Operazioni di inizio anno

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L’accertamento in ingresso delle competenze degli alunni è una delle prime operazioni richieste ad inizio d’anno. L’introduzione di Maria Antonietta Marchese all’esclusivo dossier con le "Prove d’ingresso per tutte le classi", il dossier n. 1 di "La Vita Scolastica".

Copertina "Prove d'ingresso" 2013

Un nuovo anno scolastico sta per iniziare. Fra gli interventi che dobbiamo mettere a punto primeggia l’accertamento in ingresso delle competenze degli alunni. A scuola di solito si riserva un’attenzione maggiore alla conoscenza della situazione di partenza nel passaggio dalla scuola dell’infanzia alla prima classe della primaria e da questa alla prima classe della secondaria di primo grado.

Nelle altre classi, invece, la rilevazione iniziale delle competenze è vissuta come un’esigenza meno prioritaria e si esaurisce spesso con la somministrazione di prove predisposte collegialmente. Eppure disporre di un’ampia serie di dati raccolti con strumenti di diversa natura (prove, griglie, questionari...) permette di cogliere gli sviluppi e i progressi compiuti lungo il percorso formativo dagli alunni, di regolare la propria azione didattica e di valutare quindi la qualità e l’adeguatezza delle proprie proposte.

Certo, l’operazione richiede un impegno progettuale non indifferente, ma i vantaggi per la comunità scolastica sono molti e significativi: si costruiscono archivi ordinati di informazioni sugli alunni; si elaborano strumenti di valutazione e di raccolta condivisibili e adattabili; si cresce nella cultura della valutazione.

Processi e competenze

Si può parlare di valutazione senza occuparsi del processo di apprendimento? Agli addetti ai lavori è chiaro come i due processi siano in stretta relazione. Anche le Indicazioni nazionali ci ricordano che la valutazione è un aspetto irrinunciabile e costitutivo dell’attività didattica. Dunque, ogni processo di valutazione è saldamente ancorato a un processo di apprendimento. Di quali competenze occuparsi in fase di accertamento?

Nelle Indicazioni nazionali si afferma: “Lo sviluppo di competenze linguistiche ampie e sicure è una condizione indispensabile per la crescita della persona e per l’esercizio pieno della cittadinanza, per l’accesso critico a tutti gli ambiti culturali e per il raggiungimento del successo scolastico in ogni settore di studio”. Occuparsi dello sviluppo delle competenze linguistiche è quindi uno snodo cruciale dell’attività curricolare con riflessi inevitabili sulla scelta da fare a monte, a inizio dell’anno.

Se le Indicazioni danno peso allo sviluppo delle competenze linguistiche, in fase di accertamento non si può trascurare il grado di possesso delle competenze linguistiche dei bambini al loro ingresso nella primaria e, cosa non meno importante, nel passaggio da una classe all’altra. In questa sede, mi limiterò a proporre qualche breve considerazione su questa delicata fase che precede la realizzazione dei percorsi curricolari.

Dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria

Da dove partire per l’accertamento delle competenze in ingresso nella scuola primaria? All’interno del profilo generale delle competenze di base previste al termine del percorso triennale della scuola dell’infanzia (Indicazioni nazionali pp. 29-30) è possibile isolare ciò che i bambini sanno fare dal punto di vista linguistico: il bambino “[…] esprime le proprie emozioni, […] quando occorre sa chiedere aiuto. […] Interagisce con […] le persone […] Coglie diversi punti di vista, riflette e negozia significati […]. Sa raccontare, narrare, descrivere situazioni ed esperienze vissute, comunica e si esprime con una pluralità di linguaggi, utilizza con sempre maggiore proprietà la lingua italiana. […] Rileva le caratteristiche principali di eventi, oggetti, situazioni, formula ipotesi, ricerca soluzioni a situazioni problematiche di vita quotidiana. È attento alle consegne, […] diventa consapevole dei processi realizzati e li documenta. Si esprime in modo personale, con creatività e partecipazione, è sensibile alla pluralità di culture, lingue, esperienze” (p. 30).

Il profilo linguistico che emerge è quello di un bambino che, al suo ingresso nella scuola primaria, si muove fra gli usi orali della lingua italiana e, in molti casi, di una lingua nativa diversa dall’italiano. A partire dai tratti isolati, non sarà difficile, in collaborazione con gli altri docenti, mettere a punto uno strumento di registrazione per cogliere la varietà dei profili linguistici presenti in prima.

Da una classe all’altra

E nelle altre classi? Accanto alle prove d’ingresso, adottiamo procedimenti accurati di registrazione delle competenze linguistiche e comunicative per definire il grado di possesso dell’italiano. La raccolta delle informazioni non è un compito esclusivo del docente di Italiano, ma coinvolge tutti i docenti della classe e non è limitata ai bambini che hanno una lingua materna diversa dall’italiano, ma riguarda tutti gli alunni.

L’attenzione può concentrarsi per esempio sull’interazione in classe. In questo caso, è opportuno fissare una serie di descrittori analitici per raccogliere informazioni rilevanti sul modo in cui gli alunni fanno richieste, prendono la parola, chiedono chiarimenti. A scopo esemplificativo, si riporta sotto una griglia di media analiticità che può essere adattata alle diverse classi della primaria.

Per saperne di più

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