"Piano nazionale formazione": a che punto siamo?

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [NL518KD8] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [FTLJPYAE] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [W5D8LYRF] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

"Piano nazionale formazione": a che punto siamo?

Un primo bilancio: abbiamo raccolto dalle scuole le voci di insegnanti e dirigenti. 

puzzle colloquio collaborazione gruppo adulti

La formazione in servizio dei docenti è obbligatoria, permanente e strutturale; lo dice la legge 107/2015. Proprio in attuazione di questa legge è stato avviato dal MIUR il Piano Nazionale Formazione dei Docenti (PNFD) 2016-2019, con un notevole investimento sul piano finanziario e una nuova organizzazione: scuole raggruppate in ambiti territoriali, accordi di rete, scuole-polo per la gestione delle proposte formative e delle risorse finanziarie. Il MIUR ha anche istituito il “Premio formazione 2017 in servizio per l’innovazione della scuola”. Il Premio intende valorizzare le iniziative formative di qualità realizzate dalle Istituzioni scolastiche, e cioè i progetti innovativi sul piano delle modalità di realizzazione, della trasferibilità dell’iniziativa anche in altri contesti territoriali, della qualità dei contenuti prodotti e delle caratteristiche e metodologie di monitoraggio.

Un bilancio dei primi due anni

Come sono andate le cose nei primi due anni? Che cosa ne pensano gli operatori scolastici?
Nel numero 2 delle riviste La Vita Scolastica e Scuola dell’Infanzia abbiamo riportato testimonianze di insegnanti e dirigenti, che hanno messo in evidenza luci e ombre nell’attuazione del PNFD.
La raccolta di voci dalla scuola prosegue anche qui, sul web. Si conferma una criticità rilevata, tra l’altro, anche dallo stesso Ministero: c’è stata una parziale o limitata corrispondenza tra i bisogni delle scuole in termini di priorità formative e le risposte offerte a livello di ambito.
La formazione dovrebbe avere una reale ricaduta sull’intera scuola in cui il docente formato lavora e “raggiunge i migliori risultati se è gestita all’interno dell’istituto scolastico, perché si basa su una piena condivisione degli obiettivi formativi e vede il coinvolgimento di tutta la struttura nel processo di apprendimento e di cambiamento. […] È difficile pensare che tutte le scuole abbiano gli stessi bisogni formativi e che sia possibile accomunarle nello stesso percorso formativo. Promuovere percorsi formativi per piccoli gruppi o singoli docenti facenti parte di istituzioni scolastiche diverse se da un lato offre l’opportunità di mettere a confronto realtà diverse e di contaminarsi a vicenda, dall’altro potrebbe depotenziare il potere trasformativo della formazione” (Massetti).
La formazione, dunque, dovrebbe rispondere ai bisogni delle specifiche istituzioni scolastiche e alle esigenze del loro miglioramento. E, inoltre, dovrebbe essere svolta limitando la lezione frontale e incentivando, invece, le attività di ricerca didattica e formazione sul campo, con la riflessione e il confronto sulle pratiche didattiche quotidiane. Accanto alla formazione in servizio dovrebbe poter trovare posto l’autoformazione: “ciascun insegnante dovrebbe avere il tempo per leggere, leggere e leggere, cioè per autoformarsi. È un tempo preziosissimo che corrobora gli animi, a volte scoraggiati, e le menti, non raramente stanche, e al contempo predispone una fucina per nuove idee, di qualità alta, da proporre in aula (Capuzzi).

Leggi gli interventi completi di:

Enrica Massetti, Dirigente scolastica

Marina Cinconze, insegnante

Monica Capuzzi, insegnante  

Redazione : 25 Settembre 2018 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola