La valutazione delle istituzioni scolastiche: come, cosa, perché

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La valutazione delle istituzioni scolastiche: come, cosa, perché

Il sistema scolastico italiano sta muovendo i suoi primi passi verso la valutazione delle istituzioni scolastiche. Un'analisi dello stato dell'arte e una riflessione sui prossimi scenari.

“Errore e (è) apprendimento come Valutazione e (è) miglioramento”  J. Scheerens

Il caso italiano: sperimentazioni e modelli

Il sistema scolastico italiano sta muovendo i suoi primi passi verso la valutazione delle istituzioni scolastiche. L’esperienza italiana è ancora lontana dalla diffusione di una cultura della valutazione anche se negli ultimi anni stiamo assistendo ai primi tentativi di individuare un sistema nazionale di valutazione che possa essere assunto a modello, un modello da mandare a regime nel medio termine.

Il decreto lgs.150/2009, applicato al settore dell’istruzione, ha messo in evidenza la necessità di creare un buon sistema di valutazione delle istituzioni scolastiche che partendo dalla misurazione delle performance delle scuole individui punti di forza e di criticità del sistema scolastico, ne riconosca le eccellenze, e quindi indirizzi le azioni di sostegno e di miglioramento in linea con le migliori esperienze europee e internazionali.

In quest’ottica il MIUR ha dato avvio nel 2011 ad una sperimentazione triennale (VSQ, Valutazione Sviluppo Qualità nelle Scuole) che ha coinvolto 77 istituzioni scolastiche (scuole secondarie di primo grado distribuite su quattro province Arezzo, Siracura, Pavia, Mantova) nella costituzione di un processo di valutazione e nella validazione degli strumenti e delle modalità di misurazione, valutazione e autovalutazione.

In particolare, la sperimentazione sta cercando di disegnare un modello di valutazione delle istituzioni scolastiche chiaro, affidabile e condiviso e in cui MIUR, corpo ispettori, Invalsi e Indire acquisiscano man mano un ruolo definito a sostegno delle istituzioni scolastiche stesse.

Nelle sue diverse fasi il progetto VSQ ha visto, infatti, il contributo dei diversi attori che, coinvolti in un’ottica multi-prospettica, stanno testando e mettendo a punto protocolli di misurazione, valutazione e miglioramento. Inoltre, è stata posta particolare attenzione per dare al miglioramento un impulso dall’interno della stessa istituzione scolastica in modo da renderlo vissuto e accettato. Dopo la valutazione degli apprendimenti (prove Invalsi e calcolo del “valore aggiunto”) e l’osservazione esterna concentrata su determinate aree di funzionamento dell’istituzione scolastica, ogni scuola ha, infatti, attuato una fase di rispecchiamento nella valutazione esterna.

Quindi, valutazione esterna e autovalutazione si incrociano e si integrano al fine di rendere la scuola responsabile del proprio miglioramento. Inserita in questo processo, la scuola esce da un’ottica di autoreferenzialità e si apre a processi di valutazione e autovalutazione che ne incentivano l’autonomia organizzativa e funzionale. Non a caso tra le funzioni della valutazione Scheerens indica quella di “Ritenere i sistemi educativi responsabili del proprio funzionamento e delle proprie prestazioni e favorire la democrazia diretta in campo educativo” (J. Scheerens, Valutare per gestire la scuola, p.46)

Gli studenti, anzitutto

Ma qual’e’ l’obiettivo primario della valutazione? Non dobbiamo mai dimenticare che al primo posto stanno gli studenti ed è per loro che attiviamo questi processi.
Dietro l’analisi sulla qualità dei servizi in atto, dietro la scelta di indicatori per la misurazione della qualità deve comunque rimanere sempre ben presente che l’obiettivo è rinnovare la didattica, superare la rigidità degli ambienti di apprendimento e incentivare la motivazione degli studenti. Citando ancora Scheerens “Le ragioni principali per creare o migliorare gli strumenti per il monitoraggio e la valutazione dell’educazione derivano da tre principali esigenze: regolamentare formalmente i livelli auspicati della qualità dei risultati dell’istruzione e delle risorse impiegate; responsabilizzare coloro che forniscono il servizio educativo; sostenere il continuo miglioramento dell’educazione” (Scheerens, op. cit., p. 45).

Se la valutazione è finalizzata al miglioramento della qualità educativa e se la dinamica che deve attivarsi è quella della “valutazione VS miglioramento”, nel senso che la valutazione deve essere in grado di favorire l’auto-miglioramento fornendo il punto di partenza per un’azione correttiva. Gli stessi voti dati agli studenti possono, o meglio devono, essere usati come indicatori per valutare le scuole e i loro programmi educativi.
Valutare non è dunque penalizzare, non ha connotazione negativa. Questo è il primo messaggio che deve essere trasmesso alle scuole se vogliamo che la cultura della valutazione si diffonda in Italia.

Le scuole devono imparare a guardare la valutazione non come un meccanismo per l’assegnazione di un premio ma piuttosto come un “meccanismo per stimolare il miglioramento” (ancora da Scheerens, p. 47), come un’occasione per conoscere, riflettere, capire.

Sono questi i messaggi che è nostro compito traghettare affinché il miglioramento di cui stiamo parlando investa tutti gli attori coinvolti nella relazione educativa, dagli allievi all’istituzione scolastica.

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