Il sospetto - Intervista a Luca Scarlini

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"I bambini non dicono sempre la verità". L'ultimo film di Thomas Vinterberg.

Un'immagine al film "Il sospetto"

Il sospetto, ultimo film di Thomas Vinterberg, è da qualche tempo nelle sale italiane. Accolto con giudizi tutto sommato positivi dalla critica cinematografica, tocca molti problemi che ci sembra possano interessare i nostri lettori. 

Il film racconta difatti la vicenda di un uomo, Lucas, maestro in un asilo, accusato ingiustamente di pedofilia, dietro “denuncia” della biondissima e piccolissima figlia del suo migliore amico: il tutto nella cornice di un piccolo paese di provincia. 

Abbiamo intervistato al proposito Luca Scarlini, saggista e drammaturgo, insegnante allo IED e in altre istituzioni italiane e straniere.

In suo articolo pubblicato su “La Vita Scolastica” ha analizzato il buonismo cinematografico nei riguardi dell’infanzia, portando all’attenzione dei nostri lettori alcune pellicole di segno opposto o che in ogni caso forniscono uno sguardo più acuminato sui cosiddetti "piccoli". Il sospetto potrebbe rientrare in quest’ultima categoria di pellicole? Perché?

Sì, perché decisamente pone il tema dell'irresponsabilità dei bambini nei confronti del mondo adulto. In un mondo occidentale in cui il bambino, purché di famiglia abbiente, è divinizzato, scoprire che è in lui il potere di scatenare un malanno nella collettività, è sempre disturbante.

Il sospetto è – come hanno sostenuto in molti – un film «a tesi»? E se sì, di che tesi si tratta, secondo lei?

Se di tesi si può parlare, direi che ne emergono due: una concerne una specie di ossessione contro il villaggio, la struttura che lega una geografia a una specie di famiglia allargata, morbosa e ossessiva. L'altra concerne appunto i piccoli in quanto attori di un attacco contro il mondo adulto, nel momento in cui una confessione infantile, in altre epoche ignorata, diventa verbo e vangelo.

Che tipo di immagine della scuola e dei suoi attori (insegnanti, genitori, bambini) esce secondo lei da questo film?

Manichea, cupa: le maestre intorno all'accusato di pedofilia sono le regine di un sabba oscurantista, vogliono fermamente credere ai loro pregiudizi.

Crede che in questa immagine possa specchiarsi qualcosa della scuola italiana, dei suoi problemi?

Ho meno contatti con le scuole dell'infanzia e elementari, che non con le medie o le superiori, dove càpito a raccontare letteratura e teatro abbastanza spesso. Mi sembra, dai racconti di amici con figli piccoli, che ci sia un distorto interesse verso i bambini, che pone tra parentesi un bisogno di ascolto evidente.

Ci regala un suo parere sul trattamento delle figure femminili nel film?

Misoginia potrebbe essere un termine troppo forte, ma senz'altro, qui come in altri film di Vinterberg, le figure femminili sono meno presenti di quelle maschili (penso, ad esempio, al magnifico Submarino, mai uscito in Italia).

Consiglierebbe la visione de Il sospetto agli insegnanti e ai genitori di bambini che vanno a scuola? Perché?

Sì, per porsi dei problemi rispetto ad atteggiamenti condivisi, e per cercare di razionalizzare la più aggiornata versione del Babau con cui conviviamo.

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