Tre minuti e poi... A colloquio con i genitori

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Tre minuti e poi... A colloquio con i genitori

Dobbiamo trovare la certezza, tra docenti, madri e padri, di avere quell'intesa che ci permetta di farcela insieme all'interno di una scuola che accoglie tutti, ma proprio tutti. Di Guglielmo Rispoli (Dirigente Scolastico IC Troisi, San Giorgio a Cremano)

colloquio genitori

Quelle manine lasciate con un po' di apprensione... Lo sguardo tenero di un papà che accompagna la figlia nei primi giorni di scuola. L'anticipo nel cortile di donne e uomini anziani con i capelli color argento... Anche quest'anno volge al termine: mamme, papà, nonni verso l'estate 2019. 

È passato un altro anno: la scuola primaria italiana ha vissuto dieci mesi intensi ed importanti dedicando al successo formativo di tutti e di ciascuno la principale azione svolta dalle tante maestre e dai pochi maestri.

Sono passati tanti decenni dall'origine della Scuola della Costituzione, quella del Diritto allo studio per tutti e per ciascuno, quella dell'aiuto ai più deboli. Generazioni di bambini, generazioni di insegnanti. Intorno a loro, di fronte a loro, donne e uomini tanto diversi da quelli nati negli anni quaranta e cinquanta: maggiore modernità, maggiore ansia, tempi più stretti e stress spesso al limite, le tante scuole da affrontare (palestra, piscina, catechismo...) e poi i compleanni, le feste con i coetanei, le nuove cure degli adulti che invecchiano nelle nostre case, la zia che vive sola, le piccole crisi familiari...

Le famiglie di ieri e i genitori di oggi

Le famiglie di oggi, i genitori di oggi, non sono peggiori di quelli di cinquant'anni fa, sono semplicemente diversi, con certezze estetiche brillanti (spesso finte e di facciata) e tanti dubbi ed interrogativi anche gravi e le mille crisi educative con poche certezze e tante nuove più urgenti insicurezze.

Un cancello, un portone, un corridoio e tante aule, di sera con maestre e maestri che accolgono a colloquio i genitori, spiegano, parlano, ascoltano, si sforzano di essere all'altezza di una nuova grossa questione sociale.

Tre minuti, quattro, forse cinque, poi altri genitori, a volte nonni, visi diversi, domande veloci, ritmi incalzanti... Non si può dialogare, ascoltare, capire in tre minuti e neppure in cinque. Un ulivo, per diventare forte, ha bisogno di decenni.

Ci sono stato in quei corridoi, appoggiato alle pareti (in verità anche troppo rilassato) ed ho visto il senso vero della condivisione, la certezza di una governance a cui i genitori danno ogni giorno un sostegno e vedono che lavorano proprio bene queste maestre. Vivono bene la loro professione, perché centinaia di altre donne e uomini ogni giorno seguono ciò che si compie, sono pronti a dare una mano, sono chiamati per dare una mano.

Spalla appoggiata alla porta, vedo il sorriso di genitori convinti di aver scelto bene, la serietà ordinata di chi attende il proprio "turno"; tutti o quasi sanno che non vanno ad uno scontro e gli insegnanti sanno che non ci saranno tentativi di sopraffazione, perché si lavora insieme in un chiaro e condiviso sistema di regole.

Farcela insieme

A volte l'insicurezza sale e l'incontro con le maestre dei nostri figli (e nipoti) sembra essere il momento magico che ci aiuta a capire, che può fornirci la chiave di lettura di bisogni che a noi, giovani mamme e giovani papà, possono sfuggire.

E allora un sorriso e una voce pacata suggeriscono di tornare lunedì, nelle ore della programmazione didattica, in cui si troveranno ben altri e tanti minuti, perché il tempo è importante ed ancora più necessaria deve essere la certezza di trovare una mano ed uno sguardo capaci di farci capire che insieme ce la faremo per ciascuna delle bambine e dei bambini della nostra scuola che accoglie tutti, ma proprio tutti.

Perché una mano e un aiuto non si negano a nessuno, proprio a nessuno.

 

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