Competere, ma con se stessi

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [4DEIDQYE] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [E5IEEHAC] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [SCXRD987] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Che cosa si aspettano gli insegnanti a proposito della valutazione del loro lavoro? Anticipo dalla rubrica "Osservatorio", in "La Vita Scolastica", 9, maggio.

Bernacca - Valutazione degli insegnanti

Come si è capito da tempo, le vere riforme della scuola non si fanno attraverso grandi leggi di ordinamento, che magari durano lo spazio di una legislatura, ma aiutando concretamente la scuola a migliorare i propri risultati.

Il rafforzamento della valutazione di sistema può rientrare in questa strategia dell’autonomia responsabile, che poi significa testimoniare la buona qualità della scuola per esigere più risorse in suo favore. Ma siamo in ritardo, ed ecco allora spuntare tante sperimentazioni di valutazione “esterna” delle scuole:

VALeS, VSQ, Valsis, PQM ecc. Buffe sigle che affrontano in modi diversi la questione: da un’iniziale idea di merito competitivo (erogare premi ai primi della classifica) ci si sta spostando verso l’idea di un merito cooperativo (finanziare le scuole in cui tutte le componenti – a partire dai docenti e dal dirigente – si impegnano a migliorare i risultati).

Questo approccio è certamente più gradito alle scuole rispetto al principio di una premialità per pochi “eletti”. Non a caso le sperimentazioni che puntavano su questo metodo (per esempio “Valorizza”) sono state saggiamente accantonate. Si tornerà a parlare certamente anche di valutazione dei docenti, ma se si vogliono evitare gli insuccessi del passato le proposte dovranno essere più condivise.

Che cosa si aspettano gli insegnanti a proposito della valutazione del loro lavoro? Che non ci sia una spiacevole competizione tra persone chiamate poi a collaborare, che i criteri siano comprensivi dei molti aspetti della professionalità (il lavoro in classe, i risultati dei ragazzi, il proprio curriculum formativo, gli impegni gestionali), che si parta comunque dall’autovalutazione (arricchita dal confronto con punti di vista esterni, come nella peer review).

Tutto ciò dovrebbe dare luogo a crediti (formativi, didattici, professionali) convalidati e certificati in un portfolio, come tanti “tasselli” su cui innestare riconoscimenti reali con incentivi temporanei o di carriera. La competizione, dunque, non è più con gli altri, ma con se stessi, con il proprio progetto di sviluppo professionale, con l’idea di insegnante che si vuole interpretare e quindi veder riconosciuta.

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola