Scuola italiana e nuove tecnologie: per uno sviluppo efficace e sostenibile

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Scuola italiana e nuove tecnologie: per uno sviluppo efficace e sostenibile

Centralità dei dirigenti, formazione dei docenti, soluzioni sostenibili e verificabili, necessità di passare da prodotti editoriali “chiusi” a prodotti “aperti”: il futuro del digitale nella scuola italiana. Cronaca dal convegno nazionale “L’innovazione tecnologica nella scuola italiana e i capi d’istituto”. 

A Montelupo

Quali strategie e quali pratiche sono necessarie affinché l’evoluzione in senso “digitale” della scuola italiana sia efficace e sostenibile? E quale può essere il ruolo, in un simile percorso, dei dirigenti scolastici? Questi, in massima sintesi, i due problemi affrontati il 16 novembre a Firenze durante il convegno nazionale “L’innovazione tecnologica nella scuola italiana e i capi d’istituto”, promosso dall’Università degli Studi di Firenze in collaborazione, tra gli altri, con Giunti Scuola e ANP.

Gli interventi hanno sottolineato la centralità del ruolo del dirigente e la necessità di una capillare e qualificata formazione dei docenti: considerato finito il tempo delle sperimentazioni e indispensabile il passaggio a soluzioni sostenibili, si affida al dirigente il compito di gestire tutti i processi di cambiamento (culturali, didattici, organizzativi e comunicativi) legati al digitale e ai docenti quello di implementare e consolidare le nuove pratiche.

Al riguardo, il rappresentante del MIUR ha anticipato che il prossimo decreto riguarderà proprio la formazione dei docenti (dovrebbero essere costituiti dei poli provinciali individuati dagli USR ed è stata sottolineata l’importanza del modello peer-to-peer, individuando negli insegnanti che hanno partecipato alle sperimentazioni classi/scuole 2.0 il “propulsore” di questa formazione tra pari). ANP, da parte sua, ha parlato dell’iniziativa di creare 100 insegnanti “innovatori”, punto di riferimento per la diffusione delle migliori pratiche didattiche.

Ma quali sono gli ambiti di applicazione delle tecnologie nella scuola? A questa domanda il convegno ha risposto indicando sostanzialmente tre aree: l’insegnamento/apprendimento delle discipline, i processi socio-organizzativi che caratterizzano il contesto scolastico e la Media Education, cioè l’uso competente e consapevole della tecnologia.

Dopo aver ribadito che gli strumenti tecnologici, se non usati in modo competente e consapevole e se non inquadrati nell’ambito di specifiche metodologie didattiche, non determinano alcun miglioramento dell’ambiente di apprendimento, è stato evidenziato come le attività di Media Education debbano essere viste come un processo di insegnamento trasversale alle discipline. Al riguardo, è stato citato il progetto “Virtual Stage Against Violence”, all’interno del quale è stato realizzato il toolkit “Digital & Media Literacy Education” composto da 5 moduli didattici rivolti a insegnanti e educatori per affrontare il tema di Internet e dei new media.

Nell’ambito del rapporto tra tecnologie e inclusione, l’IC “Ugo Amaldi” ha presentato la propria esperienza, la quale si distingue non solo per i servizi che connotano una scuola realmente inclusiva, ma anche per alcuni aspetti didattico-organizzativi legati all’uso della tecnologia (riorganizzazione degli spazi della didattica, uso delle tecnologie secondo il principio della rotazione, utilizzo di ambienti digitali per l’insegnamento di alcune discipline).

La giornata si è conclusa con un tavolo dedicato al tema dei libri cartacei e dei libri digitali, al quale hanno partecipato Cristina Cosci, in rappresentanza della rete “Book in Progress”, Alessandra Anichini di Indire e Giuseppe Dino Baldi di Giunti Scuola.

Il rappresentante di “Book in Progress” ha evidenziato le dimensioni raggiunte dalla rete (in termini di scuole secondarie di II grado aderenti, insegnanti impegnati nell’auto-produzione dei libri di testo e volumi stampati), sottolineando quanto sia importante per la rete costruire conoscenza “dal basso”.

Giunti Scuola ha focalizzato il suo intervento sulla necessità di passare da prodotti editoriali “chiusi” a prodotti “aperti”, pur nel rispetto di quei meccanismi di validazione e controllo della qualità attuati dagli editori, in termini di processo di produzione, contenuti editoriali e affidabilità delle fonti. In quest’ambito, è stato evidenziato come il terreno della qualità sia l’unico possibile per gli editori scolastici, anche e soprattutto sul versante del digitale, laddove la scuola deve ulteriormente crescere nella consapevolezza delle tecnologie da acquisire e delle loro modalità di utilizzo all’interno della classe.

Sempre in riferimento al valore del libro di testo, Indire ha sottolineato come esso ci consenta di sviluppare conoscenze comuni, in virtù dell’aggancio al programma curricolare, offra un filo conduttore per lo svolgimento delle attività didattiche ed esprima i nuclei fondanti delle discipline. Queste caratteristiche devono essere mantenute anche nel libro digitale e integrate con gli elementi tipici del digitale:la riconfigurazione del rapporto tra scrittura e lettura, la pluralità dei linguaggi e le pratiche sociali di lettura.
 

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