnologie (che in quegli anni ormai lontani non esistevano) e pertanto davvero il dibattito può coinvolgere ciascuno: dirigenti, docenti ma anche i genitori e i cittadini in generale. Perché, infatti, la scuola come servizio fondamentale di un Paese non può interessare solo chi ci lavora e chi la utilizza: ogni cittadino è interessato, poiché essa è uno degli indicatori della civiltà di un popolo.

Questo messo a disposizione dalle riviste è dunque uno spazio aperto e rispettoso del pensiero di tutti. Il testo delle "Indicazioni" (più di cinquanta pagine) è certo ampio e complesso: non potrebbe essere diversamente per un documento che deve regolamentare l'istruzione per molti anni. Sappiamo che vi stanno lavorando esperti di indubbio valore che hanno dato alla prima stesura molto del loro pensiero e della loro esperienza: ora la palla è lanciata all’esterno e il gioco è avviato. Mi sembra valga la pena di entrare in campo. 

LEGGI LA NUOVA BOZZA DELLE "INDICAZIONI" e LASCIA IL TUO COMMENTO 

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Commenti

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    pecciantiGS

    10:23, 9 Luglio 2012
    Dopo aver letto, riletto e confrontato la bozza delle Indicazioni con la realtà della scuola e i bisogni di alunni e insegnanti, propongo due riflessioni generali, che stanno a monte dei singoli argomenti e delle singole discipline.

    Mi chiedo prima di tutto quale sia il senso di questa operazione. Perché dare nuove Indicazioni se non si ravvisa la necessità di fare cambiamenti forti e sostanziali rispetto alle precedenti? Si fa molta fatica a capire.

    Mi pare poi che tutto l'insieme pecchi di grande astrattezza e grande distanza dalla scuola reale. Trovo infatti utopico pensare che si possano dare Indicazioni così vaghe, talvolta anche difficili da interpretare e rimandare agli insegnanti l'onere di costruire i curricoli, quando sappiamo che costruire un curricolo è cosa niente affatto semplice, neppure per gli specialisti, e sappiamo anche che gli insegnanti non sono specialisti, e non sono neppure supportati da adeguati percorsi formativi, atti a questo ed altri scopi.
    Per rendersi conto delle difficoltà di coloro che dovrebbero scrivere i curricoli, basta considerare, ad esempio, queste indicazioni relative alla riflessione sulla lingua.

    "Padroneggia e applica in situazioni diverse le conoscenze fondamentali relative all'organizzazione logico-sintattica della frase semplice, alle parti del discorso (o categorie lessicali) e ai principali connettivi" (Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria).
    "Riconoscere in una frase o in un testo le principali parti del discorso, o categorie lessicali, e conoscerne i principali tratti grammaticali." (Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria).
    "Conoscere le fondamentali convenzioni ortografiche e servirsi di questa conoscenza per revisionare la propria produzione scritta e correggere eventuali errori." (Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria).

    Colpisce in questi esempi la forte presenza degli aggettivi "principale" e "fondamentale", da me evidenziati, che sottolineano tutta la vaghezza astratta e discutibile di queste formulazioni. Quali sono le fondamentali convenzioni ortografiche? E i principali tratti grammaticali delle principali parti del discorso? In base a queli criteri possiamo fare delle graduatorie? Credo che le discussioni potrebbero essere infinite e mi chiedo se sia materia da lasciare legittimamente alla libera interpretazione di scuole e insegnanti.

    Maria Cristina Peccianti
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    lrossi6

    9:23, 26 Giugno 2012
    Mi interessa molto il dibattito sulla storia che si sta sviluppando. Io sono un'insegnante e devo dire che sento come un limite l'attuale 'vincolo' sulla storia antica. 


    Sono d'accordo che se si fa storia 'a maglie larghe' e' più facile attualizzare, ed e' anche vero che gli insegnanti sono liberi di rapportarsi al presente. Ma la maggior parte dei miei colleghi segue i libri di testo e raramente fa collegamenti con il presente. Quando si stendono dei Programmi bisognerebbe sapere bene quel che succede davvero in classe. 


    Tutti più o meno parlano della Shoah nel Giorno della Memoria, ma se in quel periodo si sta parlando dei Romani antichi e' difficile fare un salto del genere. Secondo me, andando avanti di questo passo, invece della storia insegniamo delle storielle, e ci accontentiamo di questo anche perché non sappiamo bene come fare. Mi piacerebbe che le nuove indicazioni tenessero conto di tante contraddizioni che ci sono nella scuola reale.
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    giusi.veca

    11:57, 21 Giugno 2012
    Sono una docente di scuola primaria e volevo esprimere la mia condivisione rispetto all'intervento precedente di  Ilandi. Poichè era quello che pensavo di dire ed è stato espresso in modo eccellente, mi limito a perorare la causa. Aggiungo che non affrontare con i bambini della primaria l'arco di tempo escluso dai programmi, limita i collegamenti con le tematiche socio culturali che si affrontano in italiano e quel fermarsi all'anno zero non permette ai bambini, seppure al loro livello, di farsi un'idea dell'evoluzione del pensiero e della vita dell'uomo.
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    llandi

