Valutare nella didattica a distanza

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Ricordiamoci che la valutazione formativa è parte integrante della relazione educativa, rientra nei diritti e doveri reciproci di insegnanti e allievi. Di Giancarlo Cerini

valutazione illustrazione

La particolare condizione che vivono in queste settimane gli insegnanti ed i loro allievi sta determinando molte prese di posizione, confronti e dispute sulla “didattica a distanza”. Soprattutto sui diritti/doveri dei docenti, sul ruolo del dirigente, sul valore legale di ciò che sta avvenendo in rete.

Tralasciamo tutto ciò e concentriamoci invece sul significato educativo di quanto la scuola sta facendo, anche in assenza del suo classico setting (l’aula, i banchi, la cattedra, la lavagna, i cartelloni, i quaderni, i pennarelli, l’intervallo, la campanella…).

Sono molte le testimonianze di “cura educativa” (premura pedagogica) che i docenti stanno mettendo in atto, pur nelle tante difficoltà, umane, professionali, tecnologiche. E pensiamo, anche, alle altrettante (e maggiori) difficoltà degli alunni dall’altra parte dello schermo, alle prese con una vicenda più grande di loro (anche noi, adulti “vissuti”, stentiamo a farcene una ragione), spesso con difficoltà ad organizzare una giornata “sensata” all’interno di appartamenti e condomini in apnea.

Ecco perché la didattica a distanza, a maggior ragione con i bambini della scuola primaria, deve essere fatta di certezze e routine (un orario prefissato ogni giorno), di impegni cognitivi delimitati ma curiosi (che possono stuzzicare attenzione), di consegne e compiti che lasciano il tempo per una riflessione ed un lavoro in autonomia. Certo, ci sarà l’occhio vigile dei genitori, forse, ma li dovremmo aver convinti a non sostituirsi ai loro figli, ma a stimolare la loro autonomia (“aiutami a fare da solo”!). 

Non una scuola meno evasiva, ma impegnata e ordinata, a partire dal mantenimento di relazioni educative significative, tra alunni e insegnanti, in una classe inclusiva seppur virtuale.

E poi c’è il problema della valutazione, di cui si reclama a gran voce il valore legale nelle scuole secondarie, troppo abituate a fare la media dei voti aritmetici (“oddio… mi mancano i voti… come farò a valutare alla fine dell’anno!”).

Ora, ai tempi della didattica a distanza, scopriamo amaramente che in molte scuole (soprattutto superiori, ma non solo) il valore dell’apprendimento è dato dai voti, dalle interrogazioni, dai compiti in classe, dai test di verifica e non dalla curiosità per ciò che si studia, dalla voglia di scoprire cose nuove, dal sentimento di “riuscire” e di “diventare competenti in…”.

Anche ai piani alti del Ministero la parola valutazione formativa non sembra molto gradita (non è citata nella pur fondamentale nota 388 del 17 marzo 2020 di orientamento sulla didattica digitale). Si teme cioè che valutazione formativa sia sinonimo di “lassismo”, “sei politico”, “tutti promossi”, “disimpegno”, ecc.

Ricordiamoci allora che la valutazione formativa è parte integrante della relazione educativa, rientra nei diritti e doveri reciproci di insegnanti e allievi. Consente di regolare l’azione didattica e l’apprendimento (nel corso del suo farsi), è finalizzata al miglioramento perché dà conto e dà valore ad ogni pur minimo progresso dell’allievo. Incoraggia, affianca, suggerisce, indica percorsi di ricerca, stimola l’autonomia e la responsabilità (che sono i vettori della “competenza”). È attenta all’impegno, alla concentrazione sul compito, alla intraprendenza cognitiva e perché no, all’umiltà del “sapere di non sapere”.

