“Vi racconto Leonardo, il genio che sbagliava le frazioni”

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“Vi racconto Leonardo, il genio che sbagliava le frazioni”

Intervista allo scrittore Marco Malvaldi. Di Chiara Tacconi 

marco malvaldi

Marco Malvaldi ha esordito come scrittore nel 2007 con “La briscola in cinque”, primo dei gialli dedicati ai “vecchietti del BarLume” che sono diventati anche una serie tv.  La misura dell’uomo è il suo primo libro con Giunti: un romanzo giallo, un omaggio a Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte.

Per scrivere “La misura dell’uomo” lei ha studiato a lungo i Codici leonardiani: chi è il Leonardo da Vinci che ha incontrato e che troviamo protagonista del suo romanzo?

“Leonardo è l'uomo rinascimentale: se non sa qualcosa vuole essere in grado di capirlo. E se lo capisce da solo, tanto meglio. Leonardo è principalmente un autodidatta che nasce e cresce in un ambiente tranquillo, che ha modo di imparare a partire dalla vista, il senso più importante, dalla Natura. Era un genio ma anche un essere umano, credo che possa fare molto piacere, a persone che frequentano la scuola, sapere che aveva dei problemi con la matematica. Prima dei 40 anni non imparò mai a fare i calcoli: e se Leonardo da adulto aveva difficoltà con le frazioni c'è speranza per tutti noi, direi… La vera forza di Leonardo sta lì: non nel fatto di nascere genio, ma nel suo essere una macchina per imparare a fare cose nuove. È quella la sua potenza”.

 

 

Come possiamo parlare di Leonardo ai bambini?

“È facile perché Leonardo ha l’attitudine del bambino, e si esprime spesso come un bambino, cioè con i disegni. Chiunque li capisce, anche chi non sa leggere: il modo in cui Leonardo rappresenta il funzionamento di una mano, un cavallo, un meccanismo, ricorda un bambino che vede una macchina e ti chiede subito come funziona, cos'è che la fa andare”.

Perché ha dedicato il suo libro “a tutti i professori delle scuole pubbliche”?

“Perché io sono un prodotto della scuola pubblica. Sono entrato in prima liceo come adolescente presuntuoso, ignorante e inconsapevole di essere ignorante, e sono uscito sempre un pochino presuntuoso, ma molto meno, sempre molto ignorante, ma assolutamente consapevole di esserlo. Il liceo, oltre ad avermi dato la mia prima scuola di scrittura e di lettura, mi ha convinto che non sapevo un tubo e che dovevo correre ai ripari al più presto...”.

Per saperne di più

Marco Malvaldi, La misura dell’uomo, Giunti 

Leggi l'intervista completa su La Vita Scolastica 7, marzo 2019

 

 

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Chiara Tacconi: 13 Marzo 2019 Articoli

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