Caro Ministro ti scrivo...

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Sicurezza degli edifici, formazione dei docenti, promozione della lettura. Una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione che verrà.

Bernacca per "Caro Ministro ti scrivo"

Spero non si offenderà, signor neo-Ministro, del tono troppo confidenziale di questa lettera, che prende avvio da un motivo musicale caro a molti. Ho dalla mia l’attenuante di scrivere – come si suol dire – “al buio”, non sapendo ancora chi lei sia, neppure se un signore o una signora, poiché mentre stendo questa nota la designazione non è ancora avvenuta.

Scrivo al maschile, dunque, a scanso di equivoci e prendo atto che la lingua della burocrazia rimane ancora sessista: rem tene, verba sequentur dicevano i latini, e la presenza femminile agli apici della politica lascia ancora un po’ a desiderare, ne converrà.

Comunque, uomo o donna, caro Ministro, Lei sa per certo di non avere una poltrona comoda e capace di garantire lustro senza fatica. Non per scoraggiarLa, beninteso, ma penso sia ben consapevole che il dicastero dell’Istruzione produce poche luci mediatiche, le uniche che oggi sembrano valere. Anzi, penso di interpretare il pensiero di molti esprimendo la speranza in un Ministro che abbia voglia di andare al concreto, un Ministro che non sia attanagliato dall’ambizione di passare alla storia firmando riforme epocali di cui francamente non si sente il bisogno. La scuola italiana non credo possa sopportare, oggi, cambiamenti radicali. 

Ha invece bisogno di restauri oculati e ha soprattutto bisogno di ritmi giusti, di tornare a “pensare l’educazione”, a lavorare senza corse: le corse servono per arrivare primi; la scuola deve far arrivare tutti. I restauri da avviare però sono parecchi, e bisognerà pur scegliere. Anzi, caro Ministro, proprio dai restauri partirei, e non in senso figurato.

Primo restauro: la sicurezza degli edifici. I soldi, lo sappiamo, sono e saranno pochissimi. Ma non possiamo pensare che i nostri ragazzi, in aula, non siano al sicuro: non dobbiamo avere paura dei terremoti ma dell’incompetenza e dell’avidità con cui si sono costruite (ed è amaro ricordarlo) anche le scuole; non possiamo temere incendi e alluvioni sapendo che troppi edifici non sono ancora a norma. Forse non è esaltante occuparsi di caldaie e di scale d’emergenza anziché di pedagogia; e certo lei potrà imputare ai Comuni, alle Province, agli altri Ministeri tanta e imperdonabile passata trascuratezza: ma la parola e la sollecitazione del Ministro dell’Istruzione non saranno cosa da poco… Batta i pugni, se troverà ostacoli su questo piano: ma non vogliamo più sentir parlare di scuole a rischio o fuori norma.

Il secondo restauro va avviato sulla formazione dei docenti: vi metta mano, signor Ministro, e presto, a quella iniziale e a quella in servizio. La professionalità docente non si acquisisce una volta per tutte, vinto un concorso, superata una graduatoria: ha bisogno di manutenzione continua, ha bisogno di costanti nuovi apprendimenti, di confronti, di scambi. Sono ormai decenni che la formazione in servizio è poca cosa o nulla. E non si dica, a giustificazione, che in passato la si è fatta anche male, il che è pur verissimo: Lei, caro Ministro, non si accontenti che sia fatta male, pretenda che sia fatta bene, e vedrà quanti gliene saranno grati, a cominciare dai docenti più seri e impegnati.

Qualunque capitano d’industria esige che i propri tecnici, a tutti i livelli, siano preparati e aggiornati, e non sulle parole di moda; pretende che siano in grado di produrre al massimo livello: l’azienda, si sa, deve competere. La scuola produce teste, o meglio, “teste ben fatte”, che è l’obiettivo più ambizioso di una società moderna, teste in grado di affrontare le incertezze, la rapidità dei cambiamenti, l’allargamento a dismisura degli orizzonti. E tutti i rapporti, europei ed extraeuropei, ce lo ripetono: la qualità dell’istruzione è fatta dagli insegnanti, sono loro a fare la differenza. Da loro non si prescinde: leggi e circolari possono anche delineare la più perfetta scuola del mondo, ma restano parole vuote se i docenti non sono messi in condizione di apprezzarle e tradurle in azione didattica. Un terzo restauro che non può essere rimandato riguarda la lettura.

