Aspettando le “slides” da Palazzo Chigi

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Aspettando le “slides” da Palazzo Chigi

Il 3 settembre, il Consiglio dei Ministri dovrebbe presentare le “linee guida” sulla riforma della scuola. Cosa ci attende? Quale tipo di dibattito si vuole imbastire con le persone di scuola? Una riflessione di Giancarlo Cerini.

Idee sulla scuola

Ormai le decisioni politiche sono affidate alla semplicità degli slogan (o degli #hastag) e all'efficacia dei messaggi (subliminali?) veicolati da slides colorate.

Nemmeno la scuola (pardon, la riforma della scuola!) riuscirà a sfuggire dalle imprevedibili regole della comunicazione pubblica (per gli effetti imponderabili dei rimbalzi virali).

Siamo in attesa di importanti comunicazioni del Governo, le “linee guida” che il Consiglio dei Ministri dovrebbe “licenziare” il 3 settembre, per delineare la scuola dei prossimi anni.

A seguire le anticipazioni della stampa (ma quanto attendibili?) si tratta quasi di un libro dei sogni che contiene tutto ciò di cui la scuola avrebbe effettivamente bisogno: più docenti, più compresenze, meno precari, nuovi ambienti di apprendimento, un maggiore legame con il mondo del lavoro, rinnovamento dei programmi con un gradevole dosaggio di nuovi linguaggi: il “coding” digitale (anche per i bambini?), le lingue meglio insegnate (CLIL per tutte le età?), le geografia e l'economia al tempo della globalizzazione, ma anche le vocazioni culturali italiane (la musica, l'arte).

Tutto molto bello, tutto molto giusto, con la speranza che l'occhiuto Ministro dell'economia dia il suo via libera. Capiremo dalle slides, ma non solo. È probabile che le linee guida siano costituite anche da un documento che argomenta sul significato delle scelte possibili e apra un dibattito con la scuola su quelle necessarie nei prossimi anni.

Un'anticipazione l'ha fornita anche il premier Renzi, quando al termine del Consiglio dei Ministri del 29 agosto (inizialmente indicato per varare la riforma della scuola) ha sintetizzato il disegno riformatore con un mix di quantità e qualità: occorre assumere nuovi docenti e scorrere le graduatorie (quelle ad esaurimento e quelle dei concorsi), ma anche valutare il lavoro degli insegnanti, cambiare le regole del gioco, valorizzare il merito e l'impegno, e verificare i risultati che tutto ciò produrrà nella scuola, perché c'è bisogno di un nuovo “patto” tra scuola società e insegnanti. 

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