La classe di domani: nuovi scenari di apprendimento

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I ministeri dell'istruzione europei sono impegnati in uno sforzo i modernizzazione dei sistemi scolastici ancora prevalentemente basati su un modello di scolarizzazione di massa di tipo industriale. In questa ottica si stanno sviluppando numerose iniziative congiunte volte a individuare modelli didattici e ambienti di apprendimento innovativi ma anche trasferibili e sostenibili.

Future Classroom Lab presso la sede di European Schoolnet a Bruxelles

L’attuale crisi economica ha accentuato ancora di più la necessità, per le economie contemporanee, di poter contare su un sistema scolastico che vada oltre i limiti del modello di scolarizzazione di massa funzionale alle esigenze di una società di tipo industriale. Il governo statunitense sta analizzando i modelli scolastici dei paesi “top-scorer” nelle indagini OCSE-PISA per poter introdurre elementi in grado di migliorare la qualità del sistema scolastico nazionale.

Particolare interesse desta, in questo quadro, il sistema scolastico finlandese che, peraltro, si contrappone all’approccio competitivo che caratterizza i sistemi anglo-sassoni (“La Finlandia è un paese che si basa sull’equità”, dice Reijo Laukkanen, del Finnish National Board of Education) e non crede molto nell’utilità della valutazione degli apprendimenti a scopo comparativo. “Il sistema finlandese è particolarmente interessante”, dice Andreas Schleicher, che dirige il programma PISA all’OCSE,” e anche la giornata scolastica è più breve”. ”Diamo pochi compiti per casa: un’ora al giorno è più che sufficiente per essere uno studente di successo”, dice Katja Tuori che insegna a ragazzi fino a 16 anni alla scuola finlandese Kallahti Comprehensive.

Numero di ore di istruzione previste in istituti scolastici pubblici per alunni di età compresa tra i 7 e i 14 anni (2009) - Fonte: Education at a glance 2011, OCSE

Anche i ministeri dell’istruzione europei stanno dando grande rilevanza a politiche educative di modernizzazione dei sistemi scolastici. Tale processo riserva un ruolo di primo piano agli interventi a supporto dell’innovazione digitale, in base alle priorità tracciate dall’Agenda Digitale europea, ma si basa in gran parte sulla capacità di individuare modelli didattici e ambienti di apprendimento adeguati a una società dell’informazione e a un’economia globalizzata.

Proprio in questa ottica si sono mobilitati alcuni tra i più importanti stakeholder europei del settore educativo che, grazie al supporto della Commissione Europea, con il progetto iTEC stanno cercando di delineare i nuovi scenari per l’apprendimento scolastico del terzo millennio. iTEC (Innovative Technologies for an Engaging Classroom) è un progetto di ricerca e sperimentazione su larga scala volto a prefigurare le potenzialità della classe scolastica di domani.

Iniziato nel Settembre 2010 iTEC coinvolge decisori politici, ricercatori, aziende fornitrici di tecnologia, esperti di innovazioni tecnologiche per la didattica e docenti innovatori per progettare e creare scenari di insegnamento e apprendimento trasferibili per la classe futura tenendo conto delle problematiche concrete e dei processi di riforma in atto. Grazie al coinvolgimento di 27 partner di progetto, 14 Ministeri dell’Istruzione e al finanziamento della Commissione Europea di 9.45 milioni di euro, il progetto, di durata quinquennale, prevede sperimentazioni in oltre 1000 classi di 12 paesi e rappresenta la più vasta sperimentazione didattica internazionale mai realizzata.

Il cambiamento che si propone il progetto iTEC è basato sulla pratica didattica e sul fatto che processi di riforma efficaci devono essere considerati nel reale contesto del cambiamento stesso. Il progetto non esaminerà solo come le nuove tecnologie possono essere integrate ma anche i processi di cambiamento richiesti per innovare le pratiche di insegnamento e di apprendimento per poi trasferirle su larga scala. Per ogni ciclo saranno sperimentati alcuni degli scenari progettati da ricercatori, docenti, decisori politici, aziende di tecnologie per la didattica, opportunamente selezionati, integrati e sviluppati grazie a focus group di docenti attivati nei diversi paesi europei.
In Italia 45 classi partecipano al secondo ciclo di sperimentazione di scenari innovativi applicando nuovi modelli al proprio setting d’aula e coinvolgendo oltre 1000 alunni nell’uso del social network e di tecnologie digitali per l’apprendimento. Nel giugno 2012 saranno raccolti i dati e l’Università Metropolitan di Manchester produrrà il report europeo relativo al secondo ciclo di sperimentazioni.

Per la prima volta la Commissione Europea ha finanziato un progetto così ambizioso e, nelle aspettative, rilevante per determinare le caratteristiche della scuola di domani. Lo sforzo congiunto di partner così diversi per mission, natura e contesto di riferimento è considerato una garanzia per l’individuazione di scenari innovativi che possano essere trasferiti su larga scala.

In parallelo European Schoolnet, il consorzio che riunisce 30 ministeri dell’istruzione a livello internazionale, ha lanciato l’iniziativa Future Classroom Lab, un modello sperimentale di aula scolastica multifunzionale in cui tecnologia, arredi mobili, spazi flessibili contribuiscono a individuare contesti di apprendimento differenziati in funzione del tipo di attività didattica da svolgere.

Tale ambiente è utilizzato, attraverso progetti e iniziative specifiche, da docenti provenienti da tutta Europa per sperimentare nuovi strumenti e modalità didattiche con l’obiettivo di estendere gradualmente il raggio d’azione grazie al contributo dei ministeri e di altri stakeholder del settore. Molte iniziative nazionali hanno già deciso di appoggiarsi sul Future Classroom Lab per avere a completa disposizione un ambiente di sperimentazione dotato delle tecnologie più innovative e poter progettare iniziative di supporto all’innovazione che siano sviluppate in stretto collegamento con strumenti e attività di apprendimento in grado di influire concretamente sulla pratica didattica.

    

Lo sviluppo professionale dei docenti è considerata la chiave di volta nel processo di innovazione dei modelli di apprendimento. Tra le varie iniziative congiunte a livello europeo merita attenzione il progetto CPD Lab. Si tratta di un piccolo progetto europeo che vede la partecipazione di un numero limitato di partner (tra cui INDIRE) e che produrrà tre corsi di formazione transazionali incentrati su tre nuclei di competenze ritenute fondamentali per la professione docente del nuovo millennio: eSafety, uso della LIM, capacità di sviluppare strategie didattiche innovative.

I corsi saranno resi accessibili in prima istanza attraverso l’azione Comenius e si terranno nell’ambiente Future Classroom Lab presso la sede di European Schoolnet a Bruxelles.

    

La tendenza che emerge dalle diverse iniziative che emergono dallo sforzo congiunto dei ministeri è coerente con le caratteristiche di un nuovo modello di scuola che INDIRE ha presentato alla recente fiera ABCD di Genova come “Scuola SottoSopra” formalizzando alcune tendenze già in atto a livello internazionale grazie alla crescente diffusione del social network e del cloud computing.

Il modello inverte le tradizionali coordinate spazio-temporali dell’apprendimento a favore di una didattica laboratoriale supportata dalle TIC finalizzata allo sviluppo di competenze direttamente spendibili nella società e nei contesti di lavoro professionali. L’alunno è protagonista del tempo-classe della lezione, in cui il processo di apprendimento si sviluppa attraverso attività di ricerca, scoperta, analisi, sintesi, elaborazione, scambio, presentazione e discussione dei risultati.

Il docente si pone in questo contesto come regista e organizzatore dell’ambiente di apprendimento e delle attività didattiche autentiche che sono sviluppate in prima persona dagli alunni attraverso attività individualizzate o per gruppi. La sua azione guida e supporta gli alunni nella costruzione delle proprie conoscenze sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie ridisegnando gli spazi dell’apprendere in modo che gli alunni possano svolgere le attività assegnate in contesti funzionali.

    

Alla fine ci avviciniamo paradossalmente a quell’approccio incentrato sullo studente che è riconosciuto come fondamentale anche nel modello scolastico finlandese con cui abbiamo iniziato il presente contributo. In questo senso la sfida di oggi sta proprio nel riuscire a capovolgere il paradigma del modello di scolarizzazione industriale: mettere gli studenti al centro dell’ambiente e del processo di apprendimento. Solo in questo modo le competenze acquisite nel percorso scolastico potranno essere spendibili dagli stessi una volta usciti dal sistema e potranno costituire la base di un percorso di apprendimento che dovrà durare per tutto l’arco della vita.

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