Le differenze religiose e ideologiche

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Le religioni (e le ideologie intese come discorsi sul mondo e sul ruolo dell’uomo in esso) sono fenomeni che non possono non essere affrontati in una scuola laica, nello spirito del dialogo e del conflitto nonviolento.

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Una pedagogia interculturale oggi non può non essere una pedagogia interreligiosa, ovvero una pedagogia del dialogo tra le diverse manifestazioni del divino che l’Umanità ha conosciuto (o ha rifiutato: l’ateismo non può non essere uno degli invitati principali a questo dialogo). Una scuola laica non può fare a meno di interrogarsi a proposito di questo dialogo, anzi di esserne il luogo per eccellenza. Anzi, solamente una scuola laica e aconfessionale può realmente proporre esperienze di dialogo interculturale e interreligioso, mentre in una scuola confessionale tutte le iniziative, pur lodevoli, di dialogo avvengono in  uno spazio strutturalmente sbilanciato a favore di una religione e sono sospette di proselitismo e catechizzazione al di là della buona volontà di chi le promuove.

Detto questo, occorre ritornare alle origini e agli elementi primari di una alfabetizzazione al dialogo tra religioni che ci sembra molto in ritardo nella scuola italiana, occorre anzitutto ricordare che c’è differenza tra religione e fede e che la scuola può occuparsi unicamente della prima come fenomeno culturale e storico-sociale, mai della seconda come indiscutibile  scelta individuale.
La differenza tra studio delle religioni e catechesi è fondata su quanto detto sopra. Occorrerà poi ricordare che c’è differenza tra religione e gruppo etnico (tra ebrei e israeliti, tra arabi e musulmani) e che c’è differenza tra religione e cittadinanza (tra israeliani e israeliti, tra sauditi e musulmani); la confusione tra questi concetti porta a insultare gli ebrei per le scelte del governo di Israele o a confondere arabi, musulmani e afgani in una poltiglia omogenea rafforzata dalle posizioni razziste post-11 settembre.                                                               

Religione e integralismo

C’è poi differenza tra religione e integralismo: il secondo che non è affatto solo islamico, propone una lettura letteralista dei testi sacri e considera la religione (la “nostra” religione) come fondamento di tutte le pratiche della nostra vita, anche di quelle più banali e quotidiane; a rigore il discorso integralista fa scomparire la distinzione tra sacro e profano, sottoponendo il secondo termine a una lettura totalizzante e totalitaria del primo e considerando perciò ogni secolarizzazione come diabolica e da combattere; questo significa però che se la “nostra” credenza è sempre giusta e deve guidare e illuminare ogni frammento di mondo, l’altro sbaglia sempre tutto.

“Ogni donna che prega o profetizza senza velo sulla testa manca di riguardo al proprio capo. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo si tagli anche i capelli. Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o raderli allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo perché è a immagine e gloria di Dio, la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna ma la donna dall’uomo né l’uomo fu creato per la donna ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza.”

Contro gli stereotipi

Chi ha scritto queste parole? Indubbiamente Muhamad nel Corano. E invece no. Si tratta di un passo importante della I lettera ai Corinzi di Paolo (cap. 11). L’abbiamo citata per mostrare come sia importante soprattutto oggi un lavoro sui pregiudizi e sugli stereotipi che si sono sedimentati negli ultimi decenni a proposito delle religioni cosiddette “altre”. Ma come sottolienava Dandolo Dolci “ai giovani serve anche l’esperienza di un mondo diverso davvero”.

Come allora realizzare in concreto il dialogo tra le religioni e tra religioni e laicità? Una domanda che è stata alla base della nascita del Villaggio di Newe Shalom/Wahat al Salam (l’espressione significa "Oasi di Pace", rispettivamente in lingua ebraica e araba). In questo piccolo centro, situato a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv, viene tentata la difficile coabitazione tra famiglie ebree e palestinesi.

Il villaggio è stato fondato nel 1972 da Bruno Hussar e Ann Le Meignen e comprende al suo interno una scuola per la pace organizza corsi di educazione alla pace per giovani ebrei e palestinesi delle varie scuole israeliane. Il villaggio è gestito da ebrei e palestinesi, le decisioni vengono prese in comune e tutta la vita quotidiana è programmata e discussa collettivamente; la scuola del villaggio prevede momenti in cui i bambini ebrei e palestinesi giocano e studiano insieme, alternati a momenti in cui i due gruppi si concentrano separatamente nello studio delle proprie e altrui tradizioni, feste, rituali. Si tratta di una esperienza unica al mondo, oramai conosciuta in tutti i continenti e da qualche anno riconosciuta ufficialmente anche dal governo israeliano. 

La questione del luogo sacro (costruire una moschea per i musulmani? Una sinagoga per i giudei? O una chiesa per i cristiani? O tutte e tre?) è stata risolta in modo brillante e intelligente, adibendo a spazio sacro una semplice cupola bianca, senza alcuna vetrata o quadro; su alcuni tappeti stesi per terra è allora possibile vedere affiancati il cristiano, il musulmano o il giudeo che pregano o semplicemente qualcuno che vuole riflettere in questo spazio di silenzio. “Dumiah”, casa del silenzio, è il suggestivo nome dato a questo piccolo esempio di convivenza pacifica tra fedi diverse.

Milioni di persone credono in un Dio

Milioni di persone pregano tutti i giorni. Milioni di persone anche se non sono credenti si pongono la questione della religione. Anche se è del tutto falso che le guerre accadono per colpa delle religioni (le guerre accadono per i soldi e il potere con il pretesto delle religioni) è fondamentale che anche in questa sfera così delicata della vita umana ci si abitui al dialogo, al rispetto, al confronto. Vi sono al mondo circa 2.1 miliardi di cristiani (suddivisi poi in cattolici, protestanti, anglicani, ortodossi, copti ecc.); 1.5 miliardi di musulmani (tra sunniti –il 90%- e sciiti), 890 milioni di indù, 394 milioni di fedeli nella religione tradizionale cinese, 376 milioni di buddisti, 23 milioni di sikh, 14 milioni di israeliti, 300 milioni di fedeli in varie e differenziate religioni di popoli indigeni oltre a più di 1 miliardo di atei o non religiosi. E questo per citare solamente le religioni più diffuse (dati tratti da http://www.adherents.com/Religions_By_Adherents.html).

A proposito di dialogo, per una bibliografia per il dialogo ebraico-cristiano:
http://www.ildialogo.org/ebraismo/bibliografia1812003.htm, mentre per consultare l’appello ai cristiani per una giornata del dialogo islamo-cristiano si può vedere: http://www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm

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