Troppi ragazzi escono dalla scuola dell’obbligo senza sapere leggere bene, anzi, benissimo. A differenza di altre competenze sulle quali ci si può accontentare anche di livelli mediocri, sulla lettura non è dato transigere. Chi non sa leggere benissimo prima o poi sarà rallentato nei suoi progetti di vita o addirittura allontanato dai percorsi d’istruzione. Non sapere leggere è un marchio d’infamia, per molti bambini la scuola è il principale (per alcuni: l’unico) luogo dove si incontra la parola scritta. Assuma, caro Ministro, la diffusione della lettura come priorità assoluta, attivi attenzioni, solleciti a far circuitare libri – di carta o digitali, non è certo questo l’importante – sono tanti anni che non sentiamo più parlare della lettura a scuola, e poi vediamo cadere come birilli i ragazzi di origine straniera e quelli che a casa non hanno biblioteche: e cadono su tutto, perché neanche Matematica si può fare senza saper leggere.

Ci sono tantissime scuole che, anche in questi anni di mezzi risicati, hanno costruito buone pratiche, hanno intessuto alleanze con le famiglie, con le biblioteche pubbliche, con le librerie: le valorizzi, caro Ministro, perché una generazione che non sa leggere non ce la possiamo proprio permettere.

E infine, caro Ministro, faccia pace con la scuola. Troppe riforme, piccole e grandi, sono avvenute in questi anni nel grigio della contrapposizione, senza porgere orecchio alla scuola, alla grande sapienza pedagogica che ancora vi alberga. Se Lei vorrà cominciare a farlo, sarà bello percepire che il suo impegno (che certamente sarà tanto, altrimenti non avrebbe accettato una così scomoda poltrona) venga compreso, anche discusso, ma riconosciuto. Insomma, sarebbe bello nascesse un po’ di reciproca fiducia… Così magari diventerebbe persino credibile che una maestra di Cormons o di Zafferana Etnea, magari dopo una giornata pesante, possa mettersi al computer… “Caro Ministro, ti scrivo…”.

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Commenti

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    valentina.campugiani

    15:0, 28 Aprile 2013
    Credo che questa lettera la sottoscriverebbero molti e molte docenti di scuola primaria, perché, caro Ministro, mi permetto di scrivere che siamo in molti docenti a sentire la mancanza di una formazione "in itinere" seria, motivante e di qualità, di un aggiornamento che dia chiavi di lettura e prassi educativo/didattiche spendibili in classe e che possano fattivamente dare un'impronta di qualità al nostro agire, che sempre piu' spesso vediamo schiacciato dalla carenza di ore curricolari, di risorse economiche ed umane. Siamo affaticate e stanche, forse anche scoraggiate di fronte a tutte le difficoltà della crisi economica, politica, sociale e valoriale che stiamo vivendo e, cosa che mi permetto di definire ancor più grave, come docenti che credono nell'istruzione pubblica e nell'insegnamento, ci sentiamo schiacciate tra cio' che vorremmo fare e far vivere ai nostri ragazzi e cio' che ci impone la realtà, l'austerity, i tagli, le riforme e che ci stanno portando come corpo docente ad una pseudo-depressione in cui ci si ripete che nonostante la vocazione e la passione di molti di noi, stiamo soccombendo sotto la mediocrità. Caro Ministro, di sicuro la materia che andrà a trattare è estremamente delicata, piena di insidie, di ostacoli di molti generi. mi permetta di chiederLe di agire anche nella direzione di togliere quell'onta di menefreghismo, di superficialità e di detentori di privilegi economico-sociali che come classe docente avremmo a discapito del resto dei lavoratori, che purtroppo troppa parte della classe dirigente politica ha troppo spesso gettato sulla nostra categoria. Mi é stata regalata una targhetta con la frase "Insegnare è toccare una vita per sempre": sicura della verità che sta dietro queste parole e consapevole delle responsabilità che ne derivano per ciascuno di noi, Le chiedo di contribuire a rendere "l'apparato scuola" garante di un'educazione e di una formazione più snella e di qualità. Le auguro di ottenere piccoli e significativi traguardi nella direzione della valorizzazione della scuola pubblica e dell'istruzione e dell'educazione dei cittadini italiani di Domani.
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    michela3g

    8:33, 28 Aprile 2013
    Che bello tornare a pensare che la scuola deve permettere che tutti arrivino, come scrive Carla Ida Salviati. Tutti devono avere la possibilità di completare la propria educazione. Questo è ben diverso dall'idea che "si deve arrivare primi". Lasciamo da parte, finalmente, l'arrivismo e guardiamo con attenzione ai bisogni educativi di tutti perchè ripartire dall'educazione, dall'A B C della crescita, dall'imparare a stare insieme, a rispettarsi, a ricercare consapevolmente l'apprendimento (anzichè assorbirlo da fuori) è la chiave per superare la crisi culturale che caratterizza questi anni.Mi piace tanto questa lettera aperta, è piena di speranza e di apertura al futuro. Ci sono cose che si possono davvero realizzare. Mi auguro che il Ministro, anzi ora possiamo la Ministra, la legga.