Il mio impegno per la scuola

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Il mio impegno per la scuola

Intervista al ministro Maria Chiara Carrozza

Esclusivo anticipo dal numero di settembre de "La Vita Scolastica" e "Scuola dell'infanzia": l'intervista al nuovo ministro, sul suo impegno al timone della scuola e dell'università. 

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Maria Chiara Carrozza si è insediata con l’avvio del Governo di Enrico Letta. È una giovane docente di Bioingegneria industriale e ha retto la Scuola Superiore S. Anna di Pisa, uno dei fiori all’occhiello della ricerca e della formazione italiana. Le abbiamo fatto alcune domande sul suo impegno al timone della scuola e dell’università.

Quando ha accettato l’incarico di ministro, quali sono stati i suoi pensieri – positivi e/o negativi – rispetto alla scuola?

Il mio primo pensiero è stato per gli insegnanti, per le condizioni difficili in cui operano molti di loro, riuscendo però a fare un lavoro importantissimo, perché la scuola è il vero laboratorio di formazione di competenze, di consolidamento della cittadinanza e di ingresso nella società civile.

Il secondo pensiero è stato la volontà di imparare di più sulla scuola, sulle sue necessità, sulle questioni aperte sulle quali il governo potrebbe intervenire positivamente.

Quali saranno le priorità della sua azione rispetto alla scuola in generale e alla primaria in particolare?

La prima priorità della mia azione sarà l’edilizia scolastica. Il presidente del Consiglio ha parlato di un “piano nazionale per l’edilizia scolastica“ nel programma che ha ottenuto la fiducia delle Camere il 29 aprile scorso.

Non voglio praticare la politica degli annunci, ma vi garantisco che sto lavorando con tutta la mia determinazione per una svolta dell’azione del Governo sulla messa in sicurezza del patrimonio scolastico: sono la prima a non voler più sentir parlare di scuole non sicure.

Il precedente Ministero retto da Francesco Profumo ha avviato un’agenda digitale molto fitta e sostenuta anche da finanziamenti. Che ne sarà di questo progetto?

Reputo positivo l’interesse del precedente Governo per questo tema, e ora è importante renderlo un obiettivo per tutta l’Italia, sia come veicolo importante per gli interventi sulle infrastrutture che per la crescita del Paese nel suo complesso, anche in termini culturali, dato che i “nativi digitali“ possono essere i veri moltiplicatori della “cultura digitale“ nelle loro famiglie.

Sappiamo che la scuola italiana è indietro quanto ad utilizzo delle tecnologie digitali e possiamo pensare ad un investimento nella formazione degli insegnanti. Ne abbiamo discusso anche all’ultimo Consiglio europeo dell’Istruzione, è un tema attuale anche negli altri Paesi della Unione Europea.

Secondo noi la scuola del primo ciclo di istruzione ha necessità di formazione in servizio di qualità, soprattutto ora con le Indicazioni nazionali. Lei pensa che si possa avviare un serio piano di formazione nonostante le difficoltà economiche?

Le Indicazioni nazionali sono state un importante momento partecipativo e di confronto con le scuole, e implicano ora l’impegno di queste ultime per consentire a tutti gli alunni di raggiungere i livelli di competenza che vi sono previsti. Questa fase attuativa richiede certamente adeguate misure di accompagnamento, sia in termini di formazione in servizio che in termini di sostegno alla ricerca didattica svolta dalle scuole stesse.

È per questo che, già in queste prime settimane di lavoro, si è riunito il Comitato scientifico nazionale con il compito di indirizzare, sostenere e valorizzare le iniziative delle scuole. Tra i commenti del vostro blog mi ha colpito il racconto di un’insegnante, a cui hanno regalato una targhetta che recava la scritta: “Insegnare è toccare una vita per sempre“. Penso sia essenziale dare agli insegnanti i migliori strumenti formativi possibili per “toccare le vite“ dei più giovani positivamente e lavoreremo in questo senso.

A proposito di blog, una lettrice ha scritto sul nostro blog, nel farle gli auguri di buon lavoro, che una cosa è reggere l’eccellenza delle eccellenze tra le università italiane, ben altra fare il ministro della scuola di massa, con tutte le sue criticità... Che cosa le risponderebbe?

La lettrice ha ragione, si tratta di due funzioni diverse, anche se poi i fattori umani e di contesto rispetto agli obiettivi che ci si pone sono molto simili. Nel senso che quello che conta è convincere e coalizzare le persone a seguire e condividere obiettivi di miglioramento nell’ambito di un’agenda nota, e stimolare le componenti della scuola a lavorare insieme per raggiungere risultati.

Prima di tutto occorre avere consapevolezza delle condizioni di partenza e delle risorse disponibili, e poi pianificare in un’ottica di medio e lungo periodo le tappe per perseguire il miglioramento.

Sono la prima a pensare che il miglior modo per affrontare i problemi – e per migliorare le prestazioni della scuola – non sia quello di elaborare ricette identiche per situazioni diverse da applicare alla cieca. Se, per fare qualche esempio, la ricerca ha bisogno di meno burocrazia e di standard europei per il reclutamento, la scuola ha bisogno di dare sicurezza agli edifici e di ridurre drasticamente la dispersione scolastica. Bisogna affrontare le situazioni con attenzione e pazienza, oltre che con questa consapevolezza delle differenze.

Una domanda sulla scuola dell’infanzia. La richiesta è tantissima e la scuola statale non sembra riuscire a dare risposte adeguate. Dobbiamo rassegnarci a un ridotto impegno dello Stato in questa fascia di utenza?

È vero, e a complicare la situazione sono emerse contrapposizioni di vedute, pur da considerare con rispetto, che però, a mio avviso, non devono mettere in ombra un problema molto concreto: dare piena risposta in tempi brevi alla domanda di istruzione nella scuola dell’infanzia.

Nella consapevolezza della grave situazione economica del Paese, la nostra bussola deve essere l’interesse dei bambini, con l’urgenza di rispondere ai bisogni di istruzione e di cura nell’ambito attuale del sistema pubblico.

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