"Indicazioni" per la scuola che guarda il futuro - Intervista a Mauro Ceruti

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"Indicazioni" per la scuola che guarda il futuro - Intervista a Mauro Ceruti

Incontriamo Mauro Ceruti, docente di filosofia della scienza e senatore della Repubblica, per introdurre la principale novità dell'anno scolastico che si inaugura. Anticipo da "La Vita Scolastica" di settembre.

Mauro Ceruti

Professor Ceruti, i grandi cambiamenti avvenuti a livello globale rendono indispensabile ripensare la stessa missione della scuola. Può illustrarci i tratti più significativi di questo nuovo scenario culturale e sociale? 

Globalizzazione e tecnologie dell’informazione in pochi anni hanno trasformato radicalmente la condizione umana e provocato il passaggio da una società relativamente stabile a una società in continuo cambiamento. Le conseguenze per la scuola sono state immediate e dirompenti.  I bambini oggi sono, nello stesso tempo, sempre più “globalizzati” e sempre più “diversi”; sempre più “interdipendenti” e  sempre più “isolati”. Ciò che il bambino apprendeva a scuola fino a pochi anni fa, appunto prima del recente e rapido sviluppo di globalizzazione e tecnologie dell’informazione, era sostanzialmente il tutto dei suoi apprendimenti. Ciò che i bambini apprendono oggi a scuola è solo una parte (e spesso solo una piccola parte) di ciò che apprendono nel corso delle loro giornate. Spesso neppure la parte riconosciuta da loro come più stimolante.

Con una velocità quasi esponenziale, in pochi anni si sono trasformati contenuti e forme dei saperi. Sono cambiate in profondità le modalità della loro organizzazione, della loro produzione, della loro trasmissione: tutti cambiamenti che coinvolgono la scuola. Oggi nella sua esperienza quotidiana extrascolastica il bambino acquisisce numerosissime informazioni e incontra una molteplicità di culture diverse. Ma tutto ciò accade in modo frammentario, senza alcun filtro interpretativo e senza alcuna prospettiva educativa in grado di unificare le sue molteplici esperienze e la formazione della sua persona.

La proposta centrale offerta dalle "Indicazioni" riguarda la necessità che la scuola offra gli strumenti concettuali e culturali utili a orientarsi e dare senso alla varietà delle esperienze. Per questo, ad esempio, per la prima volta, i programmi sono concepiti in un’unica visione d’insieme per gli alunni dai 3 ai 14 anni…

Di fronte a questa situazione, forte è stata la tentazione di accettare come inevitabile una sorta di abdicazione da parte della scuola rispetto ai suoi compiti educativi e formativi: forte è stata la tentazione di ridurre la finalità della scuola alla semplice trasmissione di alcune tecniche e di alcuni saperi di base. Al contrario, penso che, proprio a causa di questo nuovo contesto, il compito formativo della scuola diventi, se possibile, ancora più importante: compito della scuola è di sostenere i bambini fin dalla prima infanzia nella capacità di dare senso alla varietà delle loro esperienze, scolastiche ed extrascolastiche, di ricomporre la frammen tazione delle informazioni, di unificare lo sviluppo della loro formazione personale. Oggi la frammentazione dei saperi è il maggior ostacolo alla formulazione e alla comprensione dei problemi.

Questo significa che non è sufficiente per la scuola assicurare la conoscenza nei vari campi e settori?

Soprattutto oggi, la scuola non adempie alle sue finalità soltanto promuovendo l’accumulo di tante informazioni in vari campi: ciò comunque accade per i bambini di oggi nella loro vita quotidiana e soprattutto extrascolastica. Oggi la scuola deve promuovere soprattutto la capacità di elaborare connessioni fra le informazioni e le conoscenze. Il vero ostacolo all’educazione sta proprio nel modo in cui le conoscenze e le informazioni di cui disponiamo sono organizzate: sta nella loro parcellizzazione; sta nella frantumazione dell’esperienza e della formazione personale fin dai primi anni di vita, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. La scuola deve oggi aiutare a costruire gli strumenti concettuali e culturali indispensabili a dare senso alla varietà spesso caotica delle informazioni e delle conoscenze. Unificare ciò che è spezzettato è la sfida educativa per le nuove generazioni e per l’intera società. La scuola deve perseguire l’integrazione reciproca fra i saperi e fra le esperienze per favorire una conoscenza complessa e multidimensionale.

Quando deve iniziare questo processo?

Tutto ciò non riguarda soltanto la formazione superiore, liceale e universitaria. È indispensabile sin dalle prime fasi della formazione, dalla scuola dell’infanzia e attraverso il primo ciclo di istruzione, perciò concepito come unitario. In ciò consiste la tradizionale eccellenza della scuola italiana, che corre il rischio di andare perduta proprio nel momento in cui è più indispensabile.

La manipolazione, il gioco, la narrazione, le espressioni artistiche e musicali sono occasioni privilegiate, nei primi anni di scolarizzazione, per apprendere a ricomporre ciò che è frammentato nell’esperienza dei bambini.

In questo senso, se ben comprendo, l’attenzione si sposta dai saperi e dalle conoscenze all’organizzazione di saperi e conoscenze...

Le tecnologie hanno aperto un nuovo, vastissimo spazio di possibilità alla diversificazione delle esperienze, dei tempi, dei ritmi, degli spazi dell’apprendimento. I ritmi temporali dell’esistenza umana sono sempre più veloci; le stesse competenze diventano rapidamente obsolete: se in un passato anche recente bastava aggiornarle a ogni cambio di generazione, ora è necessario rivederle costantemente durante la vita della stessa persona.

Se in passato era plausibile pensare a un “Programma” organico e compiuto, con ben definiti contenuti e competenze da acquisire, oggi le "Indicazioni" partono dal principio che la scuola deve cambiare radicalmente l’impostazione, la visione del processo educativo. Da questo punto di vista, essa è chiamata a considerare e valorizzare il dinamismo e la complessità indotti dalla commistione di culture differenti, la rapida proliferazione dei saperi, la compresenza di competenze, motivazioni, interessi sempre più differenziati fra i singoli alunni. Nell’esperienza scolastica, non basta ricorrere ai soliti “raccordi” fra materie e discipline: occorre un cambiamento di paradigma, di prospettiva. Occorre spostare l’accento dai singoli contenuti e dalle competenze particolari a favore della capacità di apprendere, e per tutta la vita. La scuola deve fornire le chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e trasformare le mappe dei saperi rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti.

Un’altra proposta decisiva delle "Indicazioni" riguarda la rinnovata consapevolezza e la responsabilità propria dei sistemi formativi di educare i bambini e i ragazzi a una "nuova cittadinanza".

Nella pratica scolastica sono molto valorizzate le idee dell’incontro e dell’accoglienza. Anche se ormai la multiculturalità è un fatto, per molti aspetti questi valori restano spesso enunciazioni di principio. Non basta appellarsi al valore formativo e costruttivo dell’accoglienza e della diversità: bisogna contemporaneamente interrogarsi su quali siano e come possano essere messe in atto regole comuni in grado di rendere sostenibile la diversità e di utilizzare effettivamente, nel contesto educativo, l’esperienza dell’altro come opportunità per la conoscenza delle proprie specificità e delle proprie vocazioni.

Le "Indicazioni" propongono di valorizzare le identità culturali, religiose, etniche, così come quelle legate alle specifiche culture, competenze, percorsi di vita, di ogni singolo studente. La promozione e lo sviluppo di ogni persona stimola in maniera vicendevole la promozione e lo sviluppo delle altre persone: ognuno impara meglio nella relazione con gli altri. Non basta pensare di convivere nella società: la società va costruita continuamente insieme, a partire dall’incontro e dall’interazione con gli altri.

Anche l’idea comune di “cittadinanza” assume dunque una sfumatura diversa?

Il nostro è il tempo in cui l’unità non comporta necessariamente l’omologazione, e la diversificazione non comporta necessariamente l’atomizzazione. Da un lato, occorre perseguire una maggiore unità: la possibile elaborazione di una cittadinanza (nazionale, europea, planetaria) richiede l’allargamento del contesto, degli strumenti, delle informazioni che stanno alla base delle tradizionali cittadinanze nazionali.

Dall’altro, è necessario valorizzare maggiormente le diversità. In particolare, come comunità educante, la scuola genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e propria. Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale.

Per saperne di più

Mauro Ceruti è Professore Ordinario di Filosofia della Scienza presso l’Università di Bergamo. Nel 2008 è stato eletto Senatore della Repubblica nelle liste del Partito Democratico. È membro della VII Commissione Istruzione pubblica, Beni Culturali. Ha presieduto la Commissione ministeriale per la stesura delle "Indicazioni per il Curricolo per la Scuola dell’Infanzia e per il Primo Ciclo di Istruzione".

Principali pubblicazioni

  • Organizzare l’altruismo. Globalizzazione e welfare, con T. Treu, Laterza, Roma-Bari 2010
  • Una e molteplice. Ripensare l’Europa, con G. Bocchi, Tropea, Milano 2009
  • La sfida della complessità, con G. Bocchi, Bruno Mondadori, Milano 2007
  • Educazione e globalizzazione, con G. Bocchi, Cortina, Milano 2004
  • Origini di storie, con G. Bocchi, Feltrinelli, Milano 1993 

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