Difficile dirlo con un voto (che non è obbligatorio nelle verifiche intermedie, perché poi non fa media), meglio farlo con una parola, una frase, un’osservazione, semmai un punteggio. La valutazione formativa è rigorosa ma incoraggiante.
Certo, alla fine dell’anno li promuoveremo tutti i nostri ragazzi (già ora nelle elementari ne promuoviamo il 99,3% e alle media il 97,1%), perché avremo potuto constatare (in tanti modi) che in tutte queste settimane sono un po’ cresciuti, hanno progredito, hanno imparato cose nuove, hanno qualche abilità in più, proprio grazie al nostro lavoro (a distanza).
  

Giancarlo Cerini  sulla nostra WebTv:

"Valutare, ma non solo": una videolezione del dirigente tecnico Giancarlo Cerini sulle strategie per accompagnare bambini e docenti della scuola primaria verso la chiusura dell’anno e per riflettere insieme sul tema della valutazione.

Nel pacchetto della WebTv anche "Ri-progettare la didattica, a distanza": tre video di Sergio Vastarella per aiutarti a riadattare la progettazione per la didattica a distanza. Tra le risorse collegate si può scaricare il modello in word di riprogettazione.

Infine un video per l'alunno, collegato alla videolezione Riprogettare Matematica classe V, sulle espressioni 

 

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Commenti

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    mcaputo2

    16:14, 28 Marzo 2020
    VALUTARE NELLA DAD Come ogni collega impegnato/a in questo “progetto”, mi sono trovata a dover mettere sulla bilancia diversi elementi: la mia professionalità, gli alunni con disabilità inseriti nelle classi di servizio, i NAI, gli altri BES, il team, le famiglie, il Dirigente Scolastico, le mie capacità, le disponibilità degli alunni, la legalità dell’agire a distanza, … la valutazione. La “cura educativa” primaria è stata quella di capire le possibilità delle famiglie interessate nel poter aderire ad una didattica a distanza: hanno il pc/il tablet? Hanno la possibilità di connettersi ad Internet? Una volta che con i colleghi abbiamo raccolto gli elementi utili, l’impegno successivo è stato quello di trovare un modo per permettere a tutti i bambini di entrare in relazione anche se solo con il docente. Non tutte le famiglie hanno ciò che serve per poter condividere, e non tutti i gruppi accettano questa “ingerenza”. E quindi la nostra “mappa relazionale scolastica” ha permesso di avviare la DAD con incontri finalizzati alle necessità dei bambini, supportati dalle famiglie impegnati in questo modo nuovo di fare scuola “convinti a non sostituirsi ai loro figli, ma a stimolare la loro autonomia (“aiutami a fare da solo”!)”: famiglie che si rendono conto realmente delle caratterizzazioni dei figli, spesso argomento primario affrontato nei colloqui! Una scuola impegnata a cercare di mantenere relazioni educative significative a distanza, in uno spazio virtuale? Per me la relazione è basata sulla concretezza ed in questo momento questa mancanza non aiuta a “vivere” i nostri alunni soprattutto quelli che hanno bisogno di “inclusione” che sicuramente non può trovare risposte adeguate in questo particolare momento: l’inclusione ha bisogno della presenza, del qui ed ora!! La valutazione quindi? Scaturirà dall’impegno degli alunni supportati dai genitori, dallo stretto rapporto che noi insegnanti dobbiamo/dovremo mantenere soprattutto con quei bambini che non possono effettuare l’esperienza di una classe virtuale (una videochiamata diventa la possibilità per l’alunno di sentirsi non abbandonato, non isolato), dallo sviluppo delle attività proposte dagli insegnanti stimolo continuo alle potenzialità dei bambini, dalla costante ricerca di “voler stare insieme” anche a distanza. Nella mia valutazione ci sarà anche la voce di un’alunna straniera che per la prima volta mi ha letto al telefono parole bisillabe semplici riferite ad immagini di elementi che abbiamo esperito in presenza, insieme; il video di un alunno con sindrome autistica che mi racconta passo passo lo sviluppo dell’attività trasmessagli. Nella mia valutazione ci sarà una riflessione continua sul mio essere docente di sostegno, una tessera di un puzzle chiamato “progetto di vita”!