    0:3, 21 Giugno 2012
    Poichè insegno Didattica della Storia presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Firenze il mio intervento si limiterà alla disciplina di mia competenza. La premessa al curricolo di storia nelle “Indicazioni” di Giuseppe Fioroni mi pare appropriata e convincente per la metodologia (ad esempio l’insistenza sull’uso didattico delle fonti) e per le finalità che propone. Per i contenuti, invece, mi permetto di avanzare alcune riserve e controproposte. La cosa che balza subito agli occhi è la riduzione che i contenuti della nostra disciplina hanno subito a livello di scuola Primaria rispetto ai Programmi del 1985. Nelle Indicazioni si legge infatti: “Si inizierà focalizzando l'attenzione degli alunni sugli aspetti della vita sociale, culturale e materiale delle società preistoriche, protostoriche e del mondo antico, e si passerà, man mano che le capacità degli allievi crescono, allo studio di processi più complessi. La scansione fra primaria e secondaria di primo grado è costituita dalla Caduta dell'impero Romano d’Occidente”. Non mi sembra un buon suggerimento quello di studiare la civiltà greca e romana (dove il Mondo Occidentale affonda le proprie radici) una sola volta nella scuola dell’obbligo con la mentalità di un bambino di 9 o 10 anni. In passato, è stato spesso criticato che la storia studiata nella scuola media ricalcava quella delle elementari e che la stessa veniva riproposta alle superiori. A mio avviso il problema non consiste nel tornare per tre volte sugli Egiziani, sui Romani, ecc., ma nel riproporre per tre volte la stessa Histoire évènementielle, con lo stesso metodo, la spiegazione dell'insegnante e lo studio mnemonico del testo, variando solo la quantità delle informazioni (Calvani A. 1986, p. 57). Per evitare questo pericolo una buona proposta mi sembra quella di prevedere un organico curricolo a spirale (Cfr. Bruner J., 1975, p. 85) che affronti a livelli diversi gli stessi periodi storici con interessi diversi. In questa prospettiva, a livello di scuola primaria, si potrebbero focalizzare aspetti della vita quotidiana caratteristici delle varie epoche (“Qual era l’economia dei primi Sapiens giunti in Europa dal continente africano?”, "Come si viveva nell'antica Roma? ... e nei castelli? ... e nei Comuni? Come si svolgeva la vita nelle campagne e nelle città all'inizio del XX secolo?"). Si verrebbero così a tratteggiare quei grandi “Quadri di Civiltà” di cui parlavano i Programmi del 1985. Confrontando questi quadri, inizialmente ordinati in semplice successione temporale, i bambini potrebbero, opportunamente guidati dall'insegnante, notare le differenze tra le diverse organizzazioni sociali che si sono succedute nel tempo e capire che le società umane cambiano continuamente sia pure con ritmi diversi, a volte veloci, a volte lentissimi. Dal punto di vista epistemologico la correttezza di questa scelta è garantita dall’esistenza, a livello scientifico, dell’etno-storia, che studia le società del passato come realtà quasi immobili (Aries P., 1983, p.165). Questa caratteristica della storia del quotidiano offre la possibilità di aggirare buona parte delle difficoltà che i bambini hanno ad orientarsi nella dimensione temporale. Focalizzare lo studio della storia, a livello elementare, sulle caratteristiche strutturali delle civiltà del passato permette di costruire una rete concettuale utile per confrontare le varie società umane esistite nel tempo e nello spazio. Un confronto che faciliterà anche quel processo di contestualizzazione dei concetti storici che costituisce uno dei maggiori ostacoli alla comprensione della nostra disciplina a livello di scuola primaria. In questa rete concettuale si andranno, poi, ad inserire organicamente, nei successivi livelli scolastici, la storia economica e politica evitando inutili e sterili ripetizioni. La visione descrittiva dei vari periodi storici che gli studenti dovrebbero essersi formata nella scuola primaria, nella secondaria inferiore dovrebbe, infatti, arricchirsi di uno studio più attento agli avvenimenti economici e politici (ad esempio: "Attraverso quali vicende si realizzò l'Unità d'Italia?") e completarsi con un'analisi esplicativa dei collegamenti esistenti tra i fenomeni di lunga durata (ad esempio: "Quali sono state le condizioni che hanno permesso il decollo della civiltà industriale?). Infine, nella scuola secondaria superiore potrebbe essere inserita una componente critico-storiografica (ad esempio: «Quali spiegazioni sono state date circa la caduta dell'Impero Romano?») che rendesse esplicito il valore euristico e prospettico di ogni paradigma storiografico (Calvani A. 1986, p. 57). Un altro aspetto da prendere in considerazione, progettando un curricolo di Storia, sono i cambiamenti che stanno avvenendo nel tessuto sociale perchè sicuramente avranno un seguito nel mondo di domani. Ci riferiamo ai movimenti migratori attualmente in atto, che pongono, spesso in maniera drammatica, il problema dell’integrazione fra culture. In questa difficile situazione la nostra disciplina può fare molto. E’ la storia, infatti, che evidenzia un legame tra passato, presente e futuro. Un legame pieno di significati e di valori. In questo scenario è ovvio che dobbiamo abbandonare il vecchio modello italocentrico, ma è altrettanto ovvia l’impossibilità di affrontare l’insegnamento di una storia universale. Sarà sufficiente progettare un itinerario che ponga in evidenza soprattutto i momenti di contaminazione tra culture avvenuti nel corso della storia: una struttura mentale atta a organizzare i contributi delle diverse storie. Una didattica della storia che si proponga la costruzione di Quadri di Civiltà può risultare utile anche in questa prospettiva, essa, infatti, ci permetterà di porre domande del tipo: « Quali contatti culturali ebbero i Romani con gli altri popoli?... Quali trasformazioni sociali portarono i Germani?... Quali furono le grandi invenzioni che ci giunsero dalla Cina?... Cosa deve il mondo occidentale alla cultura araba? Quali furono i risultati dello “scambio colombiano”?».   Riferimenti bibliografici Aries P., (1983), Storia delle mentalità, in Le Goff J. (a cura), La Nuova Storia, Mondadori, Milano. Bruner J. (1975), Dopo Dewey, Il processo di apprendimento nelle due culture, Armando Armando, Roma. Calvani A. (1986), l'insegnamento della storia nella scuola elementare, La Nuova Italia, Firenze. Pomian K., (1983), Storia delle strutture, in Le Goff J. (a cura), La Nuova Storia, Mondadori, Milano.  
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    Daniela Masucci

