La scuola “oltre” le nuove tecnologie: competenze e prospettive del docente nel III millennio

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La scuola “oltre” le nuove tecnologie: competenze e prospettive del docente nel III millennio

Attraverso una panoramica dei progetti per docenti gestiti dall’ANSAS nell’ultimo decennio, una riflessione sull’evoluzione dei modelli di formazione tra corsi di aggiornamento e interventi di accompagnamento on the job.

Laboratori al BETT

Nell’ormai lontano marzo del 2007 si tenne a Firenze il convegno internazionale *“New Millennium Learners – Scuole, tecnologie, apprendimento”: promosso dall'Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica e dall'OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), questo evento vide l’incontro di esperti di fama internazionale in ambito educativo, con l’obiettivo di presentare lo stato dell'arte sulla ricerca relativa alle tecnologie digitali nell’apprendimento, allo scopo di individuare linee strategiche e di sviluppo per sperimentazioni mirate a costruire la scuola del Nuovo Millennio.

Molti gli argomenti trattati, al centro di confronti e dibattiti ancora oggi aperti e quanto mai vivaci:

  •  chi sono i digital natives? Hanno sviluppato nuove competenze o sono solo tecnicamente più abili nell’uso delle TIC? Quale linguaggio utilizzano nella loro vita quotidiana e a scuola? 
  • come impattano le nuove tecnologie sui modi di apprendere e di generare sapere? Possiamo e dobbiamo pensare a nuove strategie cognitive, a nuovi paradigmi dell’apprendimento?
  • come cambia l’ambiente di apprendimento scuola con l’introduzione delle nuove tecnologie? Come cambiano l’organizzazione scolastica, le modalità di creazione e gestione dei contenuti, il ruolo dell’insegnante? Quale la via per un’innovazione reale e non di facciata nel complesso sistema scuola? 

In particolare l’ultima tematica è quella che ci interessa qui approfondire e per introdurre alcune possibili risposte a queste importanti domande riprendiamo l’intervento del Prof. Giovanni Biondi , ex-Direttore dell’ANSAS e attuale Capo Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse presso il MIUR:  

L’obiettivo ultimo dell’integrazione della tecnologia didattica nell’educazione è migliorare i risultati degli studenti, ma perché questo avvenga è necessario che gli insegnanti guardino la tecnologia in modo positivo, che siano a loro agio con la tecnologia, e la usino efficacemente prima che si possa realizzare il miglioramento dei risultati dei ragazzi. La formazione degli insegnanti è quindi una questione centrale. Più crescono le installazioni tecnologiche nelle scuole, più aumenta l’esigenza che gli insegnanti integrino la tecnologia nella didattica. Molti insegnanti non sono stati messi in grado di cercare e trovare modi efficaci di usare la tecnologia in classe. Una spiegazione possibile, per questo mancato successo, è che, troppo spesso, l’uso della tecnologia in classe è stato visto in termini di semplice acquisizione di competenze, piuttosto che come un processo di cambiamento che influenza il comportamento degli individui a un livello molto profondo. […] Il problema maggiore che si evidenzia è comunque l’atteggiamento degli insegnanti: le ICT 'non cambiano i metodi di insegnamento degli insegnanti' anche quando vengono usate, sono quindi adattate a obiettivi disciplinari o diventano esse stesse una materia. In questa dimensione del cambiamento strutturale ci troviamo di fronte a una sorta di paradosso: mentre le nuove tecnologie consentono nuove modalità di apprendimento e di insegnamento, anche le tradizionali competenze e i contenuti curricolari devono contemporaneamente essere profondamente rivisitati. Una scuola costruita per una società industriale non può rimanere la stessa, se quella società industriale non esiste più.

Analizzando le caratteristiche, in termini di modelli adottati, dei principali progetti di formazione affidati all’ANSAS negli ultimi anni, vediamo come si è tentato di stimolare e sostenere questi profondi ma necessari cambiamenti.

Siamo negli anni 2002-2008 e, per l’attivazione dei corsi sulle Riforme, per i docenti neoassunti e per i primi corsi FORTIC, tutti progetti caratterizzati da un numero molto elevato di docenti iscritti, l’Agenzia sceglie un modello di formazione blended, ovvero mista tra presenza e online che, pur con una connotazione preminente di autoistruzione, prevede la presenza e l’intervento di un e-tutor con la funzione essenzialmente di facilitatore. La dimensione dello studio individuale è infatti prevalente ed il tutor entra in campo soprattutto per orientare il corsista nella scelta dei contenuti e per facilitare le interazioni e la condivisione con gli altri componenti della classe virtuale ed in presenza.

