A L'Aquila la terra ha tremato

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“Chi ha visto Pasqualina?” è un progetto di scrittura solidale nato con e per i bambini de L’Aquila dopo il terremoto del 2009. A un anno di distanza ce lo racconta la scrittrice che ha lavorato con insegnanti e bambini. 
Da La Vita Scolastica n. 15, 2010

disegni_aquila

Con una favola si può davvero parlare di tutto? Anche di sciagure, come un terremoto che distrugge una città, provocando desolazione e morte? Chi come me pratica la scrittura non come mestiere ma come una forma di comunicazione creativa e talvolta anche come pratica terapeutica, lo sperimenta ogni giorno, e sempre con successo.

Il progetto “Pasqualina” è nato così, per parlare del terremoto del 6 aprile 2009, un evento che ha sconvolto la vita di tanti, e che ha profondamente turbato tutti noi.
Lo abbiamo fatto con una favola per tutti i bambini, costruita in modo il più possibile leggero, una storia di amicizia, che fosse uno strumento a disposizione di tutti i bambini, per aiutarli ad affrontare un avvenimento così drammatico, in classe come in famiglia. Ovviamente la favola – diventata un libro Chi ha visto Pasqualina (Franco Angeli 2010) – è stata scritta soprattutto per i bambini del terremoto, per aiutarli a elaborare la loro traumatica esperienza, a esprimere i loro sentimenti ed emozioni.

Non è facile parlare di un vissuto così drammatico, e non lo si può fare in casa, con i familiari che stanno vivendo lo stesso dramma, ed è difficile pure aprirsi con gli amici.
Ci vuole un intervento esterno, come mi ha insegnato la psicologa che ha lavorato con i bambini newyorkesi dopo l’11 settembre, Jane Brown (da J.A. Brown, MSW - Director-Playshops Program):
“Ho sperimentato sempre più spesso, anno dopo anno, quale immenso beneficio sia per i bambini poter esprimere i loro pensieri e sentimenti, trasmettere le loro esperienze, in gruppi con altri che abbiamo avuto la stessa esperienza. È molto “normalizzante”. Noi adulti crediamo che i bambini parlino l’uno con l’altro, tra fratelli, sorelle o amici. Noi crediamo che parlino con i loro genitori o altre persone cui sono legati affettivamente di ciò che pensano o provano. Di solito, invece, quasi per cercare di proteggere gli adulti, o i fratelli o gli amici, essi non raccontano tutto. Quello che essi si tengono dentro finisce per crescere soffocato per anni, minando in loro il senso di sicurezza, rendendoli oppressi da sentimenti e da ricordi di cui hanno paura. Più essi si sforzano di sopprimere o negare questi ricordi, più questi sembrano divenire più potenti e sconvolgenti. Mi piacerebbe vedere terapisti, counselor, insegnanti, adulti che sanno come parlare ai bambini, dar loro la possibilità di queste esperienze di gruppo. Questo aiuta realmente, molto di più di quanto molta gente creda”.

Una favola a più mani

Così il progetto ha preso pian piano la sua fisionomia: una favola da scrivere a più mani, un libro da comporre con i bambini stessi, quelli che avevano sperimentato il terremoto, per dar loro la possibilità, attraverso il racconto, di esprimere le loro paure e i loro bisogni.

Non è facile chiedere aiuto in prima persona, ma lo si può fare attraverso un personaggio, come Lucia della nostra favola, che ha visto la sua casa distrutta, che vive in una tenda con i suoi familiari e la sua cagnolina. E ci si può raccontare attraverso la sua voce, in una storia che è anche la nostra.
Perché è molto più facile poter parlare dei bisogni degli altri, che chiedere aiuto per se stessi. Già, perché al progetto è legata una raccolta di fondi, ma fatta in modo diverso: sono i bambini a farla da protagonisti, mettendo in moto la macchina della solidarietà con il loro lavoro creativo. E quei fondi saranno adoperati per loro, nella loro città. E questo coinvolgimento attivo è la miglior forma di terapia per superare gli effetti di un evento tanto traumatico quanto quello che hanno vissuto.

Come nasce il progetto

Il progetto è partito grazie all’incontro con tre insegnanti e una splendida comunità scolastica e civile, quella di Roseto degli Abruzzi. In questa piccola cittadina sul mare, meta di vacanze estive, sono state accolte molte famiglie abruzzesi colpite dal terremoto, e le scuole in pochissimi giorni hanno aperto le porte a tanti nuovi alunni.

In una di queste scuole, la “G. D’Annunzio” del I Circolo didattico, hanno lavorato con me le insegnanti Emma Furia Concettina e Anna Rita Arduini, quest’ultima proveniente dalla scuola primaria “Giovanni XXIII” de L’Aquila.
A loro si è unita anche Antonella Torelli, proveniente dalla stessa scuola aquilana, accolta nella primaria “Maria Schiazza” di Roseto. Con loro hanno lavorato al progetto i loro alunni, in gran maggioranza aquilani, come la classe della Torelli, ricomposta dopo il terremoto con gli stessi alunni.

Dopo l’inizio della lettura in classe della mia novella, sono iniziati i racconti e le storie personali.
Così i bambini, per la prima volta, a un mese dal terremoto, si sono aperti e hanno cominciato a parlare. Non l’avevano mai fatto prima, neanche tra loro.

E poi è iniziato, guidato dalle insegnanti, il lavoro di scrittura. I bambini non si sono limitati a lavorare alla stesura della loro parte della favola, ma hanno scritto anche poesie, lettere e fatto molti disegni che illustrano l’intera storia contenuta nel libro.

Un libro che può viaggiare

Chi ha visto Pasqualina? è un libro pensato per viaggiare. Può andare a trovare altri bambini, in altre scuole. Può contribuire a far nascere nuovi racconti e nuove amicizie. Magari anche altri progetti didattici, e altri libri.
Per esempio, lo “sportello Pasqualina” potrebbe raccogliere le impressioni di insegnanti e dei loro alunni su questo lavoro. Ma potrebbe anche servire a condividere esperienze analoghe, perché siamo sicuri che nelle nostre scuole ci sono tante risorse inesplorate.

La lettura del libro può infatti suscitare altri racconti, di altre esperienze ugualmente traumatiche: purtroppo ne accadono tante, in Italia, come nei Paesi da cui i tanti bambini immigrati provengono. Valanghe, incendi, guerre, le sciagure che viviamo o che più semplicemente ci racconta la televisione quotidianamente sono sempre tante.

Il mondo è reso dai media sempre più piccolo. Soffermiamoci un momento a parlarne con i bambini, non facciamoci prendere dalla fretta, che spesso è solo paura: non sappiamo come farlo, e finisce poi per diventare per noi un tabù, una cosa da adulti. Ma anche i bambini hanno occhi e orecchie, e ormai vedono e sentono le stesse cose di noi adulti, senza però avere la nostra capacità di elaborarle.
Con una favola si può fare. I piccoli alunni de L’Aquila ne sono stati i protagonisti. Hanno scritto anche le loro dediche per tutti i lettori del “nostro” libro, per gli adulti e i bambini come loro. Anche in inglese, perché il mondo, si sa, è grande.
Una, particolarmente toccante, è quella di Francesca. Ci insegna il valore e l’importanza dell’amicizia, che ci dà la forza per superare i momenti difficili e “ricostruire” una nuova vita:

“… ai bambini de L’Aquila, a quelli più sfortunati, a chi non ha più famiglia, ma anche a chi non ha più una casa e neanche amici, ma anche a chi ne ha trovati dei nuovi; a chi ha trovato serenità in altri luoghi, a quelli che sperano e hanno fiducia di ricostruirla.
Francesca”
 

La voce dei protagonisti

Renzo e Lucia sono i protagonisti della novella che Anna Genni Miliotti ha voluto dedicare ai bambini d’Abruzzo. Quasi due icone che, in analogia a quanto noi aquilani abbiamo vissuto dopo le 3:32 del 6 Aprile 2009 nei terribili momenti successivi al sisma, si sono incontrati, cercati, rincorsi.

Come ogni bambino e adulto residente nella città de L’Aquila nella “notte della scossa”, hanno nutrito la speranza di poter di nuovo incontrare con lo sguardo gli occhi dell’altro e potersi scambiare un muto: “Eccoci, ci siamo ancora!” e stringersi in un abbraccio eloquente quanto ogni lacrima di gioia versata per quella persona ritrovata. Hanno potuto stringersi in un abbraccio consolatorio quanto le lacrime del pianto versato per chi non ce l’ha fatta. Per Lucia e Renzo, le cui omonimie manzoniane inducono alla conferma del valore prezioso dei sentimenti sinceri, veri e profondi come l’amicizia, l’amore e la solidarietà, è stato possibile mettersi in contatto e raggiungersi, grazie all’uso di tv e internet. La storia della loro amicizia ha inizio nell’estate precedente e si conclude nel terremoto, ma a lieto fine, grazie a... Pasqualina, la cagnolina che realmente è stata tratta in salvo dai Vigili del Fuoco, dopo aver vissuto per alcuni giorni sotto le macerie nel centro storico della città.

Proposta a bambini de L’Aquila e di Roseto degli Abruzzi (Teramo), la novella ha rappresentato un ottimo spunto per lo svolgimento di un percorso di attività didattiche volte a evocare gli stati d’animo e a cercare nella quotidianità la continuità con quanto il terremoto ci ha tolto.

Antonella Torelli, insegnante scuola primaria “Giovanni XXIII”, L’Aquila.

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