Accoglienza a scuola e intercultura: buone pratiche per cominciare

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Accoglienza a scuola e intercultura: buone pratiche per cominciare

L’inizio del cammino insieme costituisce un imprinting cruciale e comunica un messaggio importante. Ecco alcuni riti che hanno il colore dell’accoglienza e che esprimono il senso della comunità. Di Graziella Favaro, Angela Maltoni

Benvenuto

Fra le molte pratiche di accoglienza sperimentate a scuola, ve ne proponiamo tre che hanno a che fare con l’identità, l’amicizia e con la reciproca conoscenza.

Il mio nome

Una pratica di accoglienza è far trovare in aula a ogni bambino un cartellino con il suo nome. Questo non solo in prima, ma tutte le volte che il gruppo si modifica o si amplia. Il riconoscimento del proprio nome, per i più piccoli e non solo, costituisce un buon punto di partenza per familiarizzare con un nuovo ambiente o iniziare a far parte di un gruppo. Il nome diventa così il motore delle attività: nell’angolo morbido, ad esempio – luogo in cui inizia la giornata scolastica – è una sorta di gioco poterlo modulare con la voce e allargarlo, lanciarlo, sussurrarlo, urlarlo o scandirlo.

 

La ragnatela dell’amicizia 

Un modo per fare conoscenza è sedersi in cerchio: ci si può guardare negli occhi, si ha modo di sedere uno accanto all’altro, di prendersi per mano. È interessante continuare questa pratica anche più avanti, durante tutto l’anno, iniziando la mattinata con lentezza e con una serie di attività ludiche che favoriscano il rilassamento e la conversazione. Tra le più gradite dagli alunni, c’è il gioco del gomitolo, che consiste nel lanciare il filo al compagno di fronte e così via, dall’uno all’altro, fino a costruire una sorta di ragnatela. Per i più grandi, ogni lancio può essere accompagnato da una parola significativa – anche in lingua madre – che in questo modo diventa patrimonio dell’intero gruppo.

Un nuovo compagno

Spesso l’inizio dell’anno scolastico è caratterizzato da arrivi e partenze. È utile quindi avere a disposizione alcuni testi da utilizzare in questa delicata fase. Oltre a quelli bilingue, che necessitano della mediazione di un madrelingua, molto interessante è Viola cambia scuola di Silvia Serreli e Allegra Agliardi edito da EDT, collana Giralangolo. Parla di una bambina che, arrivata da un paese lontano e inserita in una nuova classe, si sente scoraggiata, disorientata e triste, ma grazie alle attenzioni dei compagni ritrova il sorriso e il desiderio di andare a scuola. Anche il libro di Maria Loretta Giraldo e Nicoletta Bertelle – Un nuovo amico di Anna, San Paolo Edizioni – può essere un interessante punto di partenza per accogliere e condividere nuove storie e culture. Dopo la lettura si può realizzare un cartellone utilizzando il planisfero per individuare le provenienze, vicine e lontane, dei componenti del gruppo. Si possono anche cercare elementi caratterizzanti, gli animali ad esempio, e in questo caso ben si presta il coloratissimo Mappe degli animali, di Febe Sillani e Paola Grimaldi edito da Mondadori Electa. È anche molto bello e utile – oltre a una segnaletica specifica che normalmente le scuole adottano per gli spazi comuni – preparare insieme ai bambini una serie di cartellini per gli oggetti presenti in aula tradotti nelle loro lingue d’origine.

 

➡️ Leggi l'articolo completo sul primo numero di La Vita Scolastica/www.giuntiscuola.it/lavitascolastica/la-rivista-di-carta/archivio/settembre-2019-n-1/

 

 

 

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25 Agosto 2019 Articoli

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