Se vogliamo ricondurre questo modello alla tipizzazione identificata da Mason, potremmo definirlo come una felice combinazione tra il content and support (erogazione di contenuti strutturati e supporto minimale del tutor) ed il wrap around model (maggiore spazio ed autonomia del corsista, tutor come facilitatore che interagisce singolarmente o con piccoli gruppi).

In seguito ai risultati allarmanti di rilevazioni internazionali come OCSE-PISA 2006 e successive, iniziano a moltiplicarsi gli interventi formativi che, attraverso l’innovazione della didattica disciplinare, hanno l’obiettivo di migliorare i risultati degli studenti negli apprendimenti di base. Contemporaneamente la ricerca internazionale concorda nel sostenere (lo abbiamo visto dai contenuti del convegno sui NMLs) che l’introduzione delle TIC non può essere slegata dalla progettazione disciplinare ma deve essere piuttosto strumento di supporto alla realizzazione e alla gestione di metodologie didattiche innovative. In tale cornice all’Agenzia vengono affidati prima il progetto DiGi Scuola (2006-2007) e poi i vari progetti che rientrano nel Piano Scuola Digitale (dal 2007 al 2012) e, contemporaneamente, i progetti di formazione per docenti sugli apprendimenti di base nel quadro del Programma Operativo Nazionale 2007-2013 ed i corrispondenti progetti nazionali.

Il modello formativo adottato dall’Agenzia, seppur con qualche distinzione a seconda delle specifiche dei singoli progetti, può essere definito come collaborativo-laboratoriale, seconda la distinzione di Maragliano (Maragliano, 2004), come supported online learning o integrated model, se facciamo riferimento alla classificazione di Mason (Ranieri, 2005).

Sostanzialmente questo modello si basa su attività collaborative e sulla rielaborazione collettiva dei contenuti dati, che presentano diversi gradi di flessibilità e adattabilità, attraverso l’interazione e la negoziazione tra i corsisti e con il supporto del tutor e di eventuali gruppi di esperti. L’esperienza di apprendimento viene elaborata all’interno di una comunità che condivide risorse ed obiettivi e l’azione progettuale viene continuamente rielaborata in itinere, in conseguenza delle necessità formative che emergono nell’interazione tra pari e con il tutor e gli esperti. Il tutor diventa quindi il moderatore e l’animatore della comunità di apprendimento che si è venuta a creare , organizza e facilita la partecipazione e lo scambio e si assicura che il lavoro sia fonte di apprendimento per tutti.

Il profilo del tutor così come lo abbiamo appena delineato ha conosciuto un’ulteriore evoluzione verso una ancor maggiore complessità nei più recenti progetti gestiti dall’Agenzia come Piano di diffusione LIM, Cl@ssi 2.0 e PQM - Progetto Qualità e Merito.

Il “nuovo” tutor infatti, in alcune fasi del percorso formativo, diventa un “coach” ovvero si pone in una posizione di ascolto attivo e osservazione, per accompagnare, affiancare il docente nella pratica educativa, nel suo fare scuola di tutti i giorni, offrendo soluzioni personalizzate ed innovative sia dal punto di vista metodologico che dei contenuti e delle tecnologie. Perché il docente, professionista riflessivo (Schön, 2011), possa divenire figura di sistema e cardine per il cambiamento ed il miglioramento dell’apprendimento degli studenti e dell’organizzazione scolastica nella sua complessità, è necessario dunque che venga sapientemente accompagnato in un continuo processo di progettazione, sperimentazione e verifica di nuove pratiche così come teorizzato nel ciclo dell’apprendimento espanso e tradotto in pratica nel “ciclo virtuoso” del progetto PQM.

Per approfondimenti

  • Giovanni Biondi, La scuola dopo le nuove tecnologie, Apogeo, Milano, 2007
  • Roberto Maragliano (a cura di), Pedagogie dell’e-learning, Laterza, Roma – Bari, 2004
  • Maria Ranieri, E-learning:modelli e strategie didattiche, Erickson, Trento, 2005
  • Mario Rotta, Maria Ranieri, E-tutor: identità e competenze, Erickson, Trento, 2005
  • Donald A. Schön, Formare il professionista riflessivo, Franco Angeli, Milano, 2011

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