Insegnare “nonostante tutto”: che cosa ispira il nostro lavoro?

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Insegnare “nonostante tutto”: che cosa ispira il nostro lavoro?

Insegnare vuol dire lasciare il segno. Di Maria Benincasa
 

ascolto maestra bambino

C’è ancora del bello ad essere docenti in una società che svilisce il lavoro dell’insegnante? È questa la domanda che io e tantissime altre maestre ci poniamo, probabilmente tutti i giorni, e la risposta è una ed una sola: nonostante tutto, sì! Senza ombra di dubbio. Insegnare vuol dire lasciare il segno! Un segno positivo, che una persona si porta dietro per tutta la vita, che diventa un ricordo nostalgico e colmo di affetto. Tutti abbiamo un insegnante del cuore, qualcuno che ricordiamo con particolare piacere ed è quel ricordo che ci ispira ogni giorno e ci motiva nel nostro lavoro, spronandoci ad assomigliarle, ripensando magari alla sua didattica che oggi ci può sembrare desueta e a come renderla “moderna”, riproponendo, a volte anche inconsciamente, il suo modo di fare scuola.
Le maestre, è risaputo, non vanno al lavoro, vanno a scuola perché in fondo non sono mai cresciute. Il loro spirito è rimasto sempre quello di un bambino perché, stando quotidianamente a contatto con loro, non dimenticano di guardare sempre il mondo da una prospettiva diversa, non dimenticano di stupirsi di fronte alle scoperte, di fronte ad un mondo che si apre, ad un dubbio che si dissolve; guardano il presente ricordando il passato e pensando al futuro.
I bambini sono quelli che rendono bello il nostro mestiere. Gli alunni te li ricordi sempre, anche a distanza di anni, e sono sempre i tuoi bambini anche quando li incontri grandi con figli al seguito. La maestra è colei che si preoccupa se un suo alunno non impara, se è ammalato, se ha problemi in famiglia, e gioisce anche dei piccoli successi perché intravede un barlume di speranza e la possibilità di farcela a superare le difficoltà. È colei che studia, si aggiorna, cerca strategie, crea strumenti, veste il duplice ruolo di discente ed insegnante, impara per insegnare, fa un lavoro che ne racchiude cento altri.
Qualche anno fa Papa Francesco, incontrando degli insegnanti, disse: “oggi, quanto mai, c’è bisogno di insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascun studente, che deve sentirsi accolto ed amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità. In questa direzione il vostro compito è quanto mai necessario. E voi dovete insegnare non solo i contenuti di una materia, ma anche i valori della vita e le abitudini della vita. Le tre cose che voi dovete trasmettere. Per imparare i contenuti è sufficiente il computer, ma per capire come si ama, per capire quali sono i valori e quali abitudini sono quelle che creano armonia nella società ci vuole un buon insegnante”.
Ecco perché insegnare, nonostante tutte le problematiche con le quali oggi ci dobbiamo confrontare, nonostante sia un lavoro mal pagato, nonostante non ne venga unanimemente riconosciuta la sua importanza, rimane il mestiere più bello del mondo, perché è un impegno quotidiano per costruire il futuro e dare speranza alle nuove generazioni. Perché, anche se non tutti lo ricordano, i grandi uomini e le grandi donne che hanno fatto la differenza per l’umanità sono prima di tutto stati alunni di una maestra.
 

6 Dicembre 2019 Articoli

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