    7:53, 13 Giugno 2012
    La lettura della bozza delle nuove Indicazioni Nazionali suscita due riflessioni parallele. 

    La prima plaude all’attenzione riservata al senso dell’esperienza educativa, all’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana e a quelli con disabilità, alla dimensione comunitaria dell’apprendimento, alla realizzazione di attività didattiche in forma di laboratorio.

    La seconda riflessione, che scaturisce naturalmente dalla prima, si riferisce alla possibilità di mettere in atto gli ineccepibili propositi delle Indicazioni. Il pensiero va inevitabilmente alla carenza di spazi, di risorse umane, di supporti tecnologici.

    La conclusione porta a pensare che l’attuale realtà della scuola italiana fa correre il rischio di sostenere solo i “capaci e meritevoli” non garantendo per nulla pari opportunità a tutti i cittadini.
    Dottoressa Daniela Masucci, autrice della 
    Didattica Scuola Primaria in Sesamo didattica interculturale
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    mzoffoli

    10:47, 10 Giugno 2012
    Le indicazioni che ho letto sono perfette e' la scuola primaria che non da più la possibilità di fare ed aiutare chi e' in svantaggio perché l'ultima riforma ha tagliato senza rispetto!! Non abbiamo più ore di contemporaneità che ci permettevano di recuperare e le classi sempre più numerose con extracomunitari, non li ritengo un intoppo, ma una ricchezza da gestire! Anche i rapporti con le colleghe sono più tesi perché la coperta e' sempre più corta!!! Saluti un insegnante che ha lavorato con una scuola che l'affascinava e che ora e' amareggiata
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    slovig

    17:27, 8 Giugno 2012
    Condivido appieno quando leggo che, nelle nuove Indicazioni, si continua a sostenere la “riflessione sulla lingua”, concetto che mira “all’analisi dei fatti linguistici secondo un approccio molto più induttivo ed euristico, di ricerca ed esplorazione delle sue regole”. Quest’anno, avendo insegnato italiano in una classe prima, ho vissuto personalmente la soddisfazione e la curiosità degli alunni di scoprire loro stessi tali regole, il loro perché e la logica che le sottende. Qundi, pur continuando a sistematizzare determinate regole (cosa necessaria e sicuramente positiva), ben vengano quelle attività e qui testi che propongono esercizi in tal senso.
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    Vittoria Busatto

    11:51, 7 Giugno 2012
    Da oltre venti anni organizzo e relaziono in corsi di aggiornamento di Italiano promossi da Giunti Scuola. Ho visto passare molte riforme e quindi ho letto con cura la bozza delle Indicazioni per quello che riguarda l'argomento che svolgo. Non ho nulla da dire sui contenuti che condivido ma, data la mia esperienza e la voce dei molti insegnanti, ritengo indispensabile sollevare il problema del "tempo". Sono sollecitata proprio da una frase della bozza delle Indicazioni nella quale si specifica che l'apprendimento della lingua deve avere "tempi distesi".
    Questo, così come la scuola è oggi organizzata, non è possibile. Gli insegnanti sono continuamente in affanno, la loro progettazione è assai spesso interrotta da richieste di ore di supplenza in altre classi, la compresenza, che permetteva appunto "un lavoro più disteso e ragionato" non c'è più. 
    Vi invito a proporre un questionario sull'argomento, io l'ho fatto con i corsisti degli ultimi anni, la richiesta generale è "avere più tempo". Ma quando dicono "avere più tempo" non è per riempire con le attività più disparate il curricolo quanto per sviluppare e approfondire e sostare sul lavoro quotidiano, ragionarci insieme.
    Buon lavoro a tutti,
    Vittoria Busatto, insegnante e formatrice