"Ricordati che sei intelligente": educare alle pari opportunità

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [GV8TXKL7] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [ARP997VX] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [ARX835B2] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

"Ricordati che sei intelligente": educare alle pari opportunità

Il ruolo della scuola e dei genitori per riflettere su stereotipi, pari opportunità, lotta al bullismo. Un brano tratto da "La stanza degli affetti" (Giunti Scuola) di Roberta Giommi, psicologa psicoterapeuta

la stanza degli affetti particolare

La scuola offre uno spazio per riflettere su stereotipi, pari opportunità, lotta al bullismo. Sono gli adulti, i genitori in particolare, a dover fare il primo passo in questa direzione.

“Che cosa pensate o avete pensato a proposito di educare un figlio maschio e una figlia femmina?”, “Che cosa avete pensato di aggiungere o di togliere rispetto alla vostra educazione?”, “Che cosa avete fatto istintivamente, che cosa per essere politicamente corretti?”.
Domande come queste, che i formatori dell’Istituto pongono in via preliminare agli adulti di riferimento, consentono loro di riflettere sulla propria storia personale di maschi e/o di femmine, sull’accentuazione/riduzione degli stereotipi di genere o della loro  amplificazione volontaria o involontaria.
Vivere le tradizioni, scegliere il proprio stile fa parte di un lavoro bello e appassionante. Mi piace ricordare le parole di mia madre: “Ricordati che sei intelligente, che da grande scoprirai l’amore, che è una cosa bella”, che non ha mai smesso di usare per la sua vita una disobbedienza ragionevole e di proteggere il diritto alle proprie idee. Si può scegliere e imparare come a casa nostra si cucinava o si leggeva, come ci si prendeva
cura della casa e dei figli. Avere la sensazione che possiamo scegliere ci permette di vestire il maschile e il femminile come un dono e una ricerca.
La richiesta è di confrontarsi con i propri modelli interpretativi della realtà, così che ciascuno possa capire quali componenti costruiscono il suo maschile e femminile, le sue modalità personali nell’indossare il corpo biologico, relazionarlo con la psiche e sentirli,in equilibrio. Le medesime riflessioni vanno condotte con bambini/e e ragazzi/e. Infatti la mediazione riconosce tutte le forze in gioco e ha come regola fondamentale che solo la ripresa della comunicazione, la competenza a sciogliere la cronicità dello scontro, il superamento delle posizioni a vantaggio di una riflessione corretta sui veri interessi reciproci e dei gruppi inizialmente contrapposti permettono di trovare soluzioni vantaggiose e di sviluppare risorse utili per tutti i protagonisti.

Tratto da:


Roberta Giommi
La stanza degli affetti
L'educazione affettiva, emotiva e sessuale dei ba
mbini e degli adolescenti
2018
Giunti Scuola  

7 Marzo 2019 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola