Berlino, la caduta del muro raccontata ai bambini

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [7RDGTK7E] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [PYZRQJ75] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [IQ5WNBJU] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Berlino, la caduta del muro raccontata ai bambini

Il miglior modo per raccontare in classe il muro di Berlino è farlo vivere. Basta una linea di scotch di carta per terra e sui banchi per sperimentare la divisione, la limitazione di movimento, di parola con i vicini, di controllo delle proprie cose. 

L'accesso alle risorse di questa sezione è riservato ai seguenti profili

Entra Non sei ancora registrato? Fallo ora!
Copertina Fuorigioco a Berlino

È sera.
Abbiamo finito di mangiare e sono in piedi di fianco al tavolo. Mia sorella siede sul divano.
Mio padre è ancora a tavola, una tazzina di caffè davanti, il grosso telecomando in mano. Alza il volume del televisore.
Pane, bicchieri, avanzi… tutto è dimenticato.
Anche l’acqua per lavare i piatti viene chiusa, mia mamma esce dalla piccola cucina. Il suo sguardo raggiunge il nostro, là, al centro del mobile del salotto.
Al centro del mondo: Berlino.
Il Muro… il Muro sta cadendo. Ci sono persone in cima, con bandiere e bottiglie. Ballano, gridano, ridono, piangono. A terra, molti prendono quel brutto muro di cemento e graffiti a colpi di piccone, di martello. Molti altri, invece, aspettano. Osservano.
Come facciamo noi, in casa. È un giorno come ogni altro, ma niente sarà più lo stesso. Tutto cambia e io nei miei ricordi sarò per sempre in piedi di fianco a quel tavolo, mentre il Muro va giù.

Un segno indelebile, un compito per tutti

Ci sono momenti nella storia che ci toccano con una tale forza che rimarranno per sempre impressi nei nostri ricordi. Per me quel momento sarà per sempre la sera del 9 novembre 1989, la notte in cui il Muro crollò.
Il Muro di Berlino, comparso il 13 agosto 1961, all’inizio era solo una barriera di stivali e uomini, poi divenne una cortina di filo spinato, quindi di mattoni e cemento.
Quel muro, quel confine, è stato muto testimone del confronto tra due ideologie. Sembrava attendere che tutto andasse a rotoli, che dalle idee e dalle parole si passasse alla pallottole… e ai pulsanti premuti.
Il Muro è scomparso. E noi siamo ancora qui.
E il nostro compito, adesso, è ricordare cosa fosse e come se ne sia andato, oltre che come è nato. E raccontarlo a chi fortunatamente non l’ha vissuto, non l’ha visto.

Gli occhi si alzano

Quando i confini di Berlino Est e Ovest sono stati tracciati, hanno diviso strade, piazze, ponti e parchi, ma erano solo una linea di vernice. Quando su questa riga si sono schierati gli uomini armati e poi è arrivato il cemento, la barriera è diventata concreta. Sono state divise famiglie, case, vite. Lo sguardo non poteva più raggiungere gli occhi di un amico o la porta di casa. Chi era di là era perso, forse per sempre. Chi era di qua vedeva di fronte al proprio viso l’ostacolo alla propria libertà, la minaccia alla propria vita.
Come si può vivere con un muro davanti agli occhi e uno sul cuore? Con fatica, con dolore.
Con speranza.
Quando il Muro ha impedito ai berlinesi e al mondo di guardare dall’altra parte, gli occhi si sono alzati al cielo. E la speranza non è mai morta.

La voglia di libertà

La storia del Muro è una storia di fughe, avventurose, tragiche ed eroiche. Una storia umana, vicina. Eppure, oggi, appare incredibilmente lontana, remota. La Berlino del Muro è vicina, vicinissima, non è solo in TV o su YouTube, ma non vogliamo vederla. È chiusa nell’armadio dei ricordi di massa, vogliamo dimenticarci di quelle brutture. Ma è giusto farlo? Ovviamente no. Ignorare gli orrori del passato significa riviverli, oggi più che mai, in quest’epoca di nuove barriere contro i pendolari, di esodi di popoli (la caduta del Muro è stata preceduta dalla migrazione di centinaia di migliaia di Ungheresi e Cecoslovacchi), di muri sui confini. Il Muro deve essere ricordato, raccontato. E con le sue tragedie bisogna ricordare le speranze che sono nate e che non sono morte mai. Il Muro non può e non deve essere dimenticato, perché altrimenti sarà come dimenticare le sofferenze di milioni di persone. Ma anche i loro sorrisi e le loro lacrime quando è caduto.
Il sospiro di sollievo di tutta l’umanità.
Quel peso di cemento e filo spinato è andato in pezzi, sotto i colpi della speranza. E di qualcosa di potentissimo, un ideale relegato solo al rango di “parola”, oggi che abbiamo tutto: sete di libertà. Il più dirompente innesco per rivoluzioni e rinascite che il cuore umano abbia mai conosciuto.

Raccontare il Muro ai ragazzi di oggi

Il miglior modo per raccontare il Muro è farlo vivere.
Sperimentare la sua presenza, oggi, è possibile attuando delle divisioni arbitrarie, improvvise, in una classe, in un gruppo, negando (per poco!) le cose che normalmente si danno per scontate: la libertà di movimento, di parola con i vicini, di controllo delle proprie cose. Basta una linea di scotch di carta per terra e sui banchi. Date regole diverse, compiti differenti alle due metà. Date loro premi e ricompense differenti e diverse “libertà”. Due ore così, con due gruppi divisi, e questi cominceranno a diventare coesi, a diventare nuove identità, divise in “noi” e “loro”. Togliete il nastro, a fine mattina e i due gruppi torneranno a essere uno, con una dinamica di riappropriazione dei rapporti meravigliosamente naturale.
Ancora, con una barriera fisica eretta a dividere i banchi (un lenzuolo steso su una corda tesa attraverso la classe, magari) mentre l’intera classe deve eseguire un compito semplice come leggere alcune pagine di un libro, nasceranno immediatamente piccoli movimenti di ribellione. Verranno escogitati, in modo naturale e spontaneo, espedienti per superare la barriera.
Osservateli… prendete nota.
Circoleranno biglietti, si stringeranno mani, piccoli varchi verranno aperti. Sarà una piccola avventura, sarà un piccolo omaggio a quanti hanno rischiato tutto. Il mio augurio è che, dopo che la barriera sarà stata rimossa, venga letta alla classe “riunita” qualcuna delle mirabolanti fughe della storia del Muro. Paragonandola alle “violazioni” avvenute tra i banchi. Una scuola che insegna la ribellione? No, una scuola che incoraggia la ricerca della libertà.

Consigli bibliografici

Nella stesura del mio libro mi sono avvalso di molti volumi e testimonianze in prima persona.
Tre libri, però, spiccano per la potenza delle immagini, delle storie raccontate e delle suggestioni narrate: un romanzo e due saggi.

  • Il romanzo è Il cielo diviso, di Christa Wolfe (E/O, 2012), che racconta dal punto di vista dell’Est la vita a Berlino e la nascita del Muro.
  • Il primo saggio è Il muro di Berlino di Frederick Taylor (Mondadori, 2009), uno splendido spaccato delle vicente prima, durante e dopo il Muro di Berlino.
  • L’altro saggio è Non si può dividere il cielo, storie dal muro di Berlino, di Gianluca Faranga (Carocci, 2009), che racconta le incredibili avventure e le fughe rocambolesche avvenute nel corso dei ventotto anni in cui il Muro è rimasto a dividere il mondo. 
Christian Antonini: 21 Ottobre 